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Recensione 'Le piccole libertà' di Lorenza Gentile - Feltrinelli

 

LE PICCOLE LIBERTÀ || Lorenza Gentile || Feltrinelli || 13 maggio 2021 || 317 pagine

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Oliva ha trent’anni, una passione segreta per gli snack orientali e l’abitudine di imitare Rossella O’Hara quando è certa di non essere vista.
Di lei gli altri sanno solo che ha un lavoro precario, abita con i genitori e sta per sposare Bernardo, il sogno di ogni madre. Nessuno immagina che soffra di insonnia e di tachicardia, e che a volte senta dentro un vuoto incolmabile. Fa parte della vita, le assicura la psicologa, e d’altronde la vita è come il mare: basta imparare a tenersi in equilibrio sulla tavola da surf. Ma ecco arrivare l’onda anomala che rischia di travolgerla. Dopo anni di silenzio, la carismatica ed eccentrica zia Vivienne – che le ha trasmesso l’amore per il teatro e la pâtisserie – le invia un biglietto per Parigi, dove la aspetta per questioni urgenti. Oliva decide di partire senza immaginare che Vivienne non si presenterà all’appuntamento e che mettersi sulle sue tracce significherà essere accolta dalla sgangherata comunità bohémienne che fa base in una delle più famose librerie parigine, Shakespeare and Company. Unica regola: aiutare un po’ tra gli scaffali e leggere un libro al giorno. Mentre la zia continua a negarsi, Oliva capisce che può esserci un modo di stare al mondo molto diverso da quello a cui è abituata, più complicato ma anche più semplice, dove è possibile inseguire un sogno o un fenicottero, o bere vino sulla Senna con un clochard filosofo. Dove si abbraccia la vita invece di tenersene a distanza, anche quando fa male. E allora, continuare a cercare l’inafferrabile Vivienne o cedere al proprio senso del dovere e tornare a casa? E soprattutto: restare fedele a ciò che gli altri si aspettano da lei o a se stessa?
Quando tante piccole libertà finiscono per farne una grande, rinunciarci diventa quasi impossibile.


Qualche tempo fa, nel sempre meraviglioso mondo di Instagram, scoppiò una polemica (una delle tante, sì) sui generi letterari e sull'opinione che si ha di essi.
Davanti al mio affermare di non leggere il romance, partì una cavalcata di Valchirie che, se avessero potuto, mi avrebbero linciata di persona e non solo a parole! Questa cosa mi fa sempre ridere perché mi chiedo quando io possa aver dato, anche solo per caso, l'impressione di essere un’amante del romanzo rosa!
La frase incriminata, o meglio la definizione da me usata, "letture poggia-neurone", venne presa come un attacco a una categoria di scrittrici e lettrici che paiono essere sempre facili alla stizza e al risentimento!

Sfrutto, quindi, la lettura del romanzo di Lorenza Gentile, sperando che l'autrice non me ne voglia, per chiarire, una volta per tutte e con buona pace di chi userà questo articolo per attaccarmi di nuovo, cosa sia, per me, una lettura "poggia-neurone" e per quale motivo Le piccole libertà rientri in questa classificazione!

A. Non è un romance. Sorpresa sorpresa!
B. È una storia che si legge velocemente!
C. La trama è abbastanza prevedibile.

Quest'ultimo punto è da considerarsi un difetto? Dipende da ciò che si cerca in una lettura; e io, nel momento in cui ho preso in mano questo romanzo, avevo bisogno di una storia carina, non troppo impegnativa, che non mi portasse via molto tempo e, soprattutto, che si potesse leggere anche tra un impegno e l'altro, senza, per questo, perdere il filo della narrazione.
Una di quelle storie, insomma, delle quali si intuisce un po' tutto sin dalle prime pagine, ma che è comunque in grado di regalare al lettore qualche ora di divertimento!

Non leggo molti libri di questo tipo, perché, paradossalmente, non sono una di quelle persone che usa la lettura come momento di svago.
Quando leggo, ho bisogno di concretezza e realtà, motivo per cui, ad esempio, non amo fantasy e distopici (e nessuno si è mai risentito per questo!).
Quando leggo, ho necessità di crescere, di imparare, di scoprire qualcosa di nuovo.
Ma anche io sono un essere umano e, ogni tanto, fatico a carburare e a mantenere la concentrazione. E questo è proprio uno di quei periodi, per cui il libro di Lorenza è stato salvifico!
Perché voglio sempre che gli altri mi pensino felice?
Oliva, la protagonista del romanzo, ha 30 anni e un futuro pressoché pianificato: il suo contratto da apprendista sta per scadere e lei è sicura che verrà assunta a tempo indeterminato; mancano pochi mesi alle sue nozze con Bernardo, affascinante avvocato, amatissimo dai suoceri; e la villetta con giardino a pochi passi dalla casa paterna è quasi pronta per accogliere i novelli sposi.
Niente scossoni, niente sorprese per Oliva, che sin da bambina si è attenuta ai desideri e ai dettami dei genitori, che hanno pianificato per lei una vita senza slanci e senza colore.

Ma ecco che, invece, lo sconvolgimento arriva, inaspettato, sotto forma di un biglietto del treno, destinazione Parigi. A inviarlo è zia Vivienne, sorella del padre di Oliva, della quale non si avevano notizie da oltre 15 anni.
Vivienne invita Oliva a Parigi per rivelarle, così dicono le poche righe scritte a mano, dei segreti che riguardano la loro famiglia.
E Oliva, dopo mille titubanze, decide di partire!

fonte: parigi.it

Come scritto sopra, Le piccole libertà non è un romanzo che riserva chissà quali colpi di scena, ma è una storia dolce, che ha il sapore di macarons e il profumo di croissant e il colore pieno del cielo in una giornata di primavera!
Oliva è un personaggio sopra le righe, uno di quei personaggi che non ammette vie di mezzo, ma ai quali si vorrebbe sempre poter dare uno scossone.

Il più grande pregio di questa storia è la scrittura di Lorenza Gentile: delicata come i fiori di ciliegio, riesce a sopperire anche a quel "troppo" che, ogni tanto, fa capolino tra queste pagine.
Una storia fresca, leggera, che regala qualche ora di svago e lascia il lettore col sorriso sulle labbra!



Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

Commenti

  1. Non amo i fantasy e inorridisco quando sento definire 1984 un distopico, ma mi concedo molto volentieri qualche momento di svago con questo genere: che, onestamente, nemmeno saprei come definire, visto che ne fanno parte scrittrici di altissimo livello, capaci come poche di fotografare un'epoca e di raccontare in modo brillante storie che spesso emozionano (su tutte, Barbara Pym, Brunella Gasperini, la prima Kinsella e tante altre). Come per tutti i generi, quello che conta, per me, è la scrittura. Oltre alle tue recensioni, in cui mi ritrovo moltissimo (non a caso, appena letto il post di ieri su Instagram ho subito virato in libreria: che di queste letture ora ho bisogno, più che mai. Grazie, come sempre

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