lunedì 5 agosto 2019

Recensione 'Ricomincio da vedova' di Menna Lindgren - Sonzogno


Titolo: Ricomincio da vedova || Autore: Minna Lindgren || Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 27 giugno 2019 || Pagine: 220

«So come ti senti» è una delle frasi che, pronunciate con aria contrita, dovrebbero consolarla al funerale del marito. Ma Ulla-Riitta Rauskio, Ullis per gli amici, ha trascorso gli ultimi dodici anni ad accudirlo e adesso ha in testa una parola sola: «Finalmente!» A settantaquattro anni, non vede l'ora di riagguantare la vita e appagare desideri repressi, da un diverso taglio di capelli alla ripresa dei contatti con le vecchie conoscenze. Certo, qualcuno non c'è più e molti non sono disposti a uscire dall'isolamento, ma questo non vale per le sue ex compagne di scuola, Hellu e Pike, e per l'affascinante Valtonen: un simpatico terzetto con cui Ullis inizia a folleggiare per le vie di Helsinki, tra corsi di hot yoga e di italiano, concerti a teatro e serate nei locali. Alla sua età non c'è più nulla da perdere: conta solo il presente, il passato è da dimenticare e il futuro... non ha davvero importanza. Finché un bel giorno arriva anche la decisione di vendere la casa di famiglia per trasferirsi in centro. Un sogno che Ullis coltiva da sempre e che, non fosse stato per il caro estinto, avrebbe tentato di realizzare molto prima. Ma sarà proprio il trasloco a far scattare l'allarme nei suoi due figli, ormai adulti e a dir poco infastiditi dalle stravaganze dell'anziana madre, a cui hanno intenzione di impedire un inutile sperpero dell'eredità. Fra mille peripezie, un po' dolci e un po' agre, Ullis dovrà ricorrere a tutta la sua energia e al senso di ritrovata libertà per dimostrare alle generazioni future, ma soprattutto a se stessa, che invecchiare non significa certo rincitrullire, smettere di godersi la vita, o rinunciare a volersi bene.


Da circa due giorni cerco di scrivere questa recensione, eppure non ci riesco. Ieri sera, complice anche una certa stanchezza, ho deciso di lasciar perdere e riprovarci quando avrei avuto le idee più chiare. Ed ecco spiegato il motivo per cui questo post appare ad un orario così inconsueto per il blog!

Perché non riesco a parlarvi di questo libro? Perché questo è uno di quei romanzi che rimane nella via del limbo: non è bruttissimo (su quelli brutti brutti c'è sempre tanto da dire!), ma non è bello come me lo aspettavo.
È una storia, quella di Ullis, assolutamente banale, ma con un grande fondo di tristezza. Quella tristezza che, però, non riesce a suscitare alcuna emozione nel lettore.
E credo che il motivo principale per cui ciò accade sia la scrittura di Minna Lindgren.

Io e l'autrice svedese ci eravamo già "conosciute" ai tempi di Mistero a Villa del Lieto Tramonto. Anche in quel caso, mi aspettavo un romanzo ironico e invece mi ritrovai a girare per le strade di Helsinki a bordo di un tram... infiniti giri che mi resero talmente insofferente a quei mezzi che, ancora oggi, a distanza di qualche anno, ogni volta che me ne trovo uno davanti, lo guardo male!

Ammetto anche che leggere la sinossi di questo romanzo, mi aveva fatto pensare ad una storia divertente, motivo per cui ho deciso di chiederlo alla Casa Editrice (che ringrazio sempre per la disponibilità e la gentilezza!).
Ullis è una neo-vedova che, alla morte del marito, più che sofferenza ha provato sollievo. La sua è stata una vita costellata di doveri nei confronti di un uomo non proprio amabile: prima il matrimonio, quando era giovanissima, poi i figli (perché si deve), una casa di cui occuparsi, camicie da stirare, pranzi e cene da preparare, finché il marito, in età avanzata, si riduce ad un vegetale da lavare, imboccare, curare a tempo pieno.
Quando, finalmente (sì, finalmente!), lui muore, per Ullis è il momento di riprendersi tutto ciò che ha perduto per strada!

Capite che le premesse c'erano tutte? E quindi, cosa non ha funzionato? Tutto! Ullis è un personaggio che, assieme ai due figli, suscita solo insofferenza. Non riesce mai a risultare simpatica e divertente, anzi spesso tende al lagnoso.
La scrittura della Lindgren, inoltre, manca, esattamente come nel primo romanzo (i tram!!!), di quell'ironia assolutamente necessaria ad una storia del genere.

A questo punto, mi viene anche da pensare che l'ironia sia presente, ma sia di quelle svedesi, che quindi io non capirò mai!

Risultato? Un libro che ho letto in un pomeriggio (unico pregio!) e che mi ha fatto capire, una volta di più, che devo smettere di provarci: io e gli autori nordici non siamo fatti l'uno per l'altro!

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