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[BOOKSWIFFER] Recensione 'L'amore capovolto' di Corrado Fortuna - Rizzoli

Dopo la pausa estiva dovuta all'escursione a Guantanamo di Lallina, torna Bookswiffer, la rubrica che permette a noi Ciambelle di tirare fuori dalla libreria quei libri rimasti a prendere polvere per mesi interi. Soprassediamo sul fatto che, per un libro letto, ne acquistiamo dieci, perché questi non sono fatti vostri!
È stata la Bacci, stavolta, a scegliere, tra i cinque che le ho proposto, il libro da farmi leggere


E l'anziana ha scelto...


Titolo: L'amore capovolto || Autore: Corrado Fortuna || Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 6 marzo 2018 || Pagine: 288

Firenze, fine degli anni Novanta. Giacomo ha diciotto anni e si è appena trasferito in città con Marta, la sua fidanzata di sempre, per studiare Scienze Politiche. Giacomo e Marta vengono dalla lontana Basilicata, e subito sono travolti dall'effervescenza degli ambienti studenteschi e di un mondo inaspettato. Un giorno, però, Giacomo scopre che Marta non è la ragazza che aveva tanto idealizzato. Il sogno d'amore che credeva eterno si infrange e lui si consola a suon di bevute e lunghissime confidenze notturne con Momi, il coinquilino egiziano. Sarà proprio Momi a consegnare a Giacomo un vecchio carteggio in cui è racchiusa una storia speciale: cinquant'anni prima, due ragazzi, Tino e Adele, si abbracciano agli angoli delle strade di uno dei quartieri più antifascisti di Firenze, la stessa zona in cui ora vive Giacomo. C'è la guerra, una città occupata dai nazisti. Sembra che gli americani non arrivino mai, così come una vita insieme per loro due: costretti a separarsi, si scrivono lettere mentre partecipano con coraggio alla Resistenza. Giacomo impara presto a conoscere questi due suoi coetanei che appartengono a un'epoca che non aveva mai sentito così vicina prima di allora. Tra quelle righe, cura le proprie ferite e ritrova la bellezza dei vent'anni e dell'amore romantico e senza tempo che solo a quell'età si prova.




Sempre più spesso, da quando ho il blog, mi capita di finire un libro e aver bisogno di mettere su carta i miei pensieri prima di rendermi conto di quanto questo libro mi sia piaciuto o meno.
So che potrebbe sembrare una cosa strana, soprattutto a chi, terminata una lettura, si limita a riporre il libro su uno scaffale e passare oltre. Ma per chi, come me, deve parlarne ad altre persone, far sedimentare le emozioni e le sensazioni provate durante la lettura è una cosa importante, ma non sempre semplice.
Ci sono libri, ad esempio, che a lettura terminata da poche ore, possono apparire belli, ma, a distanza di qualche giorno, i pensieri insorgono e molte situazioni si rivalutano.
Certo, solitamente un pensiero positivo rimane tale e altrettanto accade col pensiero negativo. Ma quando si tratta di quei libri che si assestano nella via di mezzo? Ecco, in questi casi, riflettere per qualche ora e, soprattutto, scrivere, è un grandissimo aiuto per capire se le emozioni virano verso il positivo o il negativo.

Davanti al romanzo di Corrado Fortuna mi sono accadute una serie di cose strane: già durante la lettura non riuscivo a capire quanto la storia mi stesse piacendo; sicuramente, la scrittura di Fortuna è affascinante e piacevole, ma la trama in sé mi lasciava sempre con una sorta di insoddisfazione di fondo. 

Cosa ci racconta Corrado Fortuna? Sostanzialmente nulla di nuovo! Il romanzo segue due filoni storici: nel primo troviamo Marta e Giacomo, due ragazzi giovani, che stanno assieme sin dai tempi delle medie e, arrivati al diploma, decidono di trasferirsi a Firenze per frequentare l'università.
Sono gli anni dei centri sociali, delle occupazioni studentesche, della guerra in Kosovo e il rapporto tra Marta e Giacomo va in pezzi in pochissimo tempo: lei sempre impegnata negli studi e nelle lotte di classe, lui con l'idea di costruirsi un'indipendenza economica sin da subito.
Sarà Giacomo, tra i due, ad uscire a pezzi da questa rottura, mentre Marta sparirà pian piano dalla nostra orbita di lettori.

Contemporaneamente, l'autore ci racconta una Firenze diversa; quella che, tanti anni prima, vedeva la lotta la fascismo che insanguinava le sue vie.
Saranno gli occhi e le parole di Adele e Tino a portarci in un'epoca passata e nelle trame fitte di un amore appena nato.

Ho trascorso ben più della metà di questa lettura a chiedermi come l'autore avrebbe intrecciato i due fili della narrazione e, quando l'ho scoperto, ho provato una grande delusione.
Benché la storia continuasse ad interessarmi, infatti, la scelta di Fortuna si è rivelata quanto di più banale un autore possa decidere di scrivere.
Da quel momento, lo ammetto, la mia insoddisfazione è cresciuta sempre di più, culminando in un finale mieloso e scontata degno di un romanzo rosa di seconda categoria.

Cosa salvo di questo libro? Sicuramente la scrittura di Fortuna, che ha uno stile piacevole, coinvolgente e, a tratti, anche divertente!
L'amore capovolto è un romanzo che si legge facilmente, ma rimane una storia che, nel suo insieme, lascia il tempo che trova e pecca notevolmente in originalità.

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