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[Bookswiffer] Recensione 'Prima di noi' di Giorgio Fontana - Sellerio

Secondo appuntamento con la nuova versione del Bookswiffer, la rubrica più pulita e splendente dei blog, 
quella con la quale io, Lallina e la Bacci diamo una bella ripulita alle nostre librerie.

Ho deciso di approfittare di questi primi mesi dell'anno, particolarmente tranquilli dal punto di vista degli impegni, per smaltire i due volumi più corposi tra i quattro che le mie compagne di avventura hanno scelto di farmi leggere in questo 2022. Ma se con "Il Re e il suo giullare", mi sono trovata ad affrontare una bella lettura, il romanzo di Giorgio Fontana non ha riscosso così tanto successo con me, quindi preparatevi a leggere un'opinione assolutamente impopolare!


PRIMA DI NOI || Giorgio Fontana || Sellerio || 30 gennaio 2020 || 889 pagine

Una famiglia del Nord Italia, tra l'inizio di un secolo e l'avvento di un altro, una metamorfosi continua tra esodo e deriva, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche. Il tempo che scorre, il passato che tesse il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre e che è l'unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri. E questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i personaggi di Giorgio Fontana, i Sartori, da quando il primo di loro fugge dall'esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza in un casale di campagna. Poi un figlio perduto in Nordafrica, due uomini sopravvissuti e le loro nuove famiglie, per arrivare ai giorni nostri: quelli di una giovane donna che visita la tomba del bisnonno, quasi a chiudere un cerchio. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, che si spostano dal Friuli rurale alla Milano contemporanea affrontando due guerre mondiali e la ricostruzione, la ricerca del successo personale o il sogno della rivoluzione, la cattedra in una scuola e la scrivania di una multinazionale. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, il viaggio. Sempre lo scontro e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse nella felicità neppure credono. Perché se in ogni posto del mondo bisogna battersi e lottare allora è meglio imparare ad accettare le proprie inquietudini, e stare lì dove la vita ci manda il racconto dei Sartori affronta il fardello di un passato che sembra aver lasciato in eredità solo fatica e complessità, persino nei più limpidi gesti d'amore. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? Esiste una forza originaria capace di condannare un'intera famiglia all'irrequietezza? Come redimere se stessi e la propria stirpe? La risposta a queste domande è nella voce di un tempo nuovo, nello sguardo di chi si accinge a viverlo, nelle parole di uno scrittore di neppure quarant'anni che ha voluto affrontare con le armi della letteratura la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.


Amo le saghe familiari, se potessi ne leggerei almeno una al mese, ma credo che la peculiarità di questo tipo di romanzi risieda nel riuscire a legare a sé il lettore, più di quanto non faccia qualche altra storia.
In una saga familiare, mi aspetto di affezionarmi ai personaggi al punto tale da sentirmi parte integrante della famiglia di cui mi vengono narrate le vicende e di arrivare a fine storia provando grande nostalgia per coloro che sto per salutare.
Quando mi chiedono un esempio di saga familiare ben scritta e indimenticabile, io suggerisco sempre Gente del sud di Raffaello Mastrolonardo, la cui famiglia Parlante mi è entrata nel cuore e della quale, a distanza di quasi quattro anni, ho un ricordo ancora vivido e meraviglioso!

Ma veniamo al romanzo di Giorgio Fontana, del quale, in questi anni, ho sentito tessere lodi sperticate e che, invece, io continuavo a guardare da lontano, quasi un sesto senso mi dicesse che era meglio non fidarsi! 
So che la mia sarà un'opinione impopolare, che tanti di voi hanno amato questo romanzo, ma io non sono proprio riuscita a farmelo piacere e quel voto lassù ha mezzo punto in più solo come plauso alla scrittura di Fontana che è sicuramente piacevole ed è anche l'unica nota positiva di queste quasi 900 pagine di nulla abissale!

Quando ho iniziato a leggere questo libro, la prima cosa che mi è saltata all'occhio è stata la velocità della narrazione e degli eventi storici che l'autore ci narra: in poco più di 300 pagine, Fontana passa dalla disfatta di Caporetto a raccontarci di Fanfani; senza bisogno di farvi andare a spulciare Wikipedia, vi dico che tra Caporetto e Fanfani Presidente del Consiglio per la prima volta, trascorrono quasi quarant'anni. Quarant'anni racchiusi in circa 300 pagine.
E questo è il registro scelto dall'autore, che pare quasi affannarsi per raccontarci un intero secolo di storia d'Italia attraverso gli occhi dei suoi personaggi, quei Sartori, discendenti del disertore Maurizio, che attraverseranno il Novecento italiano senza lasciare, però, alcun segno né nella storia del nostro paese né, soprattutto, in noi lettori che li accompagneremo nel loro lungo divagare tra il Friuli e la Lombardia.

Sarebbero molte le sensazioni che potrei descrivervi, parlando di questo romanzo: dall'impressione di avere davanti una torta con troppe farce che cozzano tra loro, a quella di essermi ritrovata ad ascoltare i racconti di un nonno che, però, non era il mio; ricordi che mi hanno fatta sentire un'intrusa, un'estranea che si ritrova in casa di qualcuno che, per educazione, l'ha accolta, ma che non fa nulla per renderla partecipe della festa.
Troppi personaggi, talmente tanti che si perde in fretta il filo delle loro storie (un albero genealogico sarebbe stato d'aiuto, in questo caso!). Ma la pecca principale risiede nell'impalpabilità di queste creature uscite dalla penna di Fontana: i Sartori nascono, vagano per il mondo, trombano, muoiono... ed è così per pagine e pagine e pagine, sino alla morte del lettore per eccesso di noia.
"E tu chi sei?": questa è la domanda che mi sono fatta più spesso durante la lettura di questo libro; talmente ripetuta, tra me e me, da sentirmi come mia nonna quando, alla fine dei suoi giorni, non riconosceva più nessuno di noi.
Nessuna vita viene approfondita, tutto rimane in superficie e, assieme ai Sartori, neanche la storia riesce a  farla da padrona: tutto veloce, tutto accennato.
Due guerre mondiali, ribaltamenti politici, lotte di classe, occupazioni scolastiche, il Sessantotto, le Brigate rosse, l'avvento di Berlusconi in politica... prendete un secolo di storia italiana e condensatelo in 890 pagine, ricordandovi, però, di fare spazio alle vicende della famiglia Sartori. 
Il risultato è un fiasco colossale, dove nulla viene davvero affrontato e approfondito, i dialoghi appaiono forzati e i luoghi comuni si sprecano. 
Non manca niente in questa storia: omosessualità, cattolicesimo estremo, liti di famiglia, ovvietà; Fontana non si fa mancare nulla, quasi volesse far capire al lettore che lui è uno che ha studiato, si è documentato, sa di ciò che scrive!

Gli va riconosciuta, come ho detto all'inizio di questa recensione, la grande capacità di scrittura: i luoghi che Fontana racconta sono vividi e si nota immediatamente che parla di posti che conosce, ma per il resto questo romanzo è un grande buco nell'acqua.
Il finale, poi, che, credo, nelle intenzioni dell'autore avrebbe dovuto chiudere un cerchio lungo cent'anni, risulta ridicolo ai limiti dell'inverosimile!


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