Recensione 'L'amore non lo vede nessuno' di Giovanni Grasso - Rizzoli


L'AMORE NON LO VEDE NESSUNO
Giovanni Grasso
Rizzoli 
238 pagine
9 aprile 2024


Ogni martedì pomeriggio, per sessanta minuti esatti, in un anonimo bar di provincia, Silvia incontra, di nascosto, un affascinante sconosciuto. Sono legati da un patto. Lui ha promesso di rivelarle ogni particolare sulla sua relazione con Federica, la sorella di Silvia morta da pochi giorni in un incidente stradale in circostanze sospette. Lei, in cambio, si è impegnata a non fare ricerche per scoprire l’identità del suo misterioso interlocutore. Ma il racconto di quell’uomo senza nome, colto e raffinato, è davvero attendibile? E fino a che punto Silvia può fidarsi di lui? La ricerca della verità, in un crescendo di colpi di scena, sarà un percorso sorprendente e doloroso, che porterà Silvia ad affrontare un groviglio di contraddizioni e segreti indicibili, tra amori assoluti e giochi di potere. Il mondo che Federica abitava, nel quale è facile smarrire il confine tra innocenza e colpevolezza. "L’amore non lo vede nessuno" è un romanzo inaspettato e potente, un’indagine spietata sul senso autentico dell’esistenza, che ci costringe davanti allo specchio, occhi negli occhi con la parte più oscura di noi, e ci interroga sulla necessità di perdonare e di perdonarci.


Se mai dovessi aver bisogno di un termine di paragone per definire un libro insulso, sicuramente questo romanzo di Giovanni Grasso si presterebbe benissimo come apice della bruttezza!

La storia si svolge tra un piccolo paesino della provincia comasca e Milano, raccontati e messi a confronto come se fossero il profondo sud dell'Italia e l'inarrivabile metropoli; e se per Milano il termine metropoli è calzante, sicuramente non è altrettanto veritiera la descrizione di quel luogo a pochi chilometri da Como, che, piccolo quanto si voglia, resta comunque collocato nella parte "fortunata" della nostra Penisola!

Il romanzo inizia con il funerale di Federica, una giovane donna che, qualche anno prima, è fuggita verso la grande città, lasciando dietro di sé un padre vedovo e una sorella maggiore totalmente diversa da lei.
È proprio su questa contrapposizione tra Federica e la sorella Silvia che verte gran parte del romanzo: le due sono come il giorno e la notte, l'estate e l'inverno, la luce e il buio.
Silvia è posata, tranquilla, dedita alla famiglia, sia quella d'origine che quella che ha creato col marito e le due figlie; viceversa, Federica è sempre stata egoista, egocentrica, scapestrata e vivace, ma, nonostante ciò, perfettamente calata nel ruolo di figlia prediletta.

Dopo l'incidente che le ha tolto la vita, Silvia si rende conto di non conoscere nulla della sorella e della vita che conduceva a Milano, sia a causa dei loro rapporti poco sereni che della ritrosia di Federica nel raccontarsi.
In una sorta di gioco le cui carte si svelano man mano che la storia procede, l'autore ci porta alla scoperta di chi fosse Federica e lo fa attraverso la voce di un uomo che l'ha molto amata, Mister P.
È così, infatti, che ci viene inizialmente presentato questo maturo e compito signore che si reca sulla tomba dell'amata e non manca mai di lasciarle un mazzo di peonie rosa.
Silvia, con la complicità di Eugenia, sua amica del cuore nonché appassionata di gialli e thriller (!), riesce a incontrare l'uomo misterioso e, stringendo un patto con lui, ad addentrarsi nei meandri della vita della sorella.

Cosa non funziona in questo libro? Questo libro! Ma andiamo nel dettaglio: innanzitutto, i protagonisti del romanzo.
Silvia ed Eugenia, che, a occhio e croce, veleggiano tra i 35 e i 40 anni, si comportano e parlano come due adolescenti in preda i primi ormoni; sia quando parlano tra di loro (chiamandosi "sorellina mia"... lo ammetto: ho avuto un conato di vomito!) che quando parlando di altre persone o portano avanti le loro "indagini" sulla defunta, sembrano due liceali chiuse in cameretta a farsi film mentali su presunti assassini e amanti improbabili!
Altrettanto insulso, ma soprattutto noioso, è il famoso Mister P., il cui vero nome, Paolo, si scoprirà ben presto e la cui vita e professione non vi svelo per non evitare spoiler nel caso in cui, in un momento di massimo autolesionismo da lettori, decidiate di leggere questo libro!

Paolo, che ci appare sempre a bordo della sua berlina scura con tanto di autista, ogni settimana dedica sessanta minuti esatti a Silvia; sessanta minuti durante i quali, rispondendo alle sue domande, le racconta come ha conosciuto Federica, quali erano i rapporti tra di loro e come si è evoluta la loro storia.
Il quadro che ne viene fuori non è dei migliori, ma non è che servissero proprio i racconti di Paolo per farci capire che Federica fosse una donna con un disturbo narcisistico della personalità! Ci arrivava pure un bambino delle elementari a capire che Federica non fosse proprio quadrata!

Credo che l'autore volesse dare un'impronta a metà tra il thriller e il romanzo psicologico a questa storia, perché, a un circa un terzo dalla fine, scopriamo chi sia Paolo e quale sia il suo ruolo nella vita, cosa che l'uomo ha sempre cercato di tenere segreta a Silvia, parlando genericamente di visibilità e ruoli di spicco nella società milanese.
Quando arriviamo al dunque, però, si è talmente stufi di questo andirivieni di notizie su Federica che poco ci si sorprende di chi sia Paolo, anzi... forse, a ben rifletterci, la notizia sarebbe di facile intuizione se l'autore non decidesse di obnubilarci a colpi di noia!

La trama è basica, lenta, piatta. La storia procede a stento e non suscita neanche curiosità in chi legge, che si trascina stancamente sino alla fine e solo perché il romanzo è abbastanza breve!
Altrettanto basica, mi duole dirlo, è la scrittura, unica cosa che, forse, avrebbe potuto salvare almeno un po' questa storia e che, invece, le dà il colpo finale: sembra di avere a che fare con l'esordio di una ragazzina di quindici anni che, preda di sogni di gloria, lancia su Wattpad una storia qualunque.
Purtroppo, però, la penna che ha vergato queste righe non è una ragazzina di quindici anni!


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1 commento:

  1. A stento sono arrivata alla fine, con la speranza che riuscisse a sorprendermi. Delusione ! La presentazione del libro mi aveva intrigata , ma l’autore non è riuscito a rendere credibile la storia, ne’ a creare suspense. Insomma potete perdere questo libro o regalarlo a chi vi sta antipatico. Condivido la recensione .

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