Recensione 'Tutti su questo treno sono sospetti' di Benjamin Stevenson - Feltrinelli


TUTTI SU QUESTO TRENO SONO SOSPETTI
Benjamin Stevenson
Feltrinelli
6 febbraio 2024
384 pagine


Ernest Cunningham è nei guai. Dopo essere diventato famoso per aver scritto un true crime sulla sua famiglia – una famiglia micidiale: hanno tutti ucciso qualcuno –, il suo agente letterario e il suo editore gli chiedono con insistenza un nuovo libro. Ma dove trovare l’ispirazione, senza che qualcuno ci rimetta la pelle? 
L’occasione si presenta sotto forma di un invito al Festival Australiano del Giallo. In omaggio ad Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, gli organizzatori hanno deciso di riunire un gruppo di celebri giallisti a bordo del Ghan, il treno che attraversa l’Australia, da Darwin a Adelaide. Durante il viaggio, Ernie avrà modo di confrontarsi con i colleghi e forse, chissà, di mettersi finalmente al lavoro. Neanche il tempo di partire che ci scappa il morto. 
Per deformazione professionale, ciascuno dei giallisti inizia subito a elaborare teorie in base alla propria specializzazione: c’è chi procede per deduzione, chi veste i panni del medico legale e chi traccia il profilo psicologico del possibile assassino. A bordo sono tutti sospetti. Sulla carta sanno tutti come ragiona un detective e, prima ancora, come si commette un crimine, ma chi è passato dalla teoria alla pratica? Dopo il grande successo di Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, Benjamin Stevenson torna con un giallo brillante e ricco di humour, che corre davvero come un treno verso il più sorprendente dei finali. Un viaggio in treno. 
Un cadavere alla prima fermata. 
Dei passeggeri molto sospetti: sanno tutti come cavarsela con un delitto. 
Chi di loro è il colpevole?


Che io non sia una lettrice di gialli, ormai lo sanno anche i sassi; che, però, abbia amato tanto il primo romanzo di questa serie, è altrettanto vero!
È stato con gioia, quindi, che mi sono approcciata alla lettura di questo secondo volume, pronta a farmi nuovamente sorprendere e divertire da Benjamin Stevenson e dal suo protagonista, Ernest Cunningham. Gioia che è scemata man mano che la storia procedeva lenta, noiosa e ripetitiva.

L'unica cosa che sfreccia veloce in questo romanzo è il Ghan, abbreviazione di Afghan Express, la tratta ferroviaria che taglia a metà il deserto rosso australiano.
È a bordo dei suoi vagoni che si svolge la 50° edizione del Festival Australiano del Giallo, cui Ernest partecipa come ospite assieme ad altri quattro scrittori.
E questo è tutto ciò che posso dirvi della storia per evitare spoiler sul romanzo precedente!

Come in tutti i gialli che si rispettino anche in Tutti su questo treno siamo sospetti avremo dei cadaveri (sì, più di uno, ma non tanti quanti ne vengono annunciati a inizio romanzo), dei sospetti, dei moventi e delle indagini.
Non sempre i sequel sono una delusione, sapete?
E, invece, stavolta il sequel si è rivelato una delusione e per più di un motivo. Innanzitutto, lo schema usato da Stevenson, che pare aver rispolverato il "canovaccio" del primo romanzo e aver sostituito i personaggi, il luogo e l'esecuzione degli omicidi. 
Per il resto, la narrazione rimane identica, con l'autore che interviene per attirare la nostra attenzione su alcuni dettagli o svelarci piccoli particolari che possono aiutarci a scovare il colpevole.

Se nel primo romanzo questa trovata risultava quasi geniale, regalando la sensazione di essere parte integrante della storia e avere l'autore dalla nostra parte, questa volta il meccanismo si inceppa troppo in fretta e, smettendo di funzionare quello, crolla tutto il castello.

La storia parte lenta come un diesel, ma, invece di spiccare il volo quando ormai il motore dovrebbe essere caldo, si impantana in personaggi eccessivamente stereotipati, dispettucci e pettegolezzi da bar che regalano un quadro dell'editoria probabilmente veritiero ma meno divertente di quanto, forse, Stevenson avrebbe voluto renderlo.

Il "copione" prestabilito sulla scia del primo romanzo, qui regala il sapore di una minestra riscaldata, cui mancano, ovviamente, quello stupore e quella novità che tanto speciale e innovativo avevano reso Tutti in questa famiglia hanno ucciso qualcuno.
Si procede quasi per inerzia, spinti dalla (poca, in verità) curiosità di capire dove l'autore voglia andare a parare.
Peccato che Stevenson decida di dare la mazzata finale con un capitolo conclusivo che nulla ha a che spartire col resto del romanzo!

Qualche risata qua e là, omaggi e citazioni letterarie che dovrebbero mandare in brodo di giuggiole i lettori non bastano a risollevare le sorti di una storia che si accartoccia su sé stessa troppo presto. 
Pare, inoltre, che un terzo capitolo sia di imminente pubblicazione; qualcuno ricordi a Stevenson che non sempre i sequel sono necessari!



La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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