Recensione 'Il tempo dell'attesa' di Elizabeth Jane Howard - Fazi


È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l'ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c'è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure. A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all'arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell'inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutte e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l'intera famiglia vive in un clima sospeso mentre attende che la vita torni a essere quella di prima.

Titolo: Il tempo dell'attesa || Autore: Elizabeth Jane Howard || Editore: Fazi
Data di pubblicazione: 14 aprile 2016 || Pagine: 638




Prima di parlavi del secondo volume sulla vita della famiglia Cazalet, voglio fare una piccola premessa. Ho iniziato a leggere questo romanzo in versione cartacea per passare, poi, dopo circa 200 pagine, all'audiolibro. 
Dei motivi e dei risultati di questa mia scelta vi parlerò, però, in un post apposito nei prossimi giorni!

Torniamo a Home Place e torniamo a seguire le vicende della famiglia Cazalet, ad un anno di distanza dalla fine del primo romanzo.
È il 1939 e l'Inghilterra sta per entrare in guerra. I Cazalet decidono, per il bene di donne e bambini, di fermarsi a Home Place oltre i tempi consueti.

Questo secondo romanzo si concentra particolarmente sulle figure femminili della famiglia: con gli uomini impegnati al fronte, saranno le donne il fulcro della narrazione messa in piedi dalla Howard.
Donne che dovranno affrontare non solo l'assenza fisica di mariti e figli, ma anche i primi amori, le malattie e alcune perdite.

Ne Il tempo dell'attesa, Elizabeth Jane Howard ci porta tra le pieghe della famiglia Cazalet con un respiro più ampio rispetto a Gli anni della leggerezza.
Il primo romanzo era più una sorta di introduzione ai personaggi, ai legami familiari e alla quotidianità della vita a Home Place.

Questa volta, invece, i personaggi sembrano animarsi davanti agli occhi del lettore, tanto da attirarlo nelle spire delle loro vicissitudini e dei loro dolori.
Durante le 600 pagine che compongono questa storia riusciremo, finalmente, a capire i meccanismi di una famiglia tanto ampia e, cosa ben più importante, a dare una direzione ai nostri sentimenti: nessun componente dei Cazalet riuscirà a lasciarci privi di un qualche sentimento; nel bene e nel male, ognuno di loro smuoverà qualcosa nel lettore.

Per quanto mi riguarda, ho particolarmente amato le parti riguardanti Clary, le sue paure e il suo rifiuto ad accettare situazioni che agli altri componenti della famiglia paiono quasi ovvie.

Arrivata a fine lettura, mi sono resa conto che l'intento dell'autrice, col primo romanzo, era quello di aiutare il lettore a conoscere i personaggi, le sfumature dei loro caratteri, imparare ad amarli, uno per uno, per poi avere una sensazione di familiarità nel momento in cui avrebbe preso in mano questo secondo volume.

Anche questa volta, la sensazione che mi è rimasta una volta conclusa la lettura, è stata quella di voler assolutamente proseguire con questa saga.
Benché la scrittura della Howard sia eccessivamente descrittiva, non si ha mai la sensazione di "superfluo" che, invece, capita di riscontrare in romanzi ben più brevi.
Tutt'altro, pare che ogni parola sia studiata per far sì che questi romanzi creino nel lettore un senso di empatia, di affezione, di partecipazione. Ogni particolare, ogni minuziosa descrizione, che riguardi il cibo, i servizi da tè o gli abiti, fa sì che la storia risulti equilibrata.

Commenti

  1. Sono proprio curiosa di sapere come sia andato l'esperimento con l'audio libro! Attenderò il post :) Bella recensione, sono d'accordo con te sui personaggi, ognuno a modo suo si fa amare, a suo tempo mi sono veramente affezionata a tutti!

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  2. Non ho mai letto nulla dei Cazalet, le letture seriali familiare mi metto un po' di ansia addosso... però aspetto con curiosità il post sugli audiolibri che, come sai, mi fanno un po' storcere il naso!

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    1. Lascia perdere i Cazalet, tu! Per gli audiolibri, se poco poco ti conosco, ti piaceranno!

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  3. Quanto rosico per la mancata conoscenza di questi Cazalet, uff. E' che sono pigro e che la Howard sfornava solo mattoncini...

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