Recensione 'Grande meraviglia'
di Viola Ardone - Einaudi


GRANDE MERAVIGLIA || Viola Ardone || Einaudi || 19 settembre 2023 || 290 pagine



«L’amore è incomprensibile, una forma di pazzia». Nel candore dello sguardo di Elba il manicomio diventa un luogo buffo e terribile, come la vita, che Viola Ardone sa narrare nella sua ferocia e bellezza. Dopo “Il treno dei bambini” e “Oliva Denaro”, “Grande meraviglia” completa un’ideale trilogia del Novecento. In questo romanzo di formazione, il legame di una ragazzina con l’uomo che decide di liberarla rivela il bisogno tutto umano di essere riconosciuti dall’altro, per sentire di esistere. Elba ha il nome di un fiume del Nord: è stata sua madre a sceglierlo. Prima vivevano insieme, in un posto che lei chiama il mezzomondo e che in realtà è un manicomio. Poi la madre è scomparsa e a lei non è rimasto che crescere, compilando il suo “Diario dei malanni di mente”, e raccontando alle nuove arrivate in reparto dei medici Colavolpe e Lampadina, dell’infermiera Gillette e di Nana la cana. Del suo universo, insomma, il solo che conosce. Almeno finché un giovane psichiatra, Fausto Meraviglia, non si ficca in testa di tirarla fuori dal manicomio, anzi di eliminarli proprio, i manicomi; del resto, è quel che prevede la legge Basaglia, approvata pochi anni prima. Il dottor Meraviglia porta Elba ad abitare in casa sua, come una figlia: l’unica che ha scelto, e grazie alla quale lui, che mai è stato un buon padre, impara il peso e la forza della paternità. Con la sua scrittura intensa, originale, piena di musica, Viola Ardone racconta che l’amore degli altri non dipende mai solo da noi. È questo il suo mistero, ma anche il suo prodigio.


Tra me e i romanzi di Viola Ardone c'è un rapporto altalenante: ero rimasta abbastanza tiepida di fronte al clamore ottenuto da Il treno dei bambini e, viceversa, avevo follemente amato il più discusso Oliva Denaro.
Questo terzo libro è stato, quindi, una sorta di prova del nove, affrontata, tra l'altro, con grande entusiasmo dopo i pareri super-positivi di Loredana e della Bacci (colei che non scrive più!).

Grande Meraviglia è un libro doppio: due parti, due protagonisti, due storie, due rotture di balle!
Elba è nata in manicomio (quando i manicomi c'erano ancora); la sua "Mutti" era lì e lei ci è rimasta sino a quando un giudice ha deciso che quello non era il posto per lei e l'ha mandata dalle Suore Culone!
Ma Elba ha fatto di tutto per tornare indietro, tra le braccia della sua Mutti, anche se una volta rientrata al Fascione, la Mutti c'è più. Morta. Così le ha detto il Dottor Colavolpe.
Eppure Elba non gli crede, perché lei continua a sentire la voce della sua mamma... forse è solo matta?
Pazza la mamma, pazza la figlia, pazza tutta la sua famiglia.
Nella seconda parte del romanzo, entra prepotentemente in scena Fausto Meraviglia, lo psichiatra che, grazie all'entrata in vigore della legge Basaglia, prova a rivoluzionare la vita al Fascione e poi prende Elba sotto la sua ala protettrice, cercando di plasmarla come non è riuscito a fare con i figli naturali.

Grande Meraviglia affronta un argomento delicato quale quello dei manicomi e, soprattutto, di quanto fosse facile, un tempo, per le donne, esservi rinchiuse: un marito che aveva un'amante, una figlia che non accettava di assecondare i progetti paterni ed ecco che i cancelli dei manicomi si aprivano.
Allo stesso modo, la maternità, il sacrificio materno in particolare, sono fulcro della prima parte del romanzo: Mutti preferisce essere dichiarata pazza per proteggere la sua piccola Elba.
Argomenti delicati, appunto, nei quali Ardone, però, non affonda la penna; non è la delicatezza a vincere né una forma di rispetto verso la sensibilità del lettore, quanto, piuttosto, la superficialità.
Il rapporto tra Mutti ed Elba, così come la vita stessa della ragazza, ciò che le accadrà dopo essere andata a vivere col Dottor Meraviglia... tutto rimane a galla come una macchia d'olio in un bicchiere d'acqua.

L'autrice si concentra quasi esclusivamente sull'individualità dei due personaggi principali, ma nel momento in cui il lettore fatica a empatizzare con queste due figure così particolari, crolla tutto il castello di carte che Ardone costruisce a suon di frasi perfette per far consumare decine e decine di segnapagina.
Elba dovrebbe suscitare tenerezza, pena o entrambe le cose; invece il suo parlare per slogan pubblicitari a me ha solo fatto saltare i nervi!
La Mutti, con i giochi inventati per Elba, è la copia sbiadita di Guido Orefice, il protagonista de La vita è bella, ma anche le altre pazienti del Fascione paiono un'emulazione mal riuscita de Il ballo delle pazze.

Un discorso a parte merita Fausto Meraviglia, che conosceremo giovane medico idealista e ritroveremo anziano rompipalle.
Meraviglia non è altro che lo specchio della nostra società: un uomo che ha fallito come padre e come marito e che ha cercato di proiettare i suoi sogni su Elba. Ma, alla fine, come tutti, è rimasto solo.
Non suscita simpatia, la sua ironia risulta spesso forzosa e antipatica. Non suscita tenerezza nella sua solitudine che lo porta a minacciare il suicidio ogni Capodanno.
Non suscita ammirazione nel suo cercare di prendersi cura di questi matti che popolano le sue giornate.
Cos'è Fausto Meraviglia, quindi?

Se in Oliva Denaro le emozioni erano spontanee, qui pare quasi che l'autrice le costruisca a tavolino per spingere il lettore dove vuole lei: qui devi commuoverti, qui arrabbiarti, qui incuriosirti e qui gioire. Ma non tutti abbiamo la stessa ricettività e non tutti ci emozioniamo per le stesse cose.
Manca lo sprone a leggere questo romanzo, che si porta avanti più per inerzia che per reale curiosità verso le vicende narrate, lasciando sempre più la sensazione che il romanzo non sia altro che una sequela di frasi poetiche che non portano a nulla.
La ripetitività di frasi, parole e situazioni è sfiancante e si arriva alla fine della storia talmente stanchi che non si ha neanche più la forza di commuoversi nell'unico punto in cui, forse, una lacrima avrebbe avuto senso di esistere.



La Libridinosa

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