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Recensione 'Due donne alla Casa Bianca' di Amy Bloom - Fazi Editore



Titolo: Due donne alla Casa Bianca || Autore: Amy Bloom || Editore: Fazi
Data di pubblicazione: 29 agosto 2019 || Pagine: 246

Corre l’anno 1945 e la radio americana annuncia che la vittoria è imminente. Franklin Delano Roosevelt, venuto a mancare da pochi giorni, non ha vissuto abbastanza per vederla con i suoi occhi. In un appartamento di New York suona il campanello: è una donna, gli occhi bordati di rosso e l’aria di chi non ha mai sorriso in vita sua; un cappotto nero troppo grande, le calze in filo di Scozia allentate. È Eleanor Roosevelt, la First Lady. Ha appena perso il marito e si rifugia nell’appartamento del suo vero amore, la giornalista Lorena Hickok. Da qui inizia il racconto della relazione amorosa fra le due donne, una relazione trentennale cominciata all’epoca in cui Lorena viene incaricata di seguire la campagna elettorale di Roosevelt e si insedia così alla Casa Bianca. Molto diverse per provenienza e inizialmente diffidenti l’una verso l’altra, le due donne si scoprono col tempo anime gemelle. Il loro amore è un segreto in realtà noto a tutti, del quale in queste pagine viene messa in scena la dimensione più intima e privata: «Dicevamo sempre: non siamo due bellezze, perché era impossibile dire la verità. A letto invece eravamo due bellezze. Eravamo dee. Le ragazzine che non eravamo mai state: amate, impertinenti, felici e deliziose». Sullo sfondo di questa grande storia d’amore, i fasti della vita presidenziale, le cene con i personaggi di spicco dell’epoca e le grandi contraddizioni di Roosevelt, uomo affascinante e fine stratega, ma nel privato spesso freddo e a tratti crudele.
Con grande delicatezza Amy Bloom ci racconta la difficile e intensa storia d’amore fra Eleanor Roosevelt e l’amica giornalista Lorena Hickok sullo sfondo degli anni della presidenza Roosevelt: un complesso intreccio domestico all’interno della cornice di un’epoca che non smette di affascinare.





Arrivata (con grande fatica, lo ammetto) all'ultima pagina di questo romanzo, mi sono chiesta cosa avessi letto.
Un romanzo storico? Una storia d'amore? No. Quella che ho letto è una storia dalla prosa piatta, un racconto assolutamente superficiale su quello che era l'amore tra Eleanor Roosvelt e Lorena Hickok negli anni in cui la prima era moglie del Presidente degli Stati Uniti d'America.

Ciò che mi aspettavo da questo romanzo, quindi, era il racconto di un amore, di una passione, del rapporto tra due donne in un periodo storico, gli anni Trenta, in cui certo non sarebbe stato ritenuto normale e accettabile un rapporto di natura omosessuale, a maggior ragione se una delle due protagoniste era la moglie del Presidente.
Quello che, invece, mi sono trovata a leggere è stato un libro diviso sostanzialmente in tre parti.
Inizialmente, Amy Bloom ci porta a conoscere Lorena Hickok, partendo dai racconti della sua infanzia e intervallandoli con piccoli aneddoti sulla sua vita accanto a Eleanor.

Fonte: Uomini&Business
Tutto ciò, però, ci viene narrato come se fosse un lungo discorso indiretto: non un dialogo, non un riferimento temporale preciso. 
La sensazione che traspare è che l'autrice dia per scontato che il lettore conosca perfettamente la storia della famiglia Roosvelt e di quell'epoca negli Stati Uniti.

Andando avanti, quando finalmente pare che il romanzo prenda vita e si addentri nel rapporto tra Eleanor e "Hick", ci si rende conto che tutto viene troppo normalizzato. Siamo negli anni Trenta e Hick parla del suo rapporto con la First Lady come se fosse una storia vissuta alla luce del sole, parla di amore folle e talmente chiaro che tutti potevano leggerlo sulle loro facce.
Benché il rapporto tra le due donne fosse un po' il segreto di Pulcinella, mi pare un po' esagerato parlare di rapporto vissuto nella quotidianità!
Immaginate quale sarebbe stata la reazione del popolo americano, dei giornalisti e dei politici se Eleanor Roosvelt fosse andata in giro mano nella mano con la sua segretaria?

Arrivati (finalmente!) all'ultima parte di questo romanzo, ci ritroveremo ad affrontare una storia epistolare: la Bloom inserisce nel racconto una serie di lettere, a volte anche di personaggi assolutamente estranei alla storia, che non fanno altro che rallentare ulteriormente la lettura e far sbuffare il lettore che vedrà l'ultima pagina come un traguardo lontano e quasi irraggiungibile!

Di questa autrice non avevo mai letto nulla e ciò che posso dire è che lo scrittura non è sicuramente basica, ma la scelta dell'impostazione del romanzo mi ha lasciato la sensazione di vedere le mie aspettative tradite.
Sicuramente la storia tra Eleanor e Hick avrebbe potuto essere sviluppata in maniera migliore, più empatica e più coinvolgente. Così non è stato e questo romanzo si classifica come una grande occasione perduta.

Ringrazio l'ufficio stampa Fazi per avermi inviato una copia in anteprima .

Commenti

  1. Aspettavo questa recensione. Mi dispiace che questo romanzo sia così deludente, Amy Bloom è una autrice che mi piace molto e speravo in qualcosa di meglio...

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