lunedì 24 febbraio 2020

Recensione 'Io sono Ava' di Erin Stewart - Garzanti


IO SONO AVA || Erin Stewart || Garzanti || 13 febbraio 2020 || 330 pagine

Ava era mille cose. Era una ragazza che adorava cantare. Era una ragazza con tanti amici. Ora è solo la ragazza con le cicatrici. E passato un anno dall'incendio in cui ha perso i genitori. Un anno in cui Ava ha tagliato i ponti con il mondo perché le fa troppa paura. Ora è costretta a tornare a scuola. Una scuola nuova dove non conosce nessuno. Una scuola che - ne è sicura - sarà piena di ragazzi che non faranno altro che osservare il suo viso per poi allontanarsi spaventati. Chi vorrebbe mai fare amicizia con lei? Quali nuovi modi di prenderla in giro si inventeranno i suoi compagni? Non appena si avventura in quei corridoi i suoi incubi si avverano: non incrocia nessuno sguardo e, al suo passaggio, sente solo sussurri. Fino a quando i suoi occhi non incontrano quelli di Asad e Piper, gli unici ad avere il coraggio di andare oltre il suo aspetto. Di vedere la vera Ava dietro le cicatrici. Perché anche loro si sentono soli e incompresi. La loro amicizia la aiuterà a ricominciare. Le farà capire che nessuno è diverso, ma ognuno è unico così come è. La storia di una ragazza che scopre la forza che ha dentro di sé. La storia di un'amicizia più forte di tutto.





C'è sempre un po' di bellezza nella cenere. A volte, semplicemente, non riusciamo a vederla.

Ho parlato per la prima volta di Ava con Alice Basso (guardate il retro di copertina e capirete!).
Tra una chiacchiera e l'altra, ho capito che io Ava avrei voluto conoscerla!

Ava è una ragazza di sedici anni, anzi Ava è una sopravvissuta di sedici anni: un incendio ha distrutto la sua casa, ha ucciso i suoi genitori e la cugina Sara e ha cambiato per sempre la sua vita e il suo aspetto fisico.
Ha il corpo ricoperto di cicatrici; cicatrici lasciate dalle ustioni, cicatrici dovute ai diciannove interventi chirurgici subiti nell'anno appena trascorso. Ma è l'anima di Ava quella da curare, quella che ha subito le ferite peggiori.

Questo romanzo ci viene presentato come una sorta di Wonder. Non lo è. Certo, in alcune situazioni potrebbe ricordarlo, ma non lo è.
Innanzitutto, la protagonista è una ragazza di sedici anni; inoltre, Ava si trova a dover affrontare un corpo deturpato non a causa di una malattia, ma per colpa di un incendio.
Ava non è nata così, anzi! Era una ragazza molto carina, socievole, solare e con una grande passione per il teatro e per il canto. 
Ava non è nata così, Ava dovrà imparare a convivere con un volto e un corpo che non le appartengono
Provate a pensare quanto possa essere difficile, in un'età già di per sé complicata, dover fare i conti con un aspetto fisico che non è quello a cui si era abituati; pensate a cosa voglia dire guardare il proprio volto in uno specchio e non trovarlo più.
Questa è la prima e fondamentale differenza tra Ava e Auggie.

Ava è una sopravvissuta: due mesi di coma, numerosi interventi, il fuoco ha oltrepassato la pelle, le ha bruciato le ghiandole sudoripare, i bulbi piliferi, le terminazioni nervose.
Ava non ha più i capelli: il suo cranio è coperto da piccole chiazze stoppose; non ha più ciglia, sopracciglia, palpebre; le sue labbra sembrano sciolte. Ava indossa sempre una bandana, perché al posto di una delle due orecchie ha un buco.

Ava deve imparare a riaffrontare la vita, gli sguardi della gente, quei lunghi corridoi di scuola fatti di sussurri, ghigni, bisbigli.
Lo deve a sé stessa, ma soprattutto a Cora e Glenn, i suoi zii, che in quell'incendio hanno perso Sara e che le stanno accanto giorno dopo giorno.

Ava attraverserà quei corridoi con lo sguardo basso, spesso rifugiandosi in angoli nascosti e silenziosi; finché nella sua vita non arriva Piper, cicatrici nascoste sotto una guaina rosa shocking, due ali tatuate sulla schiena e una sedia a rotelle a tenerla ancorata a terra!
Ava e Piper diventeranno amiche e, esattamente come accade a quell'età, si faranno forza a vicenda, si appoggeranno l'una all'altra per superare quelle barriere che la vita ha messo sulla loro strada! Ma proprio come accade a sedici anni, qualcosa tra loro si incrinerà e porterà nuovo dolore nella vita di entrambe.

Io sono Ava è una storia dolce e dolorosa al tempo stesso. C'è del buonismo? Forse in qualche parte sì, ma non sfocia mai nel pietismo gratuito.
È una storia che racconta un pezzetto di vita, di dolore e di speranza e che ci ricorda quanto avere accanto qualcuno che ci guardi per ciò che siamo, sia fondamentale.


E adesso le note negative che, per fortuna, non riguardano il romanzo in sé!
Non so per quale motivo la Garzanti abbia deciso di cambiare la copertina originale: quel caschetto rosa ha un significato molto preciso nel contesto della trama; la cicatrice sul volto della copertina italiana, invece, no. Inoltre, in questo romanzo pare siano bruciati anche i congiuntivi; spesso mi sono lamentata di pessime traduzioni o editing poco accurati, ma mai mi ero imbattuta in un intero romanzo in cui tutti, assolutamente tutti i congiuntivi vengano sostituiti dall'indicativo.
Si continua a ripetere che il congiuntivo sia in disuso, ma è una cosa a cui, personalmente, non ho intenzione di rassegnarmi.

A parte questi piccoli particolari che, come detto, non inficiano assolutamente su una storia molto bella e delicata, vi consiglio di leggere questo romanzo, perché vi ricorderà quanto l'amicizia sia un punto fondamentale della vita di ogni persona!

Ringrazio Garzanti per avermi fornito una copia del romanzo


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