Recensione 'Tu che sei di me la miglior parte' di Enrico Brizzi - Mondadori


Titolo: Tu che sei di me la miglior parte || Autore: Enrico Brizzi || Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 29 maggio 2018 || Pagine: 543

Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza. L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni.



Io con Enrico Brizzi ho un rapporto strano| Tutti hanno letto "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" e molti, la maggior parte direi, lo hanno amato.
Personalmente, quel libro non mi ha mai attirata e il mio approccio con Brizzi è avvenuto, grazie al suggerimento di Lorenzo Marone, con "Il matrimonio di mio fratello", romanzo che ho amato tantissimo e che porto ancora nel cuore!
"Tu che sei di me la miglior parte", chissà perché, sin dalla sua uscita mi puzzava un po' di bufala. E pare che anche stavolta il mio istinto di lettrice ci abbia preso.

Quest'ultimo lavoro di Brizzi altro non è che una serie di aneddoti il cui unico filo conduttore è Tommaso, il giovane protagonista.
Enrico Brizzi ci riporta nei compianti anni Ottanta e ci lascia in balìa di una nostalgia canaglia, che viene usata come diversivo: tra un sospiro e l'altro, tra un "oh che ricordi" e un "lo avevo anch'io... l'ho fatto anch'io...", il lettore viene tratto in inganno, distratto, sviato.
Ma il lettore non è scemo e se lo stile di Brizzi rimane immutato e piacevole da leggere, manca, in questo romanzo, IL ROMANZO!

Non c'è una storia che riesca a portarci da qualche parte, non c'è un personaggio che riesca a legarci, non ci sono emozioni di alcun tipo.
La nostalgia va bene, ma sino ad un certo punto!

Tu che sei di me la miglior parte sarebbe stato perfetto, secondo me, se strutturato sotto forma di piccoli racconti; rimembranze nostalgiche di un autore, eventi significativi, tappe di una storia che chiunque sia nato negli anni Settanta si è trovato a vivere.
La scelta di trasformare tutto ciò in un libro di 543 pagine rende, invece, ogni cosa pesante.

Seguire Tommaso dall'infanzia alla maturità non provoca, nel lettore, alcun tipo di piacere. Si ha, piuttosto, la sensazione di guardare una di quelle serie televisive tipiche degli anni Ottanta, in cui ci viene raccontata, in maniera spesso abbastanza spiccia, la quotidianità di un gruppo di ragazzini.

Si passerà, così, dalla violenza negli stadi tipica di quell'epoca ad atti di bullismo che, contestualizzati in quegli anni e rapportati all'età dei protagonisti, non suscitano neanche tanto scalpore o fastidio nello spettatore. Ad oggi ci si sarebbe ritrovati circondati da carabinieri, denunce e assistenti sociali, ma si sa, in quegli anni la parola bullismo non era neanche contemplata e si parlava, piuttosto, di ragazzate.

Che dirvi, quindi, di questo romanzo? Che per me è un grande fiasco! Se ho voglia di rivivere gli anni Ottanta, internet è pieno di video, immagini e quant'altro. 
Raccolti, come fa Brizzi, in un tomo di questa portata, ottengono l'effetto opposto: viene voglia di apprezzare questi pessimi 2000!


Commenti

  1. Non sei l'unica a non averlo apprezzato. Mi sa che stavolta Brizzi a toppato alla grande

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  2. Con gli anni ottanta non si scherza XD Anni che avrei davvero voluto vivere, ma credo anche che parlare di uno specifico periodo storico sia tutt'altro che semplice. Il rischio della noia è dietro l'angolo. Passo!

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    1. Più che la mancanza del periodo storico, quindi manca proprio un filo che permetta di seguire la narrazione.

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  3. più o meno la penso così anche io. Lui scrive bene ma manca la storia

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    1. E quando in un libro manca la storia, manca tutto!

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