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Recensione 'Gli anni della seta' di Ulrike Renk - Tre60

GLI ANNI DELLA SETA || Ulrike Renk || Tre60 || 17 settembre 2020 || 400 pagine

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Germania, 1926. Ruth Meyer vive una giovinezza spensierata a Krefeld, una cittadina della Renania, insieme ai genitori e alla sorella Ilse. Trascorre molto tempo a casa dei vicini Merländer, commercianti di seta, e, affascinata da stoffe e tessuti colorati, impara a disegnare modelli e a realizzare borse e indumenti. Lì incontra Kurt, il suo primo, grande amore, con il quale condivide sogni e progetti. Ma con l'arrivo dei nazisti, il loro futuro di giovane coppia di ebrei è compromesso. La paura si diffonde nella piccola comunità, la famiglia di Kurt vuole lasciare il Paese, Ruth potrebbe essere costretta ad abbandonare tutto ciò che ama. Finché arriva il giorno in cui il destino della sua famiglia sembra dipendere proprio da lei... Una saga familiare ispirata a una storia vera, per ricordare sempre ciò che non deve mai essere dimenticato.



Quante volte vi fate incantare da una bella copertina? Se guardo la mia libreria, almeno due terzi dei libri che possiedo sono stati inizialmente adocchiati proprio per la copertina.
Di alcuni di essi, addirittura, non avevo neanche letto la sinossi, rimediando poi delle colossali fregature!
È un problema che sto imparando a gestire, ma che, inevitabilmente, fa riflettere su quanto sia inappropriato il detto "l'abito non fa il monaco"; purtroppo, nel caso dei libri, spesso lo fa!

Nel caso de Gli anni della seta, la copertina, per me, è stata un deterrente, tanto che ho deciso di acquistare questo libro solo dopo la pubblicazione del secondo volume, momento in cui ho scoperto che si trattava di una saga familiare di ambientazione storica.
Controllando su GoodReads ho appurato che siamo davanti a una tetralogia e che le copertine sono identiche a quelle della versione originale; ecco, in questo caso io avrei provveduto a cambiarle, perché sono davvero fuorvianti.

Ulrike Renk ha scritto questa serie di romanzi dopo che, nel luglio del 2017, durante una visita a Villa Merländer, a Krefeld, ha avuto modo di conoscere i discendenti della famiglia Meyer, protagonista del romanzo.

Fonte: https://kultur-in-krefeld.de/kulturhistorie/stadtgeschichte/villa-merlaender/

Dopo una serie di approfondite ricerche e grazie anche alla possibilità che le è stata data di leggere i diari di Ruth Meyer, è nata la "Saga della Seta".

Protagonista di questo primo romanzo, che copre un arco di tempo che va dal 1926 al 1938, è appunto la famiglia Meyer, composta da Karl, il padre, rappresentante di calzature, Martha, la madre, e le due figlie, Ruth e Ilse. I Meyer sono ebrei tedeschi.
Oggi siamo tedeschi di ordine ebraica, apparteniamo all'alta borghesia, abbiamo negozi, banche, siamo saldamente integrati nella società e questo non cambierà, per quanto forte possano urlare le camicie brune.
Quella che Renk ci racconta è la storia di una famiglia che, benché segua lo Shabbat e festeggi il Chanukkah, può essere definita moderatamente fedele.
Per fare un paragone, i Meyer sono come quei cattolici che mangiano la carne di venerdì e non vanno mai a messa, ma festeggiano il Natale.
Allo stesso modo, la famiglia protagonista di questo romanzo, si attiene ad alcuni dettami della religione ebraica, tralasciandone, però, quelli più limitanti.

Renk racconta con semplicità la vita di questa famiglia attraverso lo sguardo di Ruth, la figlia maggiore, che conosceremo bambina spensierata e saluteremo adolescente spaventata.
Nell'arco dei 12 anni che ci vengono narrati in questo primo volume, assisteremo alla crescita dell'intolleranza nei confronti degli ebrei e al diffondersi sempre maggiore del pensiero nazionalsocialista capeggiato da Hitler.
Erano tra coloro che ancora pensavano che quell'incubo sarebbe presto terminato, convinti che l'Europa non potesse continuare ad accettare le aspirazioni al potere di Hitler.
L'autrice riesce a renderci parte della vita della famiglia, raccontandoci la loro quotidianità attraverso un ripetersi di gesti e situazioni che, se da una parte rendono un po' ripetitive alcune parti del romanzo, riescono, allo stesso tempo, a farci percepire la crescente paura dei protagonisti e le piccole prima, ma via via sempre crescenti, modifiche delle loro abitudini.
Non siamo più cittadini del Reich.
Si percepisce che si tratti di un romanzo introduttivo, atto più a farci affezionare ai personaggi, a introdurci nelle loro vite e preparare, pian piano, il lettore al grande quanto doloroso stravolgimento che li vedrà protagonisti.
Propedeutico è, in tal senso, il finale, che lascia spazio alle lacrime e, cosa fondamentale, fa desiderare l'immediata lettura del secondo volume.




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