Recensione 'Buio per i bastardi di Pizzofalcone' di Maurizio de Giovanni - Einaudi


Titolo: Buio per i bastardi di Pizzofalcone || Autore: Maurizio de Giovanni || Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 26 novembre 2016 || Pagine: 347

Nel tepore ingannevole di un maggio malato, il raccogliticcio gruppo di investigatori comandato da Gigi Palma si trova a fronteggiare un crimine terribile: un bambino di dieci anni, nipote di un ricco imprenditore, è stato rapito. Le indagini procedono a tentoni, mentre il buio si impadronisce lentamente dei cuori e delle anime e la morsa di una crisi di cui nessuno intravede l'uscita stravolge le vite di tanti, spegnendo i sentimenti più profondi. Anche un banale furto in un appartamento può nascondere le peggiori sorprese. I Bastardi dovranno essere più uniti che mai, per trovare insieme la forza di sporgersi su un abisso di menzogne e rancori dove non balena alcuna luce. Intanto, nel commissariato più chiacchierato della città, i rapporti di lavoro e quelli personali si complicano, e il vecchio Pisanelli prosegue la sua battaglia solitaria contro un serial killer alla cui esistenza nessuno vuole credere.



Inizi un romanzo di Maurizio de Giovanni e ti dici che no, non è possibile che sia all'altezza del precedente. E non sono molti gli autori di cui si può dire una cosa del genere, soprattutto quando si tratta di autori prolifici come, appunto, de Giovanni!

Buio è il terzo capitolo della serie con protagonista l'ispettore Lojacono e anche stavolta de Giovanni ci porta tra i vicoli di Napoli, in un maggio che sa di fiori e di cielo azzurro, di aria frizzante e di estate che arriva. Un maggio che vedrà un bambino sparire nel nulla e una famiglia che, tra le pieghe di un affetto passato, cova odio e risentimento.
Maggio è una minaccia affilata, che penetra troppo a fondo per un singolo respiro.
Buio è un crescendo di emozioni: pena, ansia, dolore, odio si alterneranno di pagina in pagina, seguendo quel filo di pensieri che i bastardi di Pizzofalcone metteranno a nostra disposizione per scavare nell'oscurità, alla ricerca di un bambino costretto a pagare le colpe dell'egoismo familiare.

In questo terzo volume, meno spazio viene lasciato alle vite dei protagonisti, quasi de Giovanni decidesse di far fare loro un passo indietro in funzione del giallo che permea ogni riga.
Così, mentre le loro vite scorrono silenti, il lettore potrà concentrarsi totalmente sull'indagine, anzi sulle indagini. Eh già, perché oltre al rapimento di un bambino, la squadra del commissario Palma avrà a che fare anche con un furto in appartamento che, sin dalle prime battute, puzzerà di farsa ben organizzata!

Quello che, però, stavolta, non mi ha portata a dare il punteggio massimo ad una storia che, comunque, riesce a coinvolgere ed emozionare al pari delle precedenti, è stato il fatto che, già a metà lettura avessi individuato il colpevole.
Il giallo, c'è da dirlo, riesce a catturare l'attenzione del lettore sin dall'inizio, ma alcuni elementi hanno stonato un po' all'interno della trama, portandomi, come detto, a intuire quello che, invece, mi sarebbe piaciuto scoprire al termine della storia.

Ecco, la fine. Nonostante avessi capito già da un po' chi fosse il colpevole, la chiusura di questo romanzo mi ha riportata alle lacrime de Il metodo del coccodrillo. Benché, forse, meno inaspettata, ha suscitato in me lo stesso groviglio di emozioni, una scarica di pena e dolore che mi ha tolto il fiato.

Insomma, non devo essere certo io a dirvelo, ma de Giovanni si conferma una certezza e, anche stavolta, la voglia di proseguire la lettura di questa serie, rimane immutata!


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