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Recensione 'Il manoscritto incompiuto' di Liam Callanan - Nord


Titolo: Il manoscritto incompiuto || Autore: Liam Callanan || Editore: Nord
Data di pubblicazione: 7 febbraio 2019 || Pagine: 437

Leah Eady è abituata alle assenze del marito. Ogni volta che lavora a un nuovo romanzo, Robert scompare per qualche tempo, lasciando una nota con scritto: "Torno presto". Stavolta, però, al posto del solito biglietto, Leah trova la prenotazione di un volo per Parigi a nome suo e delle figlie. Possibile che Robert voglia essere raggiunto? Eppure, arrivate in Francia, non c'è il marito ad accoglierle, bensì il suo manoscritto, incompiuto, che racconta di una famiglia americana che si trasferisce a Parigi. Seguendo gli indizi disseminati nel testo, Leah s'imbatte in una graziosa libreria del Marais, vicino alla Senna, con la facciata dipinta di rosso e una proprietaria che non vede l'ora di cedere l'attività. Quasi senza rendersene conto, Leah acquista il negozio e le centinaia di volumi stipati sugli scaffali, nella speranza che, in una di quelle storie, si celi un tassello del puzzle che la riporterà da Robert. Più passano le settimane, però, più Leah si sente rinascere: rispetto all'esistenza grigia che conduceva a Milwaukee, la vita parigina è un caleidoscopio di colori. E, tra le chiacchiere coi simpatici clienti della libreria e la magia dei libri che lei divora avidamente, Leah si rende conto che, con o senza Robert, è giunto il momento di prendere in mano la sua vita, e che tocca a lei scegliere il finale del manoscritto incompiuto da cui tutto ha avuto inizio.




Credo che febbraio sarà presto insignito con una medaglia al valore come "mese delle peggiori letture"!
Dopo la delusione di Un matrimonio americano e dopo aver definito Sette giorni perfetti il peggior libro del 2019, ecco che mi arriva, a sorpresa, questo romanzo dalla Nord (che, ovviamente, ringrazio sempre per la fiducia).
Lo avevo visto scorrendo le nuove uscite? Sì! Lo avevo messo in wishlist? No! Perché? Il titolo contiene la parola manoscritto, la descrizione sotto il titolo parla di libreria, scrittore, romanzo... Insomma, tutto quell'insieme di cose che tengono noi lettori voraci alla larga da un libro.

A conferma del fatto che, anche nel bieco ed oscuro mondo dei blogger ci sia gente seria che, quando riceve un libro non ne canti obbligatoriamente le lodi, ecco che questo romanzo si becca, qui, il voto più basso che io possa dargli.

Il manoscritto incompiuto dovrebbe essere il racconto della storia tra Leah e Robert. Dico dovrebbe perché la figura di Robert rimane sempre abbastanza astratta e marginale rispetto agli altri personaggi.
I due si conoscono quando Leah ruba un libro; Robert lo paga, la insegue e attaccano bottone.
Sorvoliamo sul fatto che Leah rubi la copia di un romanzo che possiede già in molteplici copie e altrettante versioni (no, non guardatemi così: neanche io coi romanzi di Marone sono arrivata a tanto!).
Sorvoliamo anche sul fatto che questi due decidano di sposarsi poco tempo dopo essersi conosciuti (sarò antica, ma opto sempre per una conoscenza più approfondita prima di decidere di dividere la mia vita con qualcuno).
Sorvoliamo (questo libro è tutto un sorvolare!), infine (infine?), su quanto Robert sia un marito e un padre davvero sopra le righe.
Robert è, infatti, soggetto a frequenti sparizioni; Leah le chiama "scrivasioni": sono quei momenti in cui lui sparisce per qualche ora, giorno o addirittura per delle settimane, per dedicarsi alla scrittura dei suoi romanzi.
Sorvoliamo (eh eh!) sul fatto che, come da titolo profetico, Robert come scrittore non sia proprio un granché.

Il nostro "amato" è il classico padre che tutte le figlie adorano, quel papà che, da piccole, pensiamo di sposare, che ci porta sulle spalle facendoci sentire giganti, che ci fa guarire con un bacio. È quel papà che, una volta cresciute, si rivelerà assolutamente imperfetto.
Imperfetto, agli occhi del lettore, Robert non può esserlo più di tanto perché, come ho già detto, rimane, nell'economia della storia, un personaggio assolutamente impalpabile.

Sono tante, purtroppo, le cose che non funzionano all'interno di questo romanzo.
Innanzitutto la trama, che risulta fragile e con delle situazioni sempre poco credibili.

Robert, come detto, ha quest'attitudine alla sparizione. Già qui mi sono più volte domandata quale moglie, per quanto aperta e accondiscendente, possa accettare di vivere con una persona che, da un momento all'altro, vada via, lasciando solo un biglietto con scritto "torno presto".
Per l'ultima sparizione (quella che da il via alla nostra storia), Robert decide di lasciare il fatidico biglietto nell'unico posto di casa in cui nessuno guarda mai: la scatola di müsli biologico. È come se, per comunicare con me, mio marito infilasse un post-it nel cassetto dei pigiami.
Sapete cosa c'è scritto sul biglietto lasciato da Robert? CWTCCD. Fate come me: cercate questa sigla su Google. Trovato niente? Ovviamente no! Ma, evidentemente, siamo noi ad essere incapaci, perché Leah chiede aiuto alla sua amica Eleanor (simpatica come le emorroidi!) e cosa trovano? Un codice di prenotazione per un volo per quattro persone, destinazione Parigi... tutto questo in barba a tutte le norme sulla privacy!

Sorvoliamo (potremmo scriverci una canzone, non fosse che Sanremo è appena finito!) anche sul fatto che Leah parta per Parigi in compagnia delle due figlie (anche loro simpatiche come un attacco di emicrania quando hai le emorroidi!) e decida, una volta lì, di acquistare una libreria e trasferirsi nella Ville Lumière. Ma sbaglio o sino a qualche pagina prima questa donna si lamentava della sua situazione economica? Boh.. evidentemente a Parigi le librerie costano poco!
Queste sono solo alcune delle falle che si trovano nella trama. Il problema maggiore risiede, secondo me, nella struttura stessa del romanzo e nello stile del suo autore.

La prima parte della storia è una lunga e dispersiva introduzione su quello che dovrebbe essere il cuore pulsante del romanzo. Purtroppo, ci si trova a dover fare i conti con una prolissità che rende la lettura faticosa e lenta. C'è stato un momento in cui ho pensato che le pagine si moltiplicassero a mia insaputa mentre le leggevo, aumentando a dismisura la mole del libro.

Un'altra grande pecca, che è ciò che ha decretato la definitiva bocciatura di questo romanzo, è lo stile di Liam Callanan: basico, elementare, irritante.
L'autore, oltre a non riuscire a creare dei personaggi che possano piacere al lettore, si impantana in una serie di inutili descrizioni e, cosa ancora peggiore, elimina i discorsi diretti in favore degli indiretti. Tutto questo, oltre a rendere la lettura stentata, trasmette la sensazione di trovarsi a leggere il tema di un bambino di scuola elementare.
Ci si trova, infatti, davanti a tutta una serie di: "Io le avevo detto che... e lei mi aveva risposto che... e io allora ho ribattuto che...".


Una scelta del genere, ripetuta per oltre 400 pagine, rende il lettore nervoso e l'unica cosa che si vorrebbe fare è mollare il libro per non riprenderlo in mano mai più (cosa che avrei fatto più che volentieri se il libro non mi fosse stato inviato dalla Casa Editrice).

Cos'è quindi Il manoscritto incompiuto? Un lungo, noioso, sonnolento viaggio verso l'ultima pagina!


Commenti

  1. Ammetto che mi è venuta l'ansia! Non sopporto le introduzioni lunghe. Mi viene da porre una domanda, com'è l'originale?
    Il titolo originale non c'entra nulla con quello italiano "Paris by the book", alcuni hanno dato anche 5 stelle, leggendo recensioni qua e là...
    Potrebbe essere un problema di traduzione?

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  2. Comunque ho dimenticati di scrivere che questa storia non mi ha incuriosita per niente. Quindi niente...non la leggerò :D

    RispondiElimina
  3. Laura non so se farti i complimenti per la tua analisi del libro, come sempre impeccabile, o per la forza che hai avuto nel finirlo. E poi mi chiedo perché oggigiorno le case editrici pubblicano davvero di tutto. Capisco il mercato... ma leggere è un esercizio per la cultura.
    Ma tornando al romanzo, il marito l'ha ritrovato? O lui ha trovato un modo per levarsela dai piedi? 😒

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Simona, lo ammetto: l’ho finito solo perché mi è stato inviato dalla Casa Editrice. In caso contrario (a parte il fatto che non avrei mai comprato un libro così!) lo avrei mollato dopo poche pagine!

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  5. Ma il marito che fine ha fatto? Se n'è andato e poi? Invece di cercarlo compra la libreria? e si trasferisce? Così che se il marito torna non si trovano più? Mah!??

    RispondiElimina
  6. Quando capitano tante letture deludenti una dopo l'altra io di solito mi rifugio nella mia confort zone per riprendermi e attingo dalla sterminata bibliografia della zia Agatha Chrisite!
    DI solito i romanzi con dei titoli del genere a me invece attirano, ma questa non mi aveva incuriosita per niente proprio per la trama che allude a generi di romanzi che rifuggo come la peste.

    RispondiElimina
  7. Su questo libro leggo oggi su Il Librario " Quando l'amore diventa un thriller " e la cosa mi fa sorridere, tanto! Mi fido (decisamente) di più di quanto ho appena letto qui sopra XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Thriller? Hanno davvero scritto thriller? Di questo libro? Uh ho capito! Il tizio della Newton!!!

      Elimina
  8. A me questo libro mi ha incuriosito molto

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