Recensione 'Non dire cazzo' di Francesca Rimondi - Frassinelli


Titolo: Non dire cazzo || Autore: Francesca Rimondi || Editore: Frassinelli
Data di pubblicazione: 26 giugno 2018 || Pagine: 340

«C'è un grosso equivoco dietro ciò che leggerete, che mi tocca molto da vicino in quanto Figlio Numero Uno, il cui unico ruolo nel romanzo è far sorridere il lettore con le proprie sfighe adolescenziali in mezzo alle tragedie-che-fanno-piangere-però-sono-raccontate-con-leggerezza della vita di mia madre, tra cui il filone in perfetto stile 'Quasi Amici' di mio nonno in ospedale, che se lo leggesse so che si incazzerebbe più di me. Mi sento perciò in dovere di precisare alcune cose. Il primo punto è la sottile linea di demarcazione tra autobiografia e finzione letteraria che l'autrice si ostina a dichiarare evidente e scontata. Non vedo come sia possibile, dato che nemmeno io, personaggio partecipe in prima persona, mi accorgo della distinzione. Quindi la mia priorità assoluta è chiarire a tutti che ogni singolo episodio che riguarda me è, per utilizzare i termini da intellettualoide damsiana di mia madre, un espediente narrativo il cui fine è quello di evitare al lettore di tagliarsi le palle tra un monologo depresso di lei sola a lavorare a Clear Valley e un monologo depresso di lei sola a lavorare a Jesi. Che poi non le mancavano gli espedienti narrativi per strappare due risate. La luna di miele in stile commedia-americana-con-Ben-Stiller dove la mettiamo? E tutti gli episodi della 'pisina'? Mio fratello, Numero Due, praticamente, è un fenomeno da baraccone; non appena crescerà e leggerà questo libro, nella migliore delle ipotesi scapperà di casa, nella peggiore diventerà un serial killer. Per non parlare della possibilità che questa invenzione di pura fantascienza - ci tengo a sottolinearlo - diventi famosa. Io sarei costretto a cambiare paese, per dire. Ma è un'ipotesi molto remota. Voglio dire, senza offesa eh mà, tu scrivi come Foster Wallace e dentro c'è tutto: c'è lo sfoggio del tuo bagaglio musicale con i continui occhiolini che strizzi al lettore, c'è persino la critica sociale attraverso le chat WhatsApp delle mamme... Però è una raccolta di post di Facebook, non può diventare famoso, cazzo, anche se va detto che come lettura da cesso è ottima. L'unica cosa a cui devo stare attento è che nessuno sotto la soglia dei venticinque anni si impossessi di una copia. Nel frattempo, mi raccomando, in attesa della mia versione più veritiera ("Non rompere il cazzo"), non datele troppo retta.» (dalla postfazione di Numero Uno)



Leggere questo libro di Francesca Rimondi è stato, per me, alquanto destabilizzante. Ero pronta ad un romanzo sui contrasti adolescenziali tra una madre e un figlio, qualcosa di scritto in chiave ironica ma che mi avrebbe portata a riconoscermi nei patemi di questa donna, nei musi lunghi del figlio, negli scontri quotidiani fatti di silenzi, braccia conserte, disordine, castighi e minacce costanti a base di "ti tolgo il cellulare... non ti faccio uscire per un mese... ti spedisco da tua nonna".

Insomma, da madre di un tredicenne perfettamente calato nel suo ruolo di "odio il mondo, odio te e non parliamo di mio padre che, in questo momento, è il mio peggior nemico", confidavo di potermi perdere tra queste pagine, farmi due risate e, chissà, magari trovare una magica soluzione che mi facesse attraversare questo periodo (ma anche noi eravamo così?!) con un po' di leggerezza in più e un po' di esasperazione in meno.

Ciò che, invece, mi sono trovata a leggere è stata una serie di aneddoti, molto stile bacheca di Facebook per rendere l'idea, in cui l'autrice racconta la sua quotidianità con un figlio che passa dalla pre-adolescenza all'adolescenza e un altro che, invece, naviga beatamente nella prima infanzia.
Il problema, però, si è posto quando mi sono resa conto che manca un filo conduttore a questa storia: si tratta, per lo più, di una serie di episodi slegati, tanto che si fatica ad andare avanti nella lettura senza avere la sensazione di essere sballottati all'interno della vita dell'autrice e della sua famiglia.

L'ironia, poi, che dovrebbe aiutare il lettore e magari portarlo a pensare che, tutto sommato, questa storia si possa leggere anche senza che una storia sia, è sempre un po' sopra le righe. Mi reputo una persona ironica, capisco le battute e ne faccio tante anche io, ma ho davvero faticato a capire l'ilarità nascosta nei dialoghi tra la protagonista e chi la circonda.

Ciò che probabilmente mi ha più irritata, tanto da farmi chiedere perché stessi continuando a portare avanti la lettura, è stato trovarmi davanti ad una madre che rimprovera al figlio difetti e atteggiamenti che sono suoi: non posso dire a mio figlio di mettere giù il cellulare o di non passare le giornate attaccato al computer quando, io per prima, faccio le stesse cose!
E a tal proposito, "non dire cazzo" quando sei tu la prima a dirlo... anche no!

Mi spiace dirlo, perché so quanto lavoro ci sia dietro ogni romanzo, ma arrivata all'ultima pagina, mi sono chiesta quale sia il senso di questo libro, cosa volesse dirci l'autrice, qual è il suo scopo?

Ringrazio la Casa Editrice per la copia fornitami.



Commenti

  1. Foto bellissima, ma libro per fortuna mai entrato nella mia lista.
    Di romanzi post-Facebook ne ho abbastanza.

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    1. Mi sono lasciata “fregare” dall’idea di una mamma che condivideva le sue sventure!

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  2. Che peccato, dalla trama immaginavo una cosa completamente diversa! Credo passerò oltre!

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    1. Come te, anche io mi aspettavo qualcosa di diverso :(

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  3. Mi turba un po' il fatto che manchi la valutazione in cupcake...(fuori scala?)

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    1. Più che fuori scala, mi è risultato davvero difficile, per la prima volta da che ho il blog, esprimere un giudizio in termini numerici. Come ho detto nella recensione, la sensazione è quella di scorrere la bacheca di Facebook dell’autrice!

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