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Recensione 'La moglie americana' di Katherine Wilson - Piemme

Napoli è un po' come New York, una città di estremi, o la ami o la odi. Ma se la ami, la ami spassionatamente. Quando Katherine, giovane americana fresca di laurea a Princeton, sbarca a Napoli per uno stage presso il consolato americano, si innamora perdutamente della città, della sua bellezza sconcertante. L'energia caotica che sprigiona è lontanissima dalla sua esperienza di brava ragazza ligia alle regole di famiglia. L'amore per la vita e per il cibo degli italiani, e più ancora dei partenopei, sono all'opposto del suo stile di vita, della sua dieta disordinata e di una certa incapacità ad accettarsi. Nonostante tutto, però, non le ci vuole molto per sentirsi a casa. Merito di Salvatore, studente di giurisprudenza di cui inaspettatamente si innamora, e della famiglia di lui, soprattutto della madre Raffaella, che la accoglie in un caldo abbraccio. A contatto con Raffaella, cuoca sublime e gran donna, Katherine impara i segreti della cucina e del vivere bene. Impara a lasciarsi andare senza paura alla bellezza, alla bontà e alla carnalità. Una storia vera che è un percorso di formazione e apprendimento della felicità, e una dichiarazione d'amore a Napoli e al gusto della vita.


Titolo: La moglie americana
Autore: Katherine Wilson
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 21 marzo 2017
Pagine: 300

Trama: 4  Personaggi: 3  Stile: 4 






Goethe ha detto: vedi Napoli e poi muori. Io ho visto Napoli e ho cominciato a vivere.
In queste parole è racchiusa l'essenza di un libro che, come la sua copertina, rappresenta il sole, il mare, il calore e la chiassosità che solo una città come Napoli può offrire!

Katherine è una ragazza americana che, terminati gli studi, decide di trascorrere un semestre nella nostra Penisola per fare esperienza. Invece delle consuete mete scelte da tutti gli studenti, Katherine decide di approdare a Napoli, città che, nell'immaginario americano (e non solo) è vista come sporca, pericolosa e piena di truffatori.
La nostra protagonista, invece, si innamorerà immediata della città del sole e della pizza, della sua gente, del loro modo di prendere tutto con allegria e, ovviamente, anche di un bello studente partenopeo.

Questo romanzo ci racconta, proprio attraverso gli occhi e la voce della protagonista, qual è stato il suo approccio ad una cultura così differente dalla sua. Immaginate questa ragazza cresciuta negli Stati Uniti, abituata a posti come i centri commerciali (siamo agli inizi degli anni Novanta, quindi in Italia il centro commerciale non esisteva ancora o, se esisteva, era poco diffuso e lo si trovava principalmente nelle grandi città del Nord), gli Starbucks, i Walmart, le file ordinate davanti alla cassa, il cibo spazzatura...
Katherine si ritrova improvvisamente catapultata in una realtà completamente diversa: madri che cucinano dalla mattina alla sera, case pulite all'inverosimile, figli che vivono con i genitori sino ai trent'anni... 
Ma invece di spaventarsi Katherine si innamorerà a tal punto di tutto ciò da decidere di rimanere per sempre nel nostro Paese.

È una storia che scorre in maniera meravigliosamente veloce (proprio ciò di cui avevo bisogno in questo momento!), un libro che si può prendere in mano anche quando si sa di avere solo 10 minuti di tempo a disposizione, perché i capitoli sono brevi e ad ogni capitolo si passa ad un momento successivo della vita di Katherine!
Una delle cose che mi è piaciuta di più è stata la scelta di dare il nome di alcuni piatti tipici ai vari capitoli, una scelta che aiuta il lettore a capire quanto radicata sia la cultura del cibo nel Sud del nostro Paese.
Se devo necessariamente trovare una pecca a questo romanzo, credo risieda nel fatto che sia parecchio infarcito di luoghi comuni. Sono io la prima a rendermi conto che molti sono veritieri e sono la prima a riconoscere che già tra nord e sud Italia ci siano differenze abissali e che per un americano l'Italia del sud deve essere davvero strana. Ma mi è parso, a tratti, che l'autrice abbia voluto eccessivamente calcare la mano, quasi le sembrasse necessario sottolineare quanto cibo venisse servito in tavola ogni giorno, quanto le donne del sud tengano al proprio aspetto fisico (questa cosa non mi torna proprio!), ecc.
Tra l'altro, Napoli come città è poco protagonista del libro in sé. Rimane quasi defilata, tanto che spesso ho pensato che, se non fosse stato per alcune espressioni dialettali o per i famosi sartù di riso, avremmo potuto trovarci in una qualunque altra città del sud.

Nonostante questo piccolo neo, si tratta di un libro davvero piacevole da leggere e, in più, è corredato dalle ricette di alcuni piatti tipici napoletani (il che non guasta mai!).


Commenti

  1. E Napoli torna sempre xD Mi aveva incuriosito questo libro fin dalla sua anteprima e, a quanto leggo, sembra meritare come lettura. Ci farò un pensierino :)

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  2. Sono di Napoli e credo proprio che questo libro non posso perdermelo

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    Risposte
    1. Come ho detto, Napoli rimane alquanto defilata, ma è pur sempre un libro ambientato lì, quindi magari ti farà piacere leggerlo ;)

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  3. Non mi è piaciuto un granché, scorre veloce e la lettura è piacevole però l'ho trovato farcito di luoghi comuni e con una trama veramente poco accattivante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, effettivamente i luoghi comuni abbondano, ma almeno ha il pregio di scorrere e non annoiare!

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