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Recensione 'Lontano dagli occhi' di Paolo Di Paolo


LONTANO DAGLI OCCHI || Paolo Di Paolo || Feltrinelli || 10 ottobre 2019 || 189 pagine

Tre storie diverse, la stessa città - Roma, all'inizio degli anni Ottanta - e lo stesso destino: smettere di essere soltanto figli, diventare genitori. Eppure Luciana, Valentina, Cecilia non sono certe di volerlo, si sentono fragili, insofferenti. Così come sono confusi, distanti, presi dai loro sogni i padri. Si può tornare indietro, fare finta di niente, rinunciare a un evento che si impone con prepotenza assoluta? Luciana lavora in un giornale che sta per chiudere. Corre, è sempre in ritardo, l'uomo che ama è lontano, lei lo chiama l'Irlandese per via dei capelli rossi. Valentina ha diciassette anni, va alle superiori ed è convinta che da grande farà la psicologa. Appena si è accorta di essere incinta, ha smesso di parlare con Ermes, il ragazzo con cui è stata per qualche mese e che adesso fa l'indifferente, ma forse è solo una maschera. Cecilia vive fra una casa occupata e la strada, porta un caschetto rosa e tiene al guinzaglio un cane. Una sera torna da Gaetano, alla tavola calda in cui lavora: non vuole nulla da lui, se non un ultimo favore. A osservarli c'è lo sguardo partecipe di un io che li segue nel tempo cruciale della trasformazione. Un giro di pochi mesi, una primavera che diventa estate. Tra bandiere che sventolano festose, manifesti elettorali che sbiadiscono al sole e volantini che parlano di una ragazza scomparsa, le speranze italiane somigliano a inganni. Poi ecco che una nuova vita arriva e qualcosa si svela. "Lontano dagli occhi" è una dichiarazione d'amore al potere della letteratura, alla sua capacità di avvicinare verità altrimenti inaccessibili. Ricostruendo con la forza immaginifica della narrazione l'incognita di una nascita, le ragioni di una lontananza, Paolo Di Paolo arriva a rovesciare la distanza dal cuore suggerita dal titolo. Una storia sul peso delle radici, su come diventiamo noi stessi.



Ci sono libri che io definisco anomali: sono quei libri che si leggono bene, anche velocemente, che sono scritti altrettanto bene, che raccontano una storia che conquista ed emoziona.
Ma sono anche quei libri che, senza un motivo apparente, fanno storcere il muso, lasciano quella sorta di insofferenza latente durante la lettura e dei quali, una volta terminati,  non si riesce ad avere un'opinione chiara.
Lontano dagli occhi rientra perfettamente in questa categoria di romanzi.

L'ho acquistato spinta dall'entusiasmo di Laura prima e di Deborah poi. L'ho letto in questi pomeriggi fatti di attesa (caro corriere, dove sei?!).
Un paio di giorni trascorsi in compagnia di Luciana, Valentina e Cecilia, in quella capitale di inizio estate che vede la Roma vincere lo scudetto post-mondiale dell'82 e l'indecisione degli elettori chiamati alle urne che, allora come oggi, puntano più verso l'astensionismo che non verso una scelta.
Sono i giorni in cui sparisce Emanuela Orlandi e noi ci troviamo a seguire la vita di tre sconosciute che hanno in comune solo una cosa: il pancione.
Quello grande, pesante, quasi fastidioso, degli ultimi mesi di gravidanza. Quella parte così evidente e ingombrante che non si può più nascondere, soprattutto a se stesse, soprattutto se non si è desiderata o cercata.

Non c'è una storia vera in questo romanzo; ci sono vite fatte di silenzi, di pensieri e di cose non dette.
È un libro che prende alla gola, con una narrazione quasi angosciante; un libro che non lascia spazio al lettore, costretto ad adattarsi ai suoi spazi e ai suoi ritmi.
Non c'è modo di sentirsi a proprio agio tra queste pagine, eppure le si divora, quasi si venisse colti da una fame atavica.

È sul finale che sono sorte le mie perplessità. Un finale che può entusiasmare e deludere allo stesso tempo, una scelta coraggiosa da parte dell'autore, quella di non rivelarci nulla, di lasciare a noi lettori la possibilità di decidere cosa ne sarà della vita dei protagonisti.
L'ho apprezzato? Non lo so forse avrei gradito quel qualcosa in più, quelle risposte che avrebbero messo tutti i tasselli al loro posto.
Ma è anche vero che io sono una lettrice che ama i finali netti, quelli in cui ogni domanda trova una risposta e tutto sia ben chiaro.

Ho aspettato un po' prima di scrivere questa recensione, proprio perché avevo la sensazione che mi fosse mancato qualcosa.
A conti fatti, la lettura di Lontano dagli occhi mi ha conquistata mentre mi trovavo tra le sue pagine, ma poco mi è rimasto una volta che ho salutato i suoi personaggi, se non la certezza di aver avuto a che fare con un romanzo ben scritto.


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