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Recensione 'Benedetto sia il padre' di Rosa Ventrella - Mondadori


BENEDETTO SIA IL PADRE || Rosa Ventrella || Mondadori || 16 marzo 2021 || 231 pagine


Quanto di quel che abbiamo vissuto da bambini ci rimane attaccato alla pelle? Ci si può salvare dal male che abbiamo respirato crescendo? Rosa è nata nel quartiere San Nicola, il più antico e malfamato di Bari, un affollarsi di case bianche solcate da vichi stretti che corrono verso il mare, un posto dove la violenza "ti veniva cucita addosso non appena venivi al mondo". E a insegnarla a lei e ai suoi fratelli è stato il padre, soprannominato da tutti Faccia d'angelo per la finezza dei lineamenti, il portamento elegante e i denti bianchissimi; tanto quanto nera – " 'gniera gniera' come un pozzo profondo" – aveva l'anima. Faccia d'angelo ha riversato sui figli e soprattutto sulla moglie – una donna orgogliosa ma fragilissima, consumata dall'amore e dal desiderio che la tenevano legata a lui – la sua furia cieca, l'altalena dei suoi umori, tutte le sue menzogne e tradimenti. Ma Rosa è convinta di essersi salvata: ha incontrato Marco, ha creduto di riconoscere in lui un profugo come lei, è fuggita a Roma con lui, ha persino storpiato il proprio nome. Oggi, però, mentre il suo matrimonio sta naufragando, riceve la telefonata più difficile, quella davanti alla quale non può più sottrarsi alla memoria. Ed è costretta ad affrontare il viaggio a ritroso, verso la sua terra e la sua adolescenza, alla ricerca delle radici dell'odio per il padre ma anche di quelle del desiderio, scoperto attraverso l'amicizia proibita con una prostituta e l'attrazione segreta per un uomo più grande. E, ancora, alla ricerca del coraggio per liberarsi finalmente da un'eredità oscura e difficilissima da estirpare. Rosa Ventrella ha scritto un romanzo coraggioso, animato dalla volontà di smascherare la violenza che affonda le sue radici, dure e nodose come quelle degli olivi, nella storia di tante famiglie. Ma, con la sua lingua capace di dolcezza e ferocia, ha saputo mettere in scena a ogni pagina l'istinto vitale, la capacità di perdonare e rinascere. 


... forse è scritto da qualche parte che i figli ripercorrono gli stessi errori dei genitori
Perché, in fondo, la vita è come un cerchio, dove tutto si rincorre per poi tornare al punto di partenza; un cerchio dove ognuno di noi calpesta le impronte lasciate dai propri genitori, come facevamo da piccoli, in spiaggia, quando poggiavamo i nostri piedini dentro le orme giganti dei piedi dei papà. 
Come quando, da bambine, rubavamo le scarpe coi tacchi alla mamma e andavamo, barcollanti, in giro per casa!

Allo stesso modo, Rosa pare destinata a commettere gli stessi errori della madre, ad assorbire le stesse cicatrici, a provare lo stesso dolore.

Rosa Abbinante è una ragazza semplice, cresciuta tra i vichi di Bari vecchia; quei vicoli in cui il destino è un marchio che ti si imprime sulla pelle appena nasci.
E così come suo fratello Salvo si avvia a diventare la copia di quel padre violento e mezzo delinquente, anche Rosa pare ripercorrere la strada già percorsa dalla madre.
Quando incontra Marco, vede in lui una via di fuga, un modo per allontanarsi dalla paura che le pareti di casa le trasmettono, dai silenzi pesanti, dagli sguardi sempre bassi.

Rosa va via, verso una nuova città, una nuova casa, una nuova vita. Ma la vita, lo sappiamo, è un cerchio e tutti finiamo invischiati in quel girotondo che, prima o poi, butta tutti giù per terra.

Questo romanzo è un viaggio in tre parti nella vita della sua protagonista: dall'adolescenza al ritorno a Bari, ormai adulta, passando per quella fuga che avrebbe dovuto essere una salvezza.
Quante cose non ti ho detto, ma'?
Usando l'Io narrante, Ventrella ci accompagna in un simbolico viaggio nella vita di Rosa proprio mentre questa attraversa mezza Italia, cullata dal dondolio del treno, per far ritorno a quei luoghi dai quali è fuggita.
Ai vecchi si perdona tutto, vero? E invece no, papà, io non ti perdono.
La scrittura di Rosa Ventrella è potente tanto quanto cruda. Non ci sono, in questo romanzo, mezze misure di alcun tipo: nulla viene addolcito, edulcorato, ammorbidito.
Il lettore viene catapultato nella vita della protagonista e ne esce con le ossa rotte.

Quello che, però, ho riscontrato in questo romanzo, esattamente come nel precedente della stessa autrice, è la sensazione di "incompiuta" che si prova al termine della lettura.
Leggere le storie di Rosa Ventrella è come tuffarsi in acque ghiacciate, ma proprio quando il nostro corpo inizia ad adattarsi e smettiamo di tremare, l'autrice ci caccia fuori dall'acqua, lasciandoci addosso una sorta di insoddisfazione e di vuoto difficili da colmare. 

Benedetto sia il padre è una lettura da affrontare col giusto spirito, pronti a farsi carico del dolore della sua protagonista, ma anche a lasciarla forse un po' troppo in fretta.


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