Recensione 'Sono mancato all'affetto dei miei cari' di Andrea Vitali - Einaudi


SONO MANCATO ALL'AFFETTO DEI MIE CARI || Andrea Vitali || Einaudi || 
3 maggio 2022 || 176 pagine


Orgoglioso proprietario di una ferramenta, un tipo solido, senza grilli per la testa, mai un giorno di vacanza: è l'eroe di questo romanzo. Sembra impossibile che gli sia toccata in sorte una simile progenie. Eppure... Lo spaccato ironico e preciso di una certa società italiana. Una commedia amara che, con garbo, prende in giro un modello maschile ormai sempre più raro. O almeno si spera. Provincia lombarda, tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso. Un padre tutto casa e lavoro ripercorre la storia del proprio rapporto con i figli, che non sono venuti esattamente come si aspettava. L'Alice, maestrina frustrata, malinconica e sognante, che rimpiange di non essere andata all'università – manco studiare servisse – ed è incapace di fare l'unica cosa che una donna deve saper fare: la moglie. L'Alberto, che i libri, bisogna rendergliene merito, li ha tenuti a debita distanza, ma in compenso si rivela un ingrato. Infine l'Ercolino, che apre bocca solo per mangiare voracemente, anche se è magro quanto un chiodo; e, pensa tu, a scuola pare sia un genio. Insomma, un disastro, cui si aggiunge una moglie pronta in ogni occasione a difendere quei tre disgraziati. Troppo, davvero troppo, anche per un uomo di ferro come lui.

Era da tanti anni che non leggevo un romanzo di Andrea Vitali, autore che, per un lungo periodo della mia vita da lettrice, è stato un punto fermo. 
Scoperto tardivamente, avevo recuperato tutti i suoi romanzi, per innamorarmi perdutamente della sua scrittura fresca, nostalgica e mai banale.
Poi, e qui credo di poter imputare al blog la sua unica colpa, l'ho messo un po' da parte, spinta dalla smania di recensire tutto ciò che leggevo e con la sensazione che parlare dei suoi romanzi risultasse un po' ripetitivo; le ambientazioni sono quasi sempre quelle, le storie cambiano così come i personaggi, ma, in fondo, si ha un po' la sensazione di rimanere sempre nello stesso prato.
A distanza di qualche anno, quella bramosia recensiva (passatemi il termine) è scemata, assieme a tante altre cose e io ho sentito la necessità di tornare in quel prato che tanta gioia mi ha sempre regalato!

Sono mancato all'affetto dei miei cari è stato, come previsto, un momento di serenità, di allegria, di riflessione e mi ha regalato più di un sorriso!

Nella Lombardia di fine anni Sessanta, ci ritroviamo a bighellonare tra una ferramenta e l'appartamento che vi si trova sopra, abitato dalla classica famiglia italiana di quegli anni: marito (il proprietario della ferramenta, per l'appunto), moglie e tre figli.
E se, come diceva mio nonno: "figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi", nulla è più adatto a confermare questa tesi di questo romanzo!

Il proprietario della ferramenta, nonché capofamiglia, è uno di quegli uomini tutto casa e lavoro (lavoro soprattutto); instancabile in negozio, burbero e di poche parole in famiglia, dove lascia le redini alla moglie, il nostro protagonista si trova ad avere a che fare con le beghe quotidiane di un genitore.
La prima figlia, l'Alice, vuole studiare per diventare maestra, il secondo, l'Alberto, sui banchi di scuola ci sta solo per perdere tempo e poi c'è lui, l'Ercolino, l'ultimo, il più piccolo, quello che, forse, si sarebbe detto a quei tempi lì, è stato un incidente, un arrivo inaspettato.
L'Ercolino è magro magro, ma mangia tanto e sui banchi di scuola, a differenza del fratello, ci sta più che volentieri, tanto che di lui si dice che il cibo gli finisca tutto nel cervello!

In uno spaccato di storia e di vita che attraversa vent'anni, Vitali ci regala la storia di questa famiglia come tante, con le sue disgrazie, le piccole gioie, ma, soprattutto, ci regala la visione di un genitore, di un padre, che cerca di adattarsi ai cambiamenti che avvengono tra le mura domestiche, dove i figli crescono e paiono scappargli di mano, e la moglie borbotta; ma anche ai cambiamenti di una società che si evolve più in fretta di quanto lui sia disposto ad accettare.

È solo tra gli scaffali della sua ferramenta che il nostro protagonista si sente a proprio agio; tra viti e bulloni, lì dove tutto è conosciuto, trova la sua pace. E chissà, forse anche la sua fine!

È stato bello ritornare alla scrittura di Vitali, mai diversa (ed è un grande pregio!), sempre pulita, sempre tenera!
È stato come tornare a casa dopo tanto tempo, quella casa dove sai che, ad accoglierti, troverai profumo di sugo e un pezzo di pane caldo da tuffarci dentro!

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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