lunedì 10 febbraio 2020

Recensione (per finta!) 'La casa delle voci' di Donato Carrisi - Longanesi


LA CASA DELLE VOCI || Donato Carrisi || Longanesi || 2 dicembre 2019 || 400 pagine

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l'ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l'addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall'altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un'illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un'adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l'assassina è proprio lei.

PER FINTA!

Il motivo per cui non trovate un voto in questa recensione e quello per cui nel titolo di questo post c'è scritto recensione per finta, è che io questo romanzo non l'ho finito di leggere.
Non ho mai scritto una recensione per i romanzi abbandonati e non l'avrei fatto neanche in questo caso; la mia intenzione, infatti, era quella di scrivere un post su Instagram per spiegare le mie perplessità e i motivi per cui non ho terminato la lettura dell'ultimo romanzo di Donato Carrisi. Ma a quanto pare, la mia logorrea ha avuto la meglio (o forse i motivi sono davvero tanti!) e quindi lo spazio non era sufficiente (ma come fa quella gente che scrive le recensioni solo lì? Mah!).
Tutto questo per dirvi che non dovete aspettarvi una delle solite recensioni, perché questa non lo sarà!

***
Io e Carrisi abbiamo sempre avuto un rapporto contrastato, lo ammetto: non sono una di quelle lettrici che corre a comprare i suoi libri appena appaiono in libreria, ma l'ho sempre letto con piacere e riconosco che sia uno dei più grandi thrilleristi italiani degli ultimi anni.
Ma mi ha sempre irritato la sua scelta di non dare un'ambientazione precisa ai suoi romanzi e, cosa ancora peggiore, la scelta dei nomi dei suoi personaggi mi mandava fuori da gangheri.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui La casa delle voci non è stato acquistato da me. 
Il principale è sicuramente la presa in giro da parte della Casa Editrice. Avete provato a sfogliare questo libro? Nel caso non lo abbiate fatto, vi spiego di cosa sto parlando: La casa delle voci ha un prezzo di copertina di 22 euro. Da catalogo avrebbe 400 pagine. Perché dico avrebbe? Perché, righello alla mano, posso dirvi che i margini laterali misurano circa 3 cm ciascuno; stesso discorso per il margine superiore e quello inferiore tocca addirittura i 3.5 cm. 
Inoltre, il corpo di stampa è leggibile anche ad elevata distanza da un miope! Insomma, se questo libro fosse stato stampato e impaginato come tutti gli altri romanzi, raggiungerebbe a stento le 200 pagine! 
Quindi? Quindi Longanesi ha deciso di farci pagare il nome di Donato Carrisi. E io non ci sto. Soprattutto quando si tratta di un autore che, solitamente, mi fa saltare i nervi! E soprattutto quando mi trovo davanti a un romanzo che ha suscitato pareri contrastanti anche tra i lettori più affezionati di Carrisi.

Quindi ho deciso di prendere questo libro in biblioteca e, a conti fatti, ne sono davvero felice!
Sono arrivata a pagina 300 e, dopo pomeriggi fatti di pisolini ristoratori dovuti alla sua lettura, ho deciso di mollare!
Questa volte, lode al cielo, Carrisi ambienta la sua storia in una città ben definita, Firenze. Ma la sua passione per i nomi esteri non ha pace, quindi butta dentro un personaggio proveniente dell'Australia, Hanna Hall e fa pace con la sua anima!

Ho faticato molto a entrare in sintonia con la storia e con i suoi personaggi. Pietro Gerber, protagonista centrale di questo romanzo, è un ipnotista e, nello specifico, si occupa di bambini; all'inizio della storia, si troverà a dover accettare come paziente proprio la suddetta Hanna Hall, una donna di trent'anni che, dopo aver trascorso l'infanzia in Toscana, si trasferisce in Australia.
Questo è ciò che ho letto io prima di fermarmi e abbandonare la lettura.

Pietro è un personaggio che non arriva: rimane freddo, distante, cupo, direi incolore. Si capisce che nasconde un segreto, risalente al suo rapporto col padre, definito il Signor B. Lo ammetto: questa è stata l'unica parte che ha suscitato una qualche curiosità in me, tanto che ho chiesto alla Bacci di svelarmi questo mistero! Risultato: la Bacci ha raccontato e anche bene e io ho capito che se avessi finito di leggere La casa delle voci, questa sarebbe stata una grande stroncatura!

Ciò che mi è mancato di più durante la lettura è stato quel pathos che avevo trovato nelle precedenti storie di Carrisi. Non c'è quel gioco di inganni che l'autore è in grado di creare e che ha sempre portato il lettore a dei finali sconcertanti. 
Piuttosto, la sensazione che mi ha accompagnata è stata quella di avere davanti una prossima sceneggiatura cinematografica, tanto da farmi temere che l'autore cominci a scrivere in funzione di un'eventuale trasposizione.
In questo caso, preparatevi alla sponsorizzazione da parte di Burberry (e questa la capirete solo se avrete letto il romanzo!).


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