Recensione 'Romanzo di un naufragio'
di Pablo Trincia - Einaudi


ROMANZO DI UN NAUFRAGIO || Pablo Trincia || Einaudi || 11 gennaio 2022 || 243 pagine

Dall'autore di "Veleno". La Costa Concordia, la più grande nave passeggeri ad aver mai fatto naufragio. Una vicenda gigantesca che racchiude centinaia di storie: storie di coraggio e di viltà, di vite spezzate e di imprevedibili nuovi inizi. Un secolo esatto dopo l'affondamento del Titanic, la punta di diamante della flotta di Costa Crociere percorre il Mediterraneo in senso antiorario. A bordo, più di quattromila persone di 64 nazionalità diverse. Ci sono coppie in viaggio di nozze, famiglie riunite per una ricorrenza, persino un gruppo di parrucchieri che deve partecipare a un reality. E oltre mille membri dell'equipaggio, molti dei quali provenienti da Paesi poveri e lontani. La sera del 13 gennaio 2012 – quella in cui la Concordia urta degli scogli vicino all'isola del Giglio, finendo sotto gli occhi del mondo intero – ha segnato le esistenze di tutti loro. Pablo Trincia racconta lo splendore del divertimento a bordo e il trauma dell'impatto, lo smarrimento e la lotta per la sopravvivenza. Conflitti e alleanze generati da una tragedia ricostruita attraverso testimonianze uniche, come quella dei sommozzatori che si sono addentrati nei vani spettrali della nave, trovando un universo sommerso di valigie, scarpe, lenzuola, corpi. Come quella degli abitanti del Giglio, che hanno visto una folla di disperati riversarsi sul loro piccolo molo e, per accoglierla, hanno aperto senza esitazione le porte delle proprie case. «La balena d'acciaio dentro la quale camminavano si stava deformando e sembrava potesse collassare da un momento all'altro. Ogni ora che passava si assestava di qualche centimetro, come per ricordare a tutti che era ancora viva. Tuttavia le operazioni non potevano fermarsi, i sommozzatori dovevano spingersi sempre più dentro e scendere sempre più a fondo. Avevano i nervi tesi, le mascelle serrate, il cuore a mille, gli occhi pronti a individuare in ogni momento una via di fuga. Più avanzavano, più sapevano che scappare da lì avrebbe richiesto minuti interminabili. Un tempo che nessuno avrebbe avuto».


Il mare mi fa paura (ma sei siciliana! Sì, lo so). Ho imparato a nuotare tardi e non vado mai dove non tocco (ma sei siciliana! Spoiler: chi abita a Linate non sa volare!).
Attraversare lo stretto di Messina è sempre stata la parte più spaventosa di tutti i miei viaggi (ma per me Salvini il ponte può infilarselo su per il cu...ore!).
L'idea di una crociera, di trovarmi sospesa su quella massa d'acqua infinita, è quanto di più lontano ci sia da me. E dopo aver letto questo libro, so per certo che non metterò mai più piede su una nave o su un traghetto!

Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, la Costa Concordia entra in collisione con un gruppo di scogli nei pressi dell'Isola del Giglio.
Uno squarcio di 35 metri sul lato sinistro della carena dà inizio al naufragio di quella che era la più grande nave della Marina Mercantile Italiana.
87 mila tonnellate, 70 metri di altezza, 1500 cabine, 4339 persone a bordo tra passeggi, ufficiale e personale di bordo.
Dentro la Costa Concordia c'era un centro benessere da record, il più grande del mondo su una nave da crociera: circa 2000 metri quadrati di Spa. E ancora 1500 cabine, 4 piscine, 5 ristoranti, 13 bar. Teatro, cinema, sala giochi, casinò, cucine che producevano ogni giorno quintali di cibo di ogni tipo, provenienza e colore.
La sera del 13 gennaio la Costa Concordia salpa dal porto di Civitavecchia alla volta di Savona per l'ultima tappa della crociera.

Al comando, come sempre, il Capitano Francesco Schettino che, su richiesta del maître Antonello Tivoli, decide di lasciare la rotta abituale per effettuare quello che, in gergo, viene definito "inchino" presso l'Isola del Giglio. Il maître vorrebbe rendere omaggio all'anziana madre, residente proprio al Giglio.
No, la signora quella sera non era uscita di casa per vedere la nave. Era freddo, era tardi, era buio. Aveva preferito restare dentro al caldo. Quell'inchino avrebbero potuto anche non farlo.
Alle 21.45 di venerdì 13 gennaio arriva la fine: la fine per quella città galleggiante, la fine della carriera del Capitano Schettino, la fine per i 32 passeggeri che non sono riusciti a salvarsi, l'ultimo dei quali, Russel Rebello, è stato ritrovato due anni dopo, durante le operazioni di smantellamento della nave.
Nei mesi successivi al naufragio avrebbero ritrovato quasi tutti i corpi delle 32 vittime. 12 tedeschi. 6 italiani. 6 francesi. 2 peruviani. 2 statunitensi. 1 spagnolo. 1 ungherese. Donne e uomini di tutte le età. Una bambina di cinque anni.
Quello di Francesco Schettino non è stato un errore umano: il Capitano viene raccontato tra queste pagine come una persona divertente, umile, affabile e disponibile, ma anche come un uomo portato a mentire pur di preservare sé stesso e incapace di quella prontezza di spirito indispensabile a prendere decisioni in momenti concitati come quelli che seguirono l'impatto della nave con gli scogli.
Trascorse oltre un'ora tra il momento dello scontro e quello in cui Schettino diede l'ordine di abbandonare la nave; un'ora durante la quale i passeggeri furono lasciati in balìa di loro stessi, senza alcuna informazione, mentre la nave imbarcava acqua a iniziava a inclinarsi sul fianco destro.
Un'ora durante la quale, nelle telefonate intercorse tra l'equipaggio della nave e la Capitaneria di Porto, si parlava di un semplice black-out elettrico.
Quante di quelle 32 persone si sarebbero potute salvare se colui che era al comando avesse ottemperato al suo ruolo e ai suoi doveri?
Il Comandante della Concordia aveva abbandonato la nave mentre centinaia di persone erano ancora a bordo, lasciandole a sé stesse in attesa di soccorsi.
Trincia, attraverso un testo aneddotico, ci porta a rivivere le ultime ore della Costa Concordia, ma anche stralci della vita di alcuni passeggeri dopo la notte del naufragio.
Un quadro chiaro e complessivo di quello che avrebbe potuto essere un disastro di proporzioni maggiori, ma anche la definitiva condanna, oltre quella penale che gli ha inflitto 16 anni di reclusione, di Francesco Schettino, un uomo vile e borioso che, dopo aver abbandonato la nave con i passeggeri a bordo, dichiarando di essere stato spinto sopra una lancia di salvataggio, ha addirittura detto che avrebbe rifatto ogni cosa.

Sedici anni di reclusione: tanto vale la vita di 32 persone, tra le quali una bambina di 5 anni.

Non trovate un voto e neanche un parere personale in questa che definire una recensione è un po' azzardato. Come potete immaginare, trattandosi non di un romanzo, ma del racconto di ciò che è accaduto durante quella tragica notte, esprimere un parere sarebbe riduttivo quanto fuori luogo. 
Quello che posso dirvi è che leggere questo libro è necessario, non per soddisfare l'innata curiosità umana, quanto per ricordarci cosa accadde quella notte e, soprattutto, non dimenticare chi fu il responsabile di quel disastro. Lo stesso uomo che, pochi anni dopo, veniva celebrato, anche da alcuni dei nostri rappresentanti politici, trattato alla stregua di un eroe; un uomo osannato da orde di gente che facevano la fila per scattarsi una foto assieme a lui. 

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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