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Recensione 'La traiettoria dell'amore' di Claudio Volpe - Laurana Editore

L’impatto della lamiera con il corpo di una giovane donna è un dolore sordo, che cambia per sempre la vita di Giuseppe, di sua sorella Andrea e di Sara. Andrea è una tatuatrice e
ama Sara, ragazza con un passato da prostituta alle spalle. Sono trascorsi molti anni senza che Andrea vedesse suo fratello, da quella volta in cui Giuseppe l’ha abbandonata,
incapace di accettare la sua omosessualità.
Fuggono insieme per ritrovarsi, a bordo di uno sgangherato maggiolone rosso, sulla A1, da Roma a Casigliano, il paesino dei nonni. Per riabbracciarsi più forti di prima, in bilico
tra legge del cuore e legge della società, proprio come nel mito di Antigone.
Nel buio più fitto una via di salvezza c’è sempre ed è quella traiettoria che solo l’amore sa disegnare nella vita di ognuno di noi.


Titolo: La traiettoria dell'amore
Autore: Claudio Volpe
Editore: Laurana Editore
Data di pubblicazione: 16 gennaio 2017
Pagine: 182

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 2 


Giuseppe, Andrea e Sara sono i tre protagonisti di una storia cupa, quasi soffocante.
Giuseppe ha abbandonato la sorella Andrea quando ne ha scoperto l'omosessualità.
Andrea ama Sara, ma anche in questo amore pare racchiudersi una mancanza di felicità.

Quando Giuseppe investe ed uccide una ragazzina, corre a rifugiarsi tra le braccia di quella sorella che aveva respinto.
Insieme a Sara, i due intraprenderanno un viaggio che li riporterà verso casa,a quasi volessero fare pace col passato oltre che con loro stessi.

Ho fatto fatica a leggere questo libro. Nonostante la sua brevità, la sensazione che ho avuto è stata quella di essere impantanato in una sorta di fanghiglia appiccicosa. 
La scrittura di Volpe è cupa, pesante, quasi soffocante. Indubbiamente ci sono del talento e una gran capacità narrativa, ma tutto questo pare sepolto sotto uno strato di dolore che rende oscuro il romanzo.

I personaggi che ci vengono raccontati non sono semplici e questo ha influito negativamente sulla mia capacità di empatizzare con loro.
Ho quasi sempre avuto la sensazione che, anche nei rari momenti in cui si sarebbe potuto affacciare un barlume di felicità, Volpe si sia ostinato a voler rendere infelici i suoi protagonisti, come se ai suoi occhi il dolore fosse l'unica emozione possibile.

Mi spiace, io non sono una di quelle che pensa che un sorriso risolva sempre tutto, ma alcune volte un barlume di luce bisognerebbe lasciarlo intravedere.


Commenti

  1. oh peccato sembrava un romanzo molto promettente.
    capisco ciò che dici in merito al sorriso e concordo. sai io spesso questo tipo li libri li tengo da parte per quando sono certa che il mio animo riesca ad affrontare qualcosa di così "doloroso" altrimenti vado in crisi.
    un bacio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non lo definirei neanche eccessivamente doloroso, più che altro cupo e soffocante. Ho scritto del libro di Sara Rattaro che è riuscita ad emozionarmi in sole 240 pagine; ecco questo è riuscito ad angosciarmi in meno di 200 e non è stata quell'angoscia "positiva" che magari riscontro nei thriller. Ho finito di leggerlo e mi sono trovata con un senso di pesantezza che non sapevo come gestire. Insomma, per me è un no.

      Elimina

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