Recensione 'Le assaggiatrici' di Rosella Postorino - Feltrinelli


Titolo: Le assaggiatrici || Autore: Rosella Postorino || Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 11 gennaio 2018 || Pagine: 285

La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.

Trama: 5  || Personaggi: 5  || Stile: 5



Le assaggiatrici è un romanzo che, per qualche settimana, ho guardato con un certo sospetto. In un momento in cui nazismo, olocausto, Auschwitz e gli ebrei sembrano essere diventati un viatico alla vendita dei libri, il romanzo di Rosella Postorino è stato, per me, di difficile collocazione: solita storia o meraviglia da scoprire?
Il là alla mia lettura lo ha dato la Bancarella Boss, Amanda, che lo ha definito viscerale.

È stato così che, dopo poche pagine, mi sono trovata condividere la tavola e il cibo con Rosa Sauer e altre nove assaggiatrici.
Ma chi sono queste donne? Mamme, mogli, vedove, figure con un destino in comune: assaggiare il cibo di Htler prima che venga servito al Furher, far sì che nulla di avvelenato arrivi nel suo piatto. Cavie.
Non merito nulla, a parte ciò che faccio: mangiare il cibo di Hitler, mangiare per la Germania, non perché la ami, e neanche per paura. Mangio il cibo di Hitler perché è questo che merito, che sono.
Il personaggio di Rosa Sauer è liberamente ispirato a Margot Wölk, una donna che veniva pagata
proprio per assaggiare il cibo di Hitler.
In un momento in cui il cibo scarseggiava, queste donne avevano la possibilità di nutrirsi regolarmente e veniva anche pagate per farlo.
Ma qual era il prezzo da pagare?

Rosella Postorino ci mette davanti al dramma umano, al non poter scegliere cosa fare della propria vita.
Un gruppo di donne costrette a mettere a rischio, quotidianamente, la propria incolumità; un gruppo di donne che nonostante perdite, dolore e destino comune, non riusciranno comunque a diventare amiche: la diffidenza, i segreti, la propria sopravvivenza saranno crepe troppo grandi da sanare. 

È un romanzo in cui Hitler, pur essendone quasi il fulcro, rimane comunque sullo sfondo, quasi un'ombra che allunga la sua mano sulla vita delle assaggiatrici.
Non ci sono sorrisi in questa storia, il cui finale è di una tristezza disarmante. Non si sono speranze nel romanzo di Rosella, che si avvinghia al cuore del lettore sin dalle prime righe, penetra nella carne, scorre nelle vene, esattamente come quel veleno che rischiava di uccidere Rosa e le sue compagne.

È una storia da divorare, questa, perché ci sono dolori che vanno assorbiti e personaggi che rimangono sotto pelle e vanno protetti.


Commenti

  1. L'ho finito giusto la scorsa settimana. Che botta! Non volevo leggerlo, l'ho iniziato per caso, mi ha coinvolta e mi ha lasciato di un depresso.... Ma vale assolutamente la lettura!

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  2. Devo leggerlo, ormai è mio! Pure autografato e sono persino riuscita a evitarmi gli spoiler

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