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Recensione (per finta!) 'Bastarde di Francia' di Alessandra Giovanile e Virna Mejetta - Piemme


BASTARDE DI FRANCIA || Alessandra Giovanile e Virna Mejetta || Piemme || 
25 maggio 2021 || 688 pagine

Nella Francia di Louis XIII e del cardinale Richelieu, due giovani donne vivono gli stessi aneliti di ribellione, cercando di non piegarsi a chi le vorrebbe pedine in una partita giocata da altri. «C'era un qualcosa di libero e selvaggio in quell'acqua torbida che la rendeva cento volte più desiderabile del mio bagno tiepido del sabato sera. Ma era un'illusione il suo incresparsi: non era acqua libera, come non ero libera io». Tenuta di Meaux, Francia, 1630. La giovane Madeleine Pidoux, nipote del cardinale Richelieu, primo ministro del Re, temeva quel momento più di ogni altro: a Parigi stanno decidendo del suo destino e la sua vita cambierà per sempre. Sono due moschettieri giunti di gran carriera dalla capitale con l'ordine di scortarla a casa a farle capire che l'attesa dell'inevitabile è finita. Un anno prima, Vittorio Amedeo I, erede del ducato di Savoia, si era invaghito di lei, arrivando a pretendere dal re Louis XIII che la fanciulla rientrasse tra le clausole del trattato di pace tra Francia e Savoia. E ora è tornato a chieder conto di quella richiesta. Madeleine è diversa dalla gran parte delle giovani del suo tempo: colta e anticonformista, considera deplorevole il ruolo di favorita, al quale i giochi politici la vorrebbero spingere. Durante il rocambolesco viaggio di ritorno, conosce uno dei soldati della guardia reale, Hauteville, tenebroso e sfuggente, deciso a resistere ai suoi capricci, ma ora dopo ora la vicinanza forzata sembra unirli in un legame speciale. Forse anche per questo, Madeleine decide di giocare l'unica carta che ha per essere libera: lo scandalo. Conosce un segreto del cardinale e potrebbe rivelarlo per farlo cadere in disgrazia. È a questo punto che la vicenda di Madeleine si intreccia a quella di un'altra giovane donna, Cécile de La Baume, imprigionata in un forte a scontare l'atto di disobbedienza della sua famiglia al re di Francia. I destini di due donne coraggiose e indomabili si snodano in questo romanzo, costruito con la struttura del feuilleton ottocentesco, che ci riporta al tempo violento in cui comandavano le spade e solo le ribelli facevano sentire la propria voce. Prima di essere ricondotte al silenzio.


Ciclicamente mi capita di dover tornare a parlare di romanzi storici, quasi dovessi fare una “lezioncina”. Che poi, chi sarò io per fare lezioni? Io i romanzi storici li leggo, sono anche abbastanza schizzinosa nelle mie scelte, è vero, ma non sono certo un’esperta né ho titoli di studio che mi consentano di salire su alcuna cattedra.
Fatto sta che negli ultimi due anni in particolare, il romanzo storico pare sia diventato di moda. E questa cosa posso dirla con una certa cognizione di causa, dato che io li ho sempre letti, ma solo ultimamente ne parlo qui nel blog e sui social. Il motivo? Sino a qualche tempo fa non interessavano a nessuno! 
Adesso, invece, è tutto un proliferare di lettori di romanzi storici, gente che si professa esperta in questo o quel personaggio, e le Case Editrici che fanno? Ovviamente seguono la moda del momento! 

Il problema è che per scrivere un romanzo storico servirebbero (il condizionale è d’obbligo) determinati requisiti e, soprattutto, non bisognerebbe mai dare per scontate alcune cose. 

Fatta questa premessa, oggi vi spiego perché ho abbandonato, dopo circa 200 pagine, la lettura di “Bastarde di Francia”, romanzo scritto a quattro mani da Alessandra Giovanile e Virna Mejetta. 

Inizio col dirvi che questo libro mi è stato inviato dalle autrici, che comunque ringrazio per avermelo proposto e, successivamente, inviato. 
Sapete bene che non sono solita abbandonare libri che mi arrivano da autori o Case Editrici, ma qui ci troviamo davanti a un romanzo di 688 pagine e già leggere le prime 200 è stato faticoso, a tratti frustante, e, soprattutto, destabilizzante. 

Le due protagoniste di questo romanzo sono Madeleine Pidoux, nipote del cardinale Richelieu, e Cécile La Baume, entrambi personaggi nati dalla fantasia della autrici, collocate nel contesto storico della Francia del 1600. 
Primo problema: il romanzo inizia con Madeleine di cui nulla sappiamo. E questa scelta va avanti per circa 120 pagine, quando, finalmente, ci verrà svelato qualcosa di più di questa ragazza e delle vicende che la riguardano. 
Nel frattempo, attorno a lei ruotano personaggi storici e si muovono situazioni che la riguardano direttamente, ma di cui noi, come detto, nulla sappiamo. 

Uno degli errori più grandi che mi capita di riscontrare nei romanzi storici, è che l’autore dia per scontata la “conoscenza” del lettore. Se è vero che, solitamente, chi legge romanzi di questo genere è abbastanza avvezzo alla materia, è anche vero che ci si può trovare ad avere a che fare con un “esordiente” della materia! 
Io stessa, che di storici ne “macino” a bizzeffe, non conosco sempre tutti i personaggi e i fatti che si svolgono durante la narrazione e, non mi vergogno ad ammetterlo, cerco di documentarmi il più possibile attraverso internet. 
E se un nome può risultare familiare (il cardinale Richelieu, in questo caso), non è detto che le vicende si conoscano a menadito. 
Questo non vuol dire che nei romanzi bisognerebbe fare lezione come a scuola, ma una delle più grandi pecche che ho riscontrato nelle prime 200 pagine di questo libro è che nessuna vicenda storica viene approfondita. 

Capisco che le due autrici abbiano usato il contesto storico e i personaggi realmente esistiti come una scenografia nella quale inserire le loro due protagoniste, ma per fare ciò sarebbe servito un maggiore spazio per far conoscere al lettore queste due donne. 
Iniziare narrando le vicende di Madeleine e aspettare otto capitoli prima di farci capire perché stiano accadendo determinate situazioni, è troppo. 

Problema numero due: la narrazione. 
Quando si tratta di Madeleine la storia viene narrata in prima persona; quando, invece, si raccontano i fatti, si passa alla terza persona. Il tutto all’interno dello stesso capitolo, usando lo stesso carattere di stampa e portando il lettore a una sorta di confusione che costringe, spesso, a dover tornare indietro di qualche riga per capire qualcosa. 

Problema numero tre: la scrittura. 
Spiace dirlo, ma le quattro mani si notano, magari non in maniera netta, ma il romanzo procede a balzelli. 
Inoltre, c’è romanzo storico e romanzo storico. Questo è un romanzo di ambientazione storica, nel quale il fulcro sono le vicende che riguardano le due protagoniste inventate. Diciamo che questa storia avrebbe potuto essere ambientata in qualunque altra epoca e nulla sarebbe cambiato. 
Si tratta di un romanzo che verte su amorazzi, intrecci, segreti, passione, scandali. Nulla di più. L’ambientazione, i personaggi storici, le vicende dell’epoca sono solo un contorno che sarebbe dovuto servire, forse, ad alzare il livello. 

Martedì, su instagram, vi ho parlato di un altro libro abbandonato la scorsa settimana, “La sarta di Parigi” di Georgia Kaufmann. Se dovessi fare un paragone tra questo e quel romanzo, la prima cosa che mi salterebbe all’occhio è che, mentre nel romanzo della Kaufmann la storia mi incuriosiva e avrei anche potuto terminarlo, qui è mancata anche quella componente. 

L’unica sensazione che ho provato durante la lettura di questa storia è stata una sorta di confusione: non riuscivo a raccapezzarmi, a capire dove le autrici volessero portarmi, cosa stessero cercando di raccontarmi e, soprattutto, perché lo stessero facendo!




Ringrazio le autrici per avermi inviato una copia del romanzo



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