lunedì 2 settembre 2019

Recensione 'The chain' di Adrian McKinty - Longanesi


Titolo: The chain || Autore: Adrian McKinty || Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 29 agosto 2019 || Pagine: 345

"Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l'impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa...".






"Devi ricordare due cose", dice una voce distorta da qualche congegno. "Uno: non sei la prima e di certo non sarai l'ultima. Due: non è una questione di soldi. Ogni cosa viene fatta per la Catena."
Prima di iniziare a leggere questo libro, vi consiglio di leggerne la postfazione a cura dell'autore. Questo vi aiuterà a capire, innanzitutto, com'è nata l'idea della storia in sé e, soprattutto, perché, arrivati a metà lettura, potreste avere l'impressione di trovarvi tra le mani un libro diverso da quello che stavate leggendo. 

The chain nasce, nel 2012, come racconto, ispirato ad un connubio tra le Catene di Sant'Antonio e un particolare tipo di rapimento, usuale nello stato del Messico, in cui un membro della famiglia si offre in ostaggio in cambio della liberazione di qualcuno più vulnerabile.
La catena di cui ci parla McKinty è una catena umana, anche se di umano non ha assolutamente nulla.

Rachel, la protagonista di questo romanzo, è una madre come tante: alle prese con l'inizio di un nuovo lavoro e reduce da un cancro al seno e un divorzio, pensa che la sua vita si stia finalmente rimettendo in sesto quando riceve una telefonata che le comunica che sua figlia Kylie è stata rapita.
Rachel capirà subito che non si tratta di un classico rapimento: per riavere Kylie sana e salva, Rachel dovrà seguire delle istruzioni ben precise, la più atroce delle quali è rapire, a sua volta, un altro bambino.
Non puoi dire di sapere cos'è la paura finché qualcuno non minaccia tuo figlio.
Provate a mettervi nei panni di questa donna che, in pochissimo tempo, da sola, dovrà trovare dei soldi per pagare il riscatto, scegliere un bambino da rapire, trovare un luogo in cui nasconderlo e contattarne la famiglia. E da quel momento, tutto diventerà una lunga incognita: sarò in grado di trovare quei soldi? Sarò in grado di rapire un bambino? E, soprattutto, la sua famiglia sarà capace di fare altrettanto?  E se qualcosa andasse storto?

Da mamma, ho vissuto la prima parte di questo romanzo immersa in uno stato di angoscia soffocante. Pensare che anche solo un tassello del puzzle non trovasse il suo posto, che la vita di Kylie fosse appesa a tante piccole varianti, mi ha fatto venire i brividi.

Come dicevo all'inizio di questo post, la lettura della seconda parte del romanzo è stata, per quanto comunque avvincente, completamente diversa.
Quando tutti i tasselli sembrano essere andati al loro posto, Rachel decide di infrangere le regole e mettersi alla ricerca del primo anello della catena.
Benché sia consapevole di mettere a rischio la sua vita e quella di Kylie, il bisogno di mettere fine a tutto ciò, di poter riprendere in mano le loro vite senza che siano permeate dalla paura, prevale.

In questa parte del romanzo, a farla da padrone è l'azione: sparatorie, inseguimenti, ricerche per boschi e paludi sotto una fitta pioggia; accenni ad hacker, applicazioni e programmi informatici... in alcuni tratti tutto mi è sembrato troppo esagerato.
Ma la seconda parte del romanzo ci servirà per scoprire chi sia la mente dietro la Catena, quale sia il primo anello, come tutto sia iniziato.

Benché McKinty non ci nasconda nulla e serva su un piatto d'argento il nome del colpevole ben prima della fine, i risvolti psicologici che celano la nascita di tutto sono un ulteriore modo per renderci conto di quanto la psiche di un bambino sia fragile e malleabile e di come, per quanto si possa vivere una vita all'apparenza normale, ognuno di noi porti dentro sé gli strascichi della propria infanzia.

The chain è sicuramente un thriller degno di nota, un'idea innovativa, qualcosa di mai letto che scandaglia la psicologia umana sin nei suoi recessi più oscuri.
Leggere questo romanzo vi farà guardare gli altri con occhi diversi, perché tutti potremmo far parte della catena, ma nessuno di noi lo ammetterà mai.
Ogni essere umano può essere costretto a violare i suoi princìpi più profondi.


Ringrazio la Casa Editrice Longanesi per avermi fornito la copia del romanzo


1 commento:

  1. Ero già incuriosita da questo libro dopo averne letto le prime pagine sulla rivista Mondadori e ora ancora di più. Lo dici tu a Coso che mi hai costretta a comprarlo, vero?

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