Recensione IN ANTEPRIMA 'La piccinina'
di Silvia Montemurro - Edizioni e/o


LA PICCININA || Silvia Montemurro || Edizioni e/o || 4 ottobre 2023 || 190 pagine



Nora è una delle tante bambine che lavorano nelle botteghe sartoriali, sfruttate e sottopagate, che nel dialetto milanese dell’epoca venivano chiamate 'piscinine'. È cresciuta senza amore, con la colpa di essere nata femmina in una famiglia che avrebbe desiderato un altro maschio per poter vivere meglio. Per questo i fratelli la ignorano e la madre non le ha mai dato una carezza. Le uniche attenzioni, quelle del padre, svaniscono quando diventa evidente che la sua balbuzie rimarrà un difetto permanente. Queste colpe gravano su di lei quanto e più del “telegramma”, il cestino che le piscinine si caricavano sulla schiena per le consegne degli opifici tessili. Neanche il suo aspetto la aiuta, non ha ancora sviluppato il seno quando Angelica e Lisa, le sue due amiche, già portano il corsetto per valorizzare le forme da donna e i boccoli ben definiti col ferro. Così si rende invisibile, si nasconde tra la folla di quel corteo di bambine che lei stessa ha organizzato ma che non può guidare perché una vera leader deve saper parlare e a lei le parole sono sempre state nemiche. È un periodo di rivolte e scioperi, quello a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, di scontri che sfociano nei moti di Milano, a cui partecipa il padre di Nora, convinto liberale, che poi muore durante la protesta del pane, davanti ai cannoni di Bava Beccaris. Alle dieci giornate di sciopero del 1902 a Milano prendono parte bambine e giovanissime modiste, apprendiste sarte, corriere. Tra queste, Nora, incastrata in quel miserabile destino di sfruttamento al contrario di Angelica e Lisa, che stanno per sposarsi. Il loro rapporto di amicizia è lastricato di gelosie e invidie. Loro sono più belle, più desiderabili, sanno cantare e ammaliare gli uomini, tutte doti che permetteranno loro di emanciparsi, anche a costo di tradirsi a vicenda. Il romanzo si muove tra i ricordi d’infanzia e il presente di Nora ormai quindicenne, scandito nelle dieci giornate di sciopero, nel quale s’intreccia sapientemente racconto intimo e collettivo, rancori personali e sociali.

Nora è brutta.
Nora è magra.
Nora ha i capelli aspri.
Nora è ignorante.
Nora balbetta.
Nora è solo una piscinina.

È il 23 giugno del 1902, Nora ha 16 anni, ma il suo fisico è ancora quello di una bambina. Sta sempre zitta, Nora, perché è insicura e perché quando parla balbetta.
È il 23 giugno del 1902 e Milano si risveglia con 400 bambine che scioperano; sono le cosìddette piscinine, bambine tra i 6 e i 13 anni che imparavano il lavoro della sarta, della modista o della stiratrice.

Sfruttate, sottopagate, maltrattate e senza alcun diritto, queste bambine lavoravano sino a 14 ore al giorno per pochi centesimi; il loro compito era quello di distribuire i vestiti a casa delle clienti e lo facevano portandosi appresso delle scatole, chiamate telegrammi, che arrivavano a pensare anche 10 chili.

In quella mattina di giugno prende il via qualcosa di assolutamente inaspettato, una situazione della quale, inizialmente, la gente si fa quasi beffe, ridendo, neanche tanto sotto i baffi, di questa pletora di bambine urlanti.
Tra loro c'è anche la nostra Nora.

Dal quadro di Emilio Longoni, Silvia Montemurro crea un personaggio che fa battere il cuore, una ragazzina il cui contorno è fatto di lacrime e dolore e la cui anima è pregna di solitudine.
Nora non si è mai piaciuta e ha sempre pensato di essere una delusione per tutti. Questa sua insicurezza la porterà, sin da piccola, a legarsi, quasi morbosamente, a Lisa, una ragazzina della sua età nella quale Nora vede tutto ciò che vorrebbe essere.
Lisa è spigliata, bella, sempre ben pettinata, profumata. A loro, qualche tempo dopo, si aggiunge Angelica, altrettanto bella, altrettanto spigliata... forse un po' troppo per i gusti di Nora.
Guardai le mie due amiche strette in qualcosa che non era più un trio, ma un passo a due, dal quale io ero esclusa.
Tra loro tre, l'Achille, quel ragazzo di bottega col ciuffo ribelle che gli cade sempre davanti agli occhi, che Nora guarda di sottecchi sin da quando era bambina.

Il romanzo di Montemurro alterna  la narrazione storica relativa allo sciopero col quale le piscinine riuscirono a ottenere i primi piccoli diritti, ma, soprattutto, a dare il via a una rivoluzione per quello che era il mondo del lavoro, presto imitate da altre categorie di lavoratori, ai pensieri di Nora
A prevalere è proprio la storia personale della nostra protagonista, che si divide tra la solitudine, i tradimenti delle amiche, il dolore per la perdita precoce del padre e quella sensazione di inadeguatezza che, nonostante tutto, la accompagnerà anche durante la vita adulta.

Nonostante la brevità del romanzo, a un certo punto mi è parso che la narrazione relativa a Nora diventasse eccessiva, a discapito di quello sciopero rivoluzionario che, in qualche modo, ha davvero cambiato le sorti delle piscinine.
Sicuramente Nora è un personaggio fragile e particolare, ma troppo spesso i suoi pensieri prendono il sopravvento sul romanzo, rendendo la parte finale della storia un po' lenta e pesante.



Ringrazio Lerane per avermi inviato una copia del romanzo

La Libridinosa

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2 commenti:

  1. Non conoscevo questo libro, è la prima volta che lo sento nominare. Sembra una storia interessante, anche se forse si focalizza troppo sulla vita personale della protagonista.
    Un saluto

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  2. Terminato ora.Condivido l’analisi e spero che tante donne, adulte o giovani, riescano a leggerlo!

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