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Recensione 'OttO' di Michela Monti - Triskell

 

OTTO || Michela Monti || Triskell || 12 novembre 2020 || 280 pagine

Melice Redding è convinta di aver già toccato ogni limite tollerabile con le proprie mani. Conosce il dolore della perdita, la paura della morte, la sofferenza del sangue versato. È capace di sopravvivere. Eppure, dal momento in cui riapre gli occhi in quel letto di ospedale, si ritrova ferma in un tempo che non riconosce come suo, e ogni passo diventa una sfida. La risalita è troppo lunga per riuscire ad affrontarla da sola. Le servono i suoi amici, sua figlia. Le serve Gabriel. Ma chi sono le persone che ha davanti? Cosa nascondono? Quanto può essere pesante la verità che sta inseguendo?


Quando ho terminato la lettura del secondo capitolo della trilogia scritta da Michela Monti, ho mandato l'autrice nell'allegro paese di Fanculandia più e più volte (continuo a farlo ancora oggi, in realtà!).
Avrei voluto avere tra le mani questo capitolo conclusivo già in quel momento e, invece, ho dovuto attendere parecchi mesi (grazie, Covid!).

Sapevo, dalle parole della stessa Michela, che questo sarebbe stato, fra i tre, il romanzo con più componente distopica. Ma ero anche curiosa di scoprire cosa sarebbe accaduto (ancora!) a Gab e Mel.

Com'è andata? Lo ammetto: se tra queste pagine non avessi trovato la scrittura e i tratti caratteriali dell'autrice, avrei abbandonato la lettura molto presto.
Ma, come e più che nei due romanzi precedenti, la personalità di Michela traspare in ogni riga.

OttO è una storia che nasce per mettere a posto tutti quei tasselli che, nei romanzi precedenti, non avevano trovato una sistemazione. Ma è, soprattutto, un romanzo di denuncia sociale e nel quale, come sempre, l'amicizia è il motore della storia.

Sono onesta (ma va?!) e vi dico che per me è davvero difficile parlarvi di questo romanzo, innanzitutto perché non amo uscire dalla mia comfort zone e questa cosa si è amplificata nell'ultimo anno. 
OttO è un distopico a tutti gli effetti; probabilmente, assieme al romance, il genere da cui più rifuggo.
La mia è stata una lettura insofferente e altalenante: leggevo, mi prendevo una pausa, sentivo la mancanza della scrittura di Michela, ma soffrivo nel trovarmi in un ambiente non mio.
Tanto che, giunta all'ultima pagina, mi sono anche chiesta se questo terzo capitolo fosse davvero necessario nell'economia della serie.
La risposta? Credo che Michela avrebbe potuto "sistemare" le vite di Gab e Mel in due soli romanzi, semplicemente allungando di qualche pagina tanto il primo quanto il secondo libro.
Ma capisco anche la sua necessità di scrivere questa storia e, in fondo, uno scrittore dovrebbe innanzitutto scrivere per sé stesso no?!
È stata una domanda obiettiva la mia? Probabilmente no, ma, mi ripeto per l'ennesima volta, dei tre, questo è stato il romanzo a me meno congeniale.

Ma OttO mi è servito, è stato una sorta di terapia! Ho capito, ancora di più, che per me la lettura è come una coperta morbida e calda, un pomeriggio piovoso, una cioccolata calda, il profumo di una torta appena sfornata!
Non amo leggere generi a cui sento di non appartenere, che non mi sono affini.
Quindi, per quanto bene io possa volere a Michela, per quanto trovi meravigliosa la sua scrittura, se il prossimo romanzo sarà nuovamente un distopico, io la terrò per mano, la sosterrò, le farò mangiare la pizza, ma mi rifiuterò di aprire il libro e di leggerne anche una sola riga!


Ringrazio l'autrice per avermi fornito copia del romanzo. Ma la ringrazio, soprattutto, per tutto il resto (tu sai!)

Commenti

  1. Questa recensione conferma la tua consolidata obiettività.
    Ti fa onore.
    Grazie

    RispondiElimina

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