giovedì 19 settembre 2019

Recensione IN ANTEPRIMA 'La mia devozione' di Julia Kerninon - Edizioni e/o


Titolo: La mia devozione || Autore: Julia Kerninon || Editore: Edizioni e/o
Data di pubblicazione: 25 settembre 2019 || Pagine: 254

Frank è un pittore contemporaneo di successo, Helen una letterata. Entrambi figli di diplomatici, si conoscono fin da bambini. Insieme trovano la forza di sottrarsi all’oppressione delle rispettive famiglie, e insieme cominciano una nuova vita ad Amsterdam, negli anni Sessanta, sostenendosi a vicenda. Helen è una donna precisa, seria, logica. Frank è esattamente il contrario, un artista disordinato e senza regole. Due caratteri opposti e complementari che condividono un’esistenza libera, da compagni di strada. Si capiscono al volo anche senza parlare, sono i migliori amici l’uno per l’altra, con la piccola differenza che Helen è innamorata persa di Frank, anche se non osa mai dirglielo. Così la vita procede tra successi lavorativi e matrimoni falliti di entrambi, tra fughe e ritorni, tra metropoli e campagne isolate, tra momenti di pura felicità e scatti di rabbia, tra lunghe e profonde chiacchierate e fasi di silenzioso rancore, fino alla grande tragedia che sconvolgerà la vita di entrambi e li porterà a separarsi definitivamente. Solo alla soglia degli ottant’anni Helen troverà il coraggio di dire a Frank che l’ha sempre amato. Lo fa a Londra, quando si incontrano casualmente per strada dopo più di vent’anni che non si vedevano. «Stavolta non parlerai, Frank» dice Helen. «Parlerò soltanto io. Ti racconterò tutta la nostra storia fin dall’inizio, perché anch’io ho bisogno di sentirla». E la storia raccontata da Helen è il testo di questo romanzo al femminile, un romanzo struggente e profondo, ma anche ironico, che esplora la complessità dei sentimenti che una donna può avere nei confronti di un uomo fino a limiti estremi talvolta inconcepibili, ma sempre veri.




... sono ventitré anni che penso a te ogni giorno che non ci sei, Frank, quindi stavolta non parlerai. Parlerò io, soltanto io. Ti racconterò tutto qui e ora, in piedi per strada, ti racconterò tutta la nostra storia fin dall'inizio, perché anch'io ho bisogno di sentirla.
L'animo di una donna può celare i propri sentimenti per un'intera vita e farne il fulcro della propria forza e della propria distruzione.
È questo che impareremo ascoltando le parole di Helen. Parole che macchiano pagine, parole che attraversano la sua intera vita per raccontarci un amore lacerato, perduto, distrutto.

Helen e Frank si conoscono ragazzini. Entrambi figli di diplomatici e, soprattutto, superstiti di famiglie malate, subito dopo il diploma di trasferiscono ad Amsterdam, dove daranno il via a un rapporto fatto per gran parte di silenzi. 
Frank è disorganizzato, disordinato e senza regole tanto quanto Helen è precisa e seria. Pittore lui, letterata lei, trascorreranno la loro intera esistenza in balìa di un rapporto ambiguo e viscerale.

Quello che salta immediatamente agli occhi del lettore è l'amore, a tratti morboso e ossessivo, che Helen ha per Frank.
Sarà lei, durante tutta la storia, a rivelare le sue fragilità, a mostrarci le cicatrici che le attraversano l'anima.
Nella sua rigidità quotidiana, nelle sue giornate fatte di parole e di carta, Helen riempirà tutti i suoi vuoti con la sola presenza dell'uomo che ama.
E quando, a più riprese, lui volgerà il suo sguardo altrove, quando, più volte, anche il suo corpo sarà altrove, ci ritroveremo ad avere a che fare con una donna che scoprirà tutte le sue fragilità e i suoi smarrimenti.

La storia che Helen racconta, con uno sguardo, quasi sussurrando, a quell'uomo che non vede da vent'anni e che adesso è lì, anziano, canuto, ma sempre meravigliosamente amore, è la storia di un sentimento infinito, uno di quegli amori che, per quanto male possano farci, per quante lacrime ci facciano versare, sono impossibili da lasciare andare definitivamente.

Solo un grande dolore, un dolore che squassa l'anima, riuscirà a separare definitivamente Helen e Frank.
E poi la vita ci mette lo zampino e si ritrovano lì, per caso, tra le strade di Londra: anziani, quasi estranei, ma sempre loro.
E allora Helen deciderà di raccontare, di aprire a Frank, finalmente, quel cuore che ha sempre tenuto chiuso, rannicchiato all'interno di un corpo che diceva altro.
E le parole sgorgheranno, prima timide, sussurrate, poi violente, dolorose, inarrestabili.

Leggere questo romanzo è stata una sorta di auto-terapia, un'analisi di ciò che ho chiuso dentro, che ho negato, che ho nascosto anche a me stessa.
La mia devozione rispecchia perfettamente ciò che narra: un amore non morboso, ma viscerale; una storia lunga una vita che evapora in pochi istanti e nella maniera più dolorosa che una persona possa vivere.

Non è un romanzo per tutti, questo. Servono cicatrici profonde per poterlo amare, servono scorte di dolore per poterlo capire. Ma è un romanzo che penetra sottopelle, che eviscera, che graffia, che lascia esausti e pieni.


Ringrazio Edizioni e/o per la copia del romanzo in anteprima

1 commento:

  1. Wow, ho sentito l'intensità già attraverso la tua recensione. Mi riporta alla mente quella stessa morbosità di Heathcliff con Catherine. Devo leggerlo!

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