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Recensione 'Vecchie conoscenze' di Antonio Manzini - Sellerio


VECCHIE CONOSCENZE || Antonio Manzini || Sellerio || 10 giugno 2021 || 416 pagine 

Rocco Schiavone indaga sull’omicidio di una professoressa in pensione. E intanto l’ombra del passato si fa pressante: la pena per Sebastiano, l’amico fraterno che non ha mai smesso di dare la caccia a Enzo Baiocchi, che gli ha assassinato la moglie, lo rende inquieto e gli ruba il sonno. Antonio Manzini continua il suo romanzo sul vicequestore scontroso, malinconico, ruvido e pieno di contraddizioni che i lettori ormai conoscono e apprezzano; lo fa con una capacità di invenzione e con una passione per il personaggio, per tutti i personaggi, che difficilmente possiamo riscontrare in altri scrittori di oggi. 



L'ultimo romanzo che aveva visto protagonista Rocco Schiavone, mi aveva lasciata con qualche perplessità e la sensazione, confermata da Gli ultimi giorni di quiete, che Manzini avesse bisogno di raccontarci atro e, soprattutto, di allontanarsi da quel personaggio così amato, ma anche ingombrante che è il Vicequestore Schiavone.
Se fosse servita una ulteriore conferma alle mie impressioni, è arrivata con questo decimo romanzo!

Vecchie conoscenze ci riporta ad Aosta, in un febbraio freddo e nevoso, di quelli che Rocco detesta tanto.
Ci riporta in pieno nella vita di un Rocco sempre più solo, triste, oscuro e arrabbiato.
Mi siete rimasti solo voi. Per quanto sia dura e difficile ammetterlo, non ho altri che voi...
Gabriele si è trasferito a Milano e Rocco sa che l'uccellino ha definitivamente spiccato il volo.
Il rapporto con Sandra è arenato sullo scoglio della paure: Rocco non riesce a lasciarsi andare e Sandra lo ha capito.
E poi, come sempre accade nei romanzi di Antonio Manzini, c'è la squadra, che non è più un contorno, una spalla, ma diventa essa stessa protagonista al pari di Schiavone.
Questa volta tocca a Michele Deruta lasciare il lettore a bocca aperta, rivelando qualcosa del suo privato che nessuno avrebbe mai immaginato!

Vecchie conoscenze è un romanzo ricco e soddisfacente, dove, al giallo classico, che vede l'omicidio di un'anziana e stimata archeologa, si intersecano una serie di ritorni, da Sebastiano a Caterina, che sveleranno a Rocco e al lettore degli elementi tanto inaspettati quanto sconvolgenti.

Ritornano, in questo decimo romanzo della serie, le risate e la malinconia, le indagini e le intuizioni; ritroveremo tutti i personaggi di sempre, alcuni ci stupiranno in positivo, altri dovremmo prepararci, forse, a lasciarli andare.
Preponderante, come e è giusto che sia, la figura di Rocco, al quale, neanche questa volta, l'autore risparmia alcun dolore.
Rocco è ombroso, uno scaffale vuoto in una casa vuota e fredda. Taciturno, addolorato, tradito; si guarda attorno e non vede più un volto amico.
Ci sono dei giorni in cui si percepisce che un pezzo della nostra vita se n'è andato, e seppelliamo la nostra faccia di una volta perché non ci appartiene più.
Si legge velocemente questa storia, anche se la si vorrebbe centellinare e gustare per farla durare il più possibile.
Ma c'è bisogno di capire, di scoprire, di sapere. C'è la necessità di arrivare in quella camera d'albergo, faccia a faccia con Enzo Baiocchi. Vendetta? Resa dei conti? Rivelazioni? Questo non posso dirvelo, ma posso annunciarvi un finale che non è solo aperto, ma anche sconvolgente e, soprattutto, tremendamente doloroso.
Rocco sentiva che le brutte notizie non erano finite, anzi. Più si addentrava nella storia, più il buio si faceva pesante e impenetrabile.
Lasceremo Rocco nel buio di una notte d'inverno, con la luce di un lampione che, attraverso una finestra, illumina un volto conosciuto; con una voce che fluisce rapida e tagliente a rivelare notizie che lasceranno il lettore di sasso.

Qual è la verità, Rocco? Di chi puoi fidarti davvero?


Commenti

  1. Ho finito di leggerlo alcuni giorni fa e l'unico commento che mi viene da fare è "lacrime amare", sia per l'amarezza infinita di Rocco, che per la concreta e palpabile sensazione di una storia ormai chiusa. Spero solo di sbagliarmi e che, come dici tu, sia invece un finale apertissimo a nuovi capitoli di vita del nostro adorato vicequestore.

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    Risposte
    1. È stato lo stesso Manzini a dire che sta già scrivendo l'undicesimo romanzo. Per altro, un finale così aperto senza un seguito, avrebbe davvero poco senso.

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  2. Anche i migliori personaggi, ad un certo punto, devono abbandonarci, specialmente quelli molto caratterizzati, intensi e dolorosi come Rocco Schiavone. Da un paio di romanzi percepisco "stanchezza" e disillusione, forse soprattutto nell'autore e quindi nella sua creatura. Non so immaginare da dove Manzini potrà riprendere il filo della narrazione, se lo farà....

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  3. Massimo Della Pena13 luglio 2021 17:50

    Pare che Manzini abbia anticipato che sta già lavorando al prossimo capitolo della serie; speriamo sia vero. In effetti il finale, sulla sorte e sul passato di uno dei personaggi di rilievo, è appena abbozzato e potrebbe non essere quello che sembra.

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    Risposte
    1. rispondo ad entrambi e confermo ciò che dice Massimo: Manzini sta già scrivendo il romanzo successivo. Un finale come questo è troppo aperto perché si possa lasciare tutto così.
      Sulla stanchezza del personaggio e della storia, io l'ho percepita più nel romanzo precedente a questo, tanto da aver affermato nella mia recensione, che pensavo che Manzini avesse bisogno di staccarsi un attimo da Rocco e spaziare su altre storie; cosa che, come sappiamo, ha fatto.
      In questo caso, credo che il romanzo sia all'altezza dei migliori della serie, ma credo anche che sì, sarebbe il caso di arrivare ad una chiusura della storia, sperando non ci sia dietro la solita, conosciuta pressione da parte dell'editore che, per abitudine, cerca di far portare avanti ai suoi autori le serie più amate.

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