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Recensione 'Le notti blu' di Chiara Marchelli - Giulio Perrone Editore

Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina: un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente. Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità. 
Le notti blu racconta, come una sorta di lastra a raggi x, il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un lutto, un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito. Con una scrittura chirurgica e lucidissima, Chiara Marchelli ci accompagna attraverso i pensieri della coppia e ci svela confessioni che avremmo preferito non ascoltare: segreti ingombranti, dolorosi, che leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che l’autrice ha intenzione di dirci proprio tutto e di tenere con mano ferma tutti i fili di questa storia cha va indietro nel tempo.



Titolo: Le notti blu
Autore: Chiara Marchelli
Editore: Giulio Perrone Editore
Data di pubblicazione: 9 marzo 2017
Pagine: 236

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 4 

Quando inizio a leggere un libro, e vi parlo più da blogger che da lettrice, nella mia mente quella storia parte sempre con un 5 in pagella (per chi ancora non lo sapesse, è usuale sui blog dare voti che vanno da 1 a 5)!
Durante la lettura, poi, ci sono delle oscillazioni; insomma, sono rari quei libri che da quel 5 non si smuovono mai! Alcuni scendono appena un po', altri crollano malamente e poi ci sono storie come questa che mi lasciano in una sorta di limbo di cui non trovo l'uscita.
E allora, terminata la lettura, mi siedo, carta e penna pronte, e lascio andare i miei pensieri, così che il voto finale scaturisca da quelli. 

Questo è un romanzo dai toni cupi, un romanzo in cui il dolore, latente, quasi fosse un sussurro, un'ombra nascosta dalla sera, permea ogni parola.
È la storia di due genitori, Michele e Larissa, che genitori non sono più. Mirko, quel figlio così strano e così speciale, si è tolto la vita il 31 dicembre di cinque anni prima.
Chiara Marchelli ci mette, sin da subito, davanti al dolore e alla sopravvivenza con cui Michele e Larissa sono scesi a patti.

È un turbinio questa storia: domande senza risposta, silenzi, lacrime, una sorta di patto stretto con una vita che, nonostante tutto, si ostina ad andare avanti.
Spesso, durante la lettura, mi sono chiesta come si faccia a sopravvivere a un dolore così. Come si accetti la scelta di un figlio che, volontariamente, decida di smettere di vivere. Come si vada avanti con una serie di domande che non troveranno mai risposta.
In questo romanzo vivremo lo spaccato di vita di due genitori che stanno ritrovando una parvenza di normalità quando uno strascico di vita del figlio perduto arriverà a muovere nuovamente la terra sotto i loro piedi.

Non è una storia facile da digerire, questa. La scrittura della Marchelli è sicuramente matura, ma divaga, si perde, per poi tornare al punto focale, creando una sorta di disorientamento nel lettore.
Ciò che manca, purtroppo, è un punto di arrivo, una soluzione, una pace finale.

Le scelte contrastanti di Michele e Larissa mi hanno lasciata perplessa. Soprattutto il personaggio di Larissa risulta, a tratti, indisponente: rigida, ostile, chiusa non nel suo dolore, ma in tutta una serie di idee da cui non vuole muoversi.
A tratti mi sono ritrovata quasi a sperare che questo suo atteggiamento fosse un atto di difesa, che nascondesse qualcosa che ci sarebbe stato rivelato solo alla fine. Così però non è stato.
E arriviamo all'ultima pagina con una serie di interrogativi che non troveranno mai risposta e con la consapevolezza, per l'ennesima volta, che qualche pagina in meno e qualche dettaglio in più avrebbero sicuramente aiutato.

Commenti

  1. Come sai, ce l'ho in lettura. Concordo con il senso del dolore che si respira in ogni pagina, ma per quanto riguarda il personaggio di Larissa, io non la vedo ancorata alle sue idee, ma credo di capire il suo atteggiamento.
    Arrivata alla fine ti dirò se questa sensazione vince.
    La Bacci

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    1. E infatti io aspetto proprio te per un confronto diretto!

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  2. io ce l'ho da leggere prossimamente e venerdì pomeriggio incontrerò l'autrice. purtroppo speravo di farlo prima di questo incontro ma non sono riuscita. così mi riservo di ritornare sulle tue parole quando avrò letto anche io il romanzo.
    baci

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    1. Mi avrebbe fatto piacere esserci, così da incontrare anche te! Ma come sai, e come ho detto a Francesca, domani sarò impegnata altrove. Ti abbraccio forte forte <3

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  3. Seguo l'editore su instagram e quando ha pubblicato la foto di questo romanzo, non so perché mi ha attirato tantissimo. Leggendo la tua opinione mi rendo conto che potrebbe essere uno di quei romanzi che apprezzo tanto, quelli con il dolore protagonista, quelli che non lasciano scampo. Grazie per la recensione che è arrivata al momento giusto :)

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    1. Se ami i romanzi che vertono sul dolore, sicuramente questo libro fa per te, perché il dolore trabocca da ogni pagina.

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  4. Dell'autrice ho letto L'amore involontario, bellissimo, e mi aveva praticamente preso a schiaffi in faccia. Punto anche questo. :)

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  5. I libri tristi non mi attirano molto, mi sa che passo

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  6. Ciao Laura,
    penso che recensire questo genere di libri non sia facile quindi prima di tutto complimenti per la tua opinione sincera e delicata. L'argomento trattato è delicato ma se fatto con la giusta accortenza non dovrebbe essere male, magari va letto in un momento particolare, per ora passo

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    Risposte
    1. Hai ragione, scrivere questa recensione non è stato affatto semplice, ho sempre paura di non riuscire a trasmettere le emozioni provate durante la lettura, soprattutto quando dietro c'è una storia così forte. Grazie per i complimenti, fanno sempre piacere!

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  7. Concordo in pieno con la tua recensione. Finalmente una critica che non si ferma al tema del libro (ma è tabù criticare un libro "triste/difficile"?) e analizza la scrittura. La Marchelli mi lascia sempre un'impressione di "infertilità" e disagio. Sfruttare il dolore per comprarsi credibilità letteraria non mi piace affatto.

    Grazie e complimenti per il tuo blog, lo seguo da tanto tempo.

    Anita R.

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    Risposte
    1. Ciao Anita! Pare proprio che criticare libri tristi o in cui siano presenti situazioni difficili sia diventato un tabù, come dici tu! Della Marchelli non ho mai letto altro, anzi non so neanche se abbia pubblicato altro. Quello che so è che mi ha un po' angosciata questa storia, tanto che non penso leggerei altre sue cose. Grazie per aver voluto condividere con il tuo pensiero, spero di leggerti ancora!

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