giovedì 5 settembre 2019

Recensione 'Sentinella della pioggia' di Tatiana de Rosnay - La nave di Teseo


Titolo: Sentinella della pioggia || Autore: Tatiana de Rosnay || Editore: La nave di Teseo || 
Data di pubblicazione: 29 agosto 2019 || Pagine: 310

Dopo aver lasciato Parigi, chi per un motivo chi per l'altro, tutta la famiglia Malegarde si ritrova nuovamente nella capitale per festeggiare due anniversari: i settant'anni del padre Paul e i cinquant'anni di matrimonio di Paul e Lauren. Una pioggia batte incessante su Parigi, provocando un'emergenza nazionale. Ma lo straripare della Senna non è l'unica minaccia che pesa sulla famiglia. Costretti in casa, ad una vicinanza forzata, anche i conflitti fra padre e figlio, fratello e sorella, madre e figlia rompono gli argini, tanto da convincere tutti della necessità di un rientro anticipato. Ma un improvviso malore colpisce Paul e costringe tutti a restare all'interno di quel nucleo familiare da cui vorrebbero tanto scappare. E così tutti e tre - Linden, il figlio diventato fotografo di fama internazionale e segretamente omosessuale, Tilia, una madre single di mezza età che si sente frustrata e insoddisfatta, e l'anziana Lauren, che forse ha un'amante - si avvicinano al letto dove Paul è in coma come se fosse un confessionale. In un susseguirsi serrato di rivelazioni e litigi, di intimità e diffidenze, di segreti e rimpianti, questo romanzo svela i meccanismi più oscuri di una famiglia: quella che sembra la solita riunione familiare, affrontata da tutti con riluttanza, diventa l'occasione di fare i conti con il passato e liberarsi dei segreti e dei silenzi coltivati per tutta la vita.



Qualche giorno fa, in una delle mille chiacchierate fatte su Instagram, spiegavo la differenza tra bookblogger e  bookstagrammer. 
Ma c'è una categoria che, ancora più di queste due, andrebbe inserita in una casella a sé stante quando si parla di recensioni: i giornalisti.
Perché vi dico questo? Perché quando si parla di recensioni, bisognerebbe sempre ricordare il significato di questa parola: "articolo inteso a illustrare e a giudicare criticamente uno scritto o uno spettacolo, una mostra, un concerto recenti e di attualità". Io porrei giustappunto l'accento sulla parola giudicare.
Un giornalista culturale, per questioni di professionalità non può esprimere un giudizio personale e soggettivo su un'opera come il libro, soprattutto perché la riceve in omaggio dall'editore.
La differenza con noi bookblogger consiste, appunto, nel fatto che noi, anche quando riceviamo la copia omaggio dall'editore, siamo liberi di esprimere un giudizio, che rimane comunque assolutamente personale e soggettivo. O almeno così dovrebbe essere, ma non è certo questo il luogo per disquisire della professionalità di certi miei colleghi!
Tutto questo preambolo perché parlarvi di questo libro è, per me, qualcosa di molto difficile.

Partiamo dal primo punto: sono tra quelle lettrici che, qualche anno fa, amò pazzamente La chiave di Sarah e ne porta con sé un ricordo doloroso e dolce al tempo stesso.
Scoprire, quindi, che la de Rosnay sarebbe tornata in libreria con un nuovo romanzo mi aveva già messa in allerta; leggerne la sinossi mi aveva fatto pensare di ritrovare un'autrice e una penna molto amate.
Purtroppo, come si evince dal voto dato, così non è stato.

Anche questa storia si svolge a Parigi, dove la famiglia Malegarde decide di riunirsi per festeggiare il settantesimo compleanno del patriarca, nonché il quarantesimo anniversario dei coniugi.
Il primo a giungere nella capitale francese, colpita da un'incessante quanto preoccupante pioggia, è Linden, il secondogenito dei Malegarde.
Linden è un ragazzo bellissimo quanto complicato: fotografo di fama mondiale, gay, ha vissuto un'infanzia e un'adolescenza sotto la scure del bullismo e della discriminazione, finché non si è trasferito a Parigi, in casa della zia.
Poco dopo, a varcare le soglie dello Chatteron Hotel, sarà Tilia, la figlia maggiore. Anche lei, almeno a primo impatto, potrebbe apparirci come un personaggio difficile: un'intera vita oscurata dalla bellezza intramontabile della madre, un divorzio alle spalle, un nuovo marito alcolizzato.
Quello che colpisce di questa famiglia, inclusi i genitori, Paul e Lauren, è l'assoluta mancanza di affinità, confidenza e affetto tra i quattro membri che la compongono.
Quattro personalità assolutamente diverse, quattro vite che poco si intersecano e che si ritroveranno a dover affrontare quello che ogni persona normale temerebbe: intere giornate trascorse assieme e senza alcuna possibilità di fuga.
La vera e unica protagonista di questo romanzo è la pioggia che bagna Parigi: una costante cascata d'acqua che avrà conseguenze poco piacevoli e che costringerà i parigini e chiunque si trovi in città a ricorrere a misure d'emergenza.
Personalmente, sono una persona che ama la pioggia, il cielo grigio e le atmosfere cupe, ma questo libro mi ha fatto pensare che, ogni tanto, un raggio di sole aiuti eccome!

Facendo un'analisi approfondita di questo romanzo, si riscontrano, purtroppo molti difetti.
Innanzitutto, la lunghezza dei capitoli è davvero snervante: mai meno di 40 pagine per ogni capitolo che compone questo romanzo. Non so che problemi abbiano certi autori, ma credo sia una delle cose più risapute che noi lettori amiamo i capitoli corti; la sensazione è che il libro scorra più velocemente, che si possa leggere anche quando si hanno solo 5 minuti di tempo... perché non riuscite a capirlo, scrittori cari?!

Altro problema: se non siete mai stati a Parigi, detesterete questa storia. Le 310 pagine che la compongo sono, infatti, un continuo ripetersi di nomi di strade, descrizioni delle vie che si percorrono, dettagli che solo essendo stati in questa città o avendoci vissuto si possono conoscere. Se questa scelta, in piccole dosi, potrebbe aiutare l'immaginazione del lettore, qui si trasforma in un eccesso che rende la lettura ancora più lenta e, se possibile, più noiosa.
Ecco, la noia credo sia il punto focale di questo romanzo. Lo dico senza alcuna remora: se non avessi ricevuto il libro dalla Casa Editrice, che ringrazio per la gentilezza e il sollecito invio della copia, lo avrei mollato dopo le prime 50 pagine.

Non una volta, durante la lettura, infatti, sono riuscita a provare un'emozione diversa dalla noia. Probabilmente per rimanere allineata col clima che imperversa su Parigi, questa è una storia che definirei uggiosa!
Nulla accade. La voce narrante di Linden appare piatta come la storia che ci racconta. 

Da un romanzo che preannuncia segreti e silenzi mai risolti, mi sarei ovviamente aspettata una lettura avvincente, veloce, emozionante. Quello che, invece, manca in questa storia sono esattamente quei segreti di cui si parla nella sinossi. Linden è gay: lo sappiamo. Il marito di Tilia è un alcolizzato, lo sappiamo. I rapporti tra genitori e figli sono fatti di parvenza di affetto e nulla più: pervenuto. Quindi? Quali segreti nasconde la famiglia Malegarde? L'unico spiraglio che potrebbe risolvere l'arcano sta chiusi in dei paragrafi di qualche pagine che l'autrice decide di inserire tra una capitolo (luuuuungo) e l'altro. 
Proprio questi paragrafi sono stati l'unica speranza che mi ha portata a pensare che questa lettura non si rivelasse un fiasco totale: piccoli intermezzi in cui ci viene raccontata la storia di Susanne
Posso dirvi che, a lettura conclusa, mi sono chiesta per quale motivo siano stati inseriti e quale fosse il senso della presenza di Susanne nell'economia di questo romanzo.

Un romanzo che, citandone la sinossi, avrebbe dovuto far luce sui segreti della famiglia Malegarde, avrebbe dovuto svelarci cosa si nascondeva dietro i loro silenzi, si è invece rivelato una lettura piatta, incolore, cupa come il cielo che sovrasta Parigi.

1 commento:

  1. Bella recensione, ma lo sono tutte le tue. Odio i capitoli lunghi e Parigi già non è tra le mie città preferite per cui passo. Contento Coso che non spendo altri soldini :P

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