Recensione 'Fate il vostro gioco' di Antonio Manzini - Sellerio


Titolo: Fate il vostro gioco || Autore: Antonio Manzini || Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 11 ottobre 2018 || Pagine: 390

«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.



Faites votre jeu, mesdames et messieurs

Rocco Schiavone è tornato e il buio lo avvolge. 
I tradimenti, le delusioni e le perdite che lo accompagnano da sempre, in questo settimo capitolo della sua storia paiono essersi amplificati, rendendo ancora più cupo e ostico il nostro amato Vicequestore.

È un romanzo strano Fate il vostro gioco. Un romanzo atteso per un intero anno, una storia arrivata dopo il finale choc del capitolo precedente.
Ci aspettavamo delle risposte e, invece, Antonio Manzini ci ha sbattuto in faccia lunghi silenzi: i silenzi di Rocco davanti a un dolore che lui non vuole accettare, ma anche i silenzi di Marina, che pian piano ci lascia.
Sono i silenzi di un morto e quelli di Italo a farci compagnia in questa storia.

Il giallo c'è, come sempre. Ma stavolta è solo uno spunto, un modo come un altro per impegnare la mente di Rocco, per non lasciarlo da solo coi suoi pensieri.
C'è un Casinò, c'è gente che perde tutto in una notte, ci sono un Questore e un Procuratore che, nonostante tutto, faticano a fidarsi di Rocco.
Ci sono le donne, tante, di passaggio: corpi belli, utili solo a riempire le notti, a obnubilare la mente.
C'è la Squadra di Rocco, che gli vuol bene e si vede!
E c'è un abbraccio, alla fine di questo romanzo, che vale, da solo, tutte le 390 pagine che lo compongono.
C'è un finale, poi, che fa pensare di avere tra le mani una copia fallata, che ci fa chiedere dove siano il resto delle pagine.
"A gennaio", così ha detto Manzini. E allora noi aspettiamo, perché Rocco, ormai, è uno di famiglia e la voglia di abbracciarlo, di alleviare un po' di quel dolore che gli oscura l'animo, la abbiamo tutti.
Se è vero che il tempo cura le ferite, alla fine il tempo tende ad ammazzarti.
Tornerà, Rocco, nelle nostre case e nelle nostre vite; c'è un omicidio ancora da risolvere, c'è Gabriele da aiutare, c'è Lupa da sfamare.
Tornerà, Rocco, per strapparci una risata, per far scorrere una lacrima, per accompagnarci in un'altra notte senza Luna.
Tornerà, Rocco, e noi saremo qui, con una tazzina di caffè in mano, ad aspettarlo.
Torneremo noi, da Rocco, perché Rocco è casa, è famiglia, è buio, è rabbia, è dolore.
Rocco è vita e senza lui non si può più stare.

Rien ne va plus, mesdames et messieurs


Commenti

  1. Ciao! Non vedo l'ora di leggere questo romanzo...anche io sono una grande fan di Rocco!

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    1. Ciao, Silvia, sono sicura che Manzini non ti deluderà!

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  2. Allora? Quando arriva gennaiooooo?!? :-)

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    1. Mi dicono dalla regia che sarà qui dopo dicembre. Comunque troppo lontano!

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  3. Complimenti! Bellissima recensione

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  4. tanto io devo ancora iniziare sia questi di Mazzini sia quelli dei Bastardi quindi ha tutto il tempo per farli finire. Io odioooo aspetttaree troooppo e in questo caso faccio più che bene ^_^

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    1. Patrizia, ma di preciso tu leggi? E cosa leggi? Perché ogni libro recensito qui non lo leggerai, non ti interessa o dovrai iniziarlo

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  5. Immaginavo questa tua recensione e l'aspettavo. Ho letto il libro appena uscito e sono d'accordo con te quando dici che siamo in attesa, che non abbiamo risposte alle domande di Pulvis et Umbra....non possiamo che aspettare che Rocco ritorni...

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