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Recensione 'Inventario di un cuore in allarme' di Lorenzo Marone - Einaudi


INVENTARIO DI UN CUORE IN ALLARME || Lorenzo Marone || Einaudi || 11 febbraio 2020 || 296 pagine

Per un ipocondriaco che vuole smettere di tormentare chi gli sta accanto con le proprie ossessioni, trovare una valvola di sfogo è una questione vitale. Ma come si impara ad affrontare la paura da soli? Forse raccontandosi. È quello che fa Lorenzo Marone, senza timore di mostrarsi vulnerabile, con una voce che all'ansia preferisce lo stupore e il divertimento. Scorrendo l'inventario delle sue fobie ognuno può incontrare un pezzo di sé e partecipare all'affannosa, autoironica ricerca di una via di fuga in discipline e pratiche disparate: dalla medicina alla fisica all'astronomia, dalla psicologia alla religione, dai tarocchi all'astrologia. Alla fine, se esorcizzare del tutto l'angoscia resta un miraggio, possiamo comunque reagire alla fragilità ammettendola. E magari accogliere, con un po' di leggerezza, le imperfezioni che ci rendono unici. Le confessioni comiche, poetiche, paradossali di un «cuore in allarme». Che prende in giro sé stesso mettendo in scena quello che, da Molière a Woody Allen, è sempre stato il più irresistibile dei personaggi tragici.



...io parlo e voi ascoltate. Quello che fanno gli amici, alla fine.
Mi sono seduta in poltrona, in un tiepido pomeriggio di metà febbraio, e ho ascoltato un amico parlare. L'ho sentito raccontarsi, aprire il cuore e cercare di farmi capire come sia la vita di un ipocondriaco.
L'ha fatto in maniera esaustiva, portando esempi, dati, statistiche; ma l'ha fatto anche in maniera ironica, permeando il suo racconto con quella malinconia dolce e sorridente tipica dei napoletani veri!

Mi sono accoccolata in poltrona, mentre il cielo virava verso il crepuscolo e con quell'amico ho riso, perché io, che sono tutto il contrario di un ipocondriaco, ho veramente vissuto il lato ilare di chi, invece, vive quotidianamente con una patologia che lo porta a soffrire.
Ho riso di quegli episodi... in alcuni casi ho riso davvero tanto, arrivando alle lacrime e non riuscendo a smettere, anzi ritrovandomi a ridacchiare durante i giorni successivi, quando mi capitava di ripensare ai suoi racconti!

Mi sono rannicchiata in poltrona, tirandomi una coperta sulla gambe, mentre il buio prendeva il sopravvento e l'aria rinfrescava. E dalle parole dolorose, arrabbiate, tristi, ilari di quell'amico ho capito quanto sia difficile la vita di una persona costretta a dover fare i conti con la paura della malattia, con la sensazione di poter morire da un momento all'altro solo perché è salito su un aereo; con l'incapacità di ascoltare i racconti altrui, quando magari questi azzardano un accenno a una qualunque malattia!

Lorenzo Marone, in questo suo ultimo lavoro, ci racconta di sé, apre il suo cuore a noi lettori e ci confessa le sue debolezze e le sue paure. Ma lo fa in maniera diversa, usando quella poesia che è insita nell'autore che conosciamo e amiamo e avvalendosi di quella sincerità tipica di una persona che nulla ha da nascondere.
Lorenzo ci racconta cosa sia la vita di un quarantacinquenne che cerca di combattere quotidianamente la paura della malattia, ma anche di non trasmettere queste sue ansie al figlio.

Non aspettatevi, leggendo questo libro, uno di quei romanzi poetici e ricchi di personaggi indimenticabili, a cui Marone ci ha abituati. Qui il personaggio non c'è, c'è la persona. C'è un Marone inedito e segreto che decide di raccontarsi.
Non pensate di incappare in una di quelle storie che si fanno divorare, ma preparatevi ad ascoltare un amico che ha bisogno di un appoggio, di qualcuno disposto a capire le sue paure, le sue angosce, qualcuno che non sbuffi, che non gli dica che sta esagerando, qualcuno che, tutto sommato, sia anche in grado di farsi una risata con lui!

Seduta in quella poltrona, con la notte che salutava per far spazio a un nuovo giorno, ho salutato quell'amico che ormai fa parte della mia vita da qualche anno. L'ho abbracciato, gli ho ricordato che andrà tutto bene, che la morte non incombe sulla sua testa, che lo attendono ancora tante lunghe passeggiate fianco a fianco col suo piccolo bambino. 

C'è una cosa che non ho detto a quell'amico ed è che, come sempre, mi ha fatta ridere, commuovere, emozionare e che gli sono grata per tutto ciò che scrive, perché perdersi tra le sue parole è sempre qualcosa di unico!


Ringrazio Lorenzo Marone per avermi omaggiata di una copia del romanzo


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