martedì 3 novembre 2020

Recensione 'Una famiglia italiana' di Adriana Trigiani - Tre60

 


UNA FAMIGLIA ITALIANA || Adriana Trigiani || Tre60 || 15 ottobre 2020 || 288 pagine

Stati Uniti, 1925. Nata in una famiglia italiana emigrata nella cittadina di Roseto, in Pennsylvania, a quattordici anni Nella Castelluca sogna di diventare insegnante e di vedere un mondo diverso da quello della fattoria in cui vive. Ambiziosa e determinata, riesce a convincere i genitori a iscriverla alla Columbus High School. Quando conosce Renato Lanzara, un ragazzo affascinante e amante dei libri, Nella s'innamora perdutamente. Tutto sembra andare per il meglio, ma una terribile notizia scuote la famiglia Castelluca: a causa di un'esplosione nella miniera in cui lavora, il padre della ragazza rimane gravemente ferito. Alla fine dell'estate, Nella lo sa, non potrà più tornare a scuola: alla fattoria hanno bisogno di lei. Oltre ad aiutare in casa, Nella inizia a lavorare in una lavanderia come stiratrice. Tra gli operai c'è un ragazzo della sua età, Franco Zollerano, che la corteggia dolcemente. Renato, il grande amore di Nella, è ormai lontano, e forse sposare Franco è la cosa giusta... Insieme potranno avere una famiglia e, se il destino lo vorrà, anche coronare il sogno di aprire una manifattura di vestiti. Perché per Nella e Franco, che hanno umili origini, una vita migliore è dietro l'angolo: l'importante è non dimenticare mai i propri valori.


Ci sono autori che si scoprono per caso e, pian piano, diventano una certezza. È ciò che mi è successo con Adriana Trigiani: ho letto il suo primo romanzo affascinata dalla copertina e, da lì, non l'ho più lasciata.

Con questo nuovo lavoro, la Trigiani ci racconta, attraverso lo sguardo di Nella, quasi cinquant'anni di storia della famiglia Castelluca.
I Castelluca sono una delle tante famiglie di emigrati italiani; vivono in Pennsylvania, a cinque chilometri da Roseto, nella fattoria che il padre ha tanto desiderato e in cui Nella cresce assieme ai genitori e alle quattro sorelle.

Nella è una ragazza molto intelligente e in anni in cui lo studio viene considerato superfluo, lei, amante dei libri, della lettura e del sapere e col grande sogno di diventare maestra, riesce a convincere il padre a farle frequentare la scuola superiore di Roseto. Ogni mattina, Nella percorrerà quei cinque chilometri che la separano dalla scuola, a piedi, col caldo soffocante o con la neve che le arriva alle ginocchia!
E sono proprio quei chilometri la chiave di lettura di questo romanzo: cinque chilometri, che oggi paiono un'inezia, erano, negli anni Venti, una linea di demarcazione netta tra coloro che vivevano in paese e la famiglia Castelluca, chiusa tra i confini della fattoria di Delabole.
Più volte Nella ci fa notare come la vita alla fattoria sia fatta, oltre che di duro lavoro, anche di solitudine; mentre la gente di Roseto aveva modo di riunirsi, di incontrarsi, di chiacchierare, di fare gruppo, i Castelluca rimanevano quasi un'entità a sé stante.
Ed è questo uno dei motivi principali per i quali Nella sogna di lasciare la fattoria e trasferirsi in paese.

Ma la vita ci insegna che non sempre i nostri sogni si avverano e quando Nella andrà a vivere in paese non sarà per studiare né per insegnare, ma a causa di un incidente occorso al padre, che la costringerà ad abbandonare gli studi e andare a lavorare alla fabbrica di camicie di Roseto.
Faccio un lavoro gratificante; non mi chiedo mai se mi piace o no quello che faccio, mi concentro per farlo bene e basta.
Ad appena 15 anni, Nella dovrà chiudere in un cassetto il suo desiderio più grande, ma questo non la fermerà.

La Trigiani ci racconta la storia di una ragazza forte, tenace, a tratti persino dura; una donna che affronta le difficoltà e il dolore e lo fa guardando avanti, spalle dritte e testa alta. 
Nella non si lascerà mai abbattere e anche quando un ragazzo le spezzerà il cuore, lei ci metterà sopra un cerotto e volgerà lo sguardo altrove.

Non è una donna perfetta, la nostra Nella; non è esente da colpe, ma è sicuramente una di quelle donne del sud in grado di costruire un mondo attorno a sé.
Le manca, forse, quella leggerezza perduta da ragazza, quasi la avesse chiusa in quel cassetto assieme ai suoi sogni più preziosi. Una leggerezza che Nella ritroverà durante un viaggio in Italia, quando, finalmente, libererà quel dolore che si porta dentro, lasciandolo scivolare via assieme alle lacrime a lungo trattenute.

Adriana Trigiani possiede il dono di riuscire a trasportare il lettore esattamente nei luoghi e nei tempi che gli racconta.
È grazie a questo che, durante tutta la lettura, percepiremo sulla nostra pelle le gioie e i dolori di Nella, scorgeremo con chiarezza i luoghi che l'autrice ci racconta, passeggeremo tra le strade di Roseto, seguiremo la processione festosa, guarderemo ammaliate le vetrine di Marcella's, con le torte nuziali ricoperte di pasta di zucchero e i babà alla crema!

In poco meno di 300 pagine, l'autrice ci racconta, quindi, quasi cinquant'anni di storia di una famiglia e di un paese, contestualizzando perfettamente il momento storico attraverso la descrizione di piccoli particolari quali l'abbigliamento e le acconciature.
Non tralascia nulla, la Trigiani, né gli avvenimenti famigliari né quelli storici. Si emerge da questa lettura con la sensazione di aver conosciuto i Castelluca, uno per uno, e di aver vissuto un pezzo della loro vita
Questo conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che non servono serie di più volumi per raccontare la storia di una famiglia, e che bastano anche "poche" pagine per colmare lacune che sarebbe stato facile creare!

Nei racconti della Trigiani c'è quell'Italia perduta e ricreata oltreoceano, ci sono le tradizioni, le famiglie, gli amici di una vita, i dialetti, la nostalgia di un Paese lontano.
C'è il sapore di qualcosa di dimenticato. Ci sono quei racconti dei nonni che profumano di torta di mele appena sfornata, di legna che arde nel camino, morbidi come una coperta che avvolge in un caldo abbraccio, mentre, stringendo tra le mani una tazza calda, si guarda la neve cadere fuori dalla finestra, in quella strada buia, appena rischiarata dalla luce lieve dei lampioni!




Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del libro

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