Recensione 'Il party'
di Elizabeth Day - Neri Pozza


IL PARTY || Elizabeth Day || Neri Pozza || 24 aprile 2019 || 350 pagine



Burtonbury, un ex collegio maschile per i figli dei diplomatici, è una scuola privata con una discreta reputazione e la vana ambizione di poter essere un giorno all’altezza di Eton o di Harrow. Quando vi mette piede per la prima volta, dopo aver vinto una borsa di studio, Martin Gilmour è un ragazzo con i maglioni scoloriti, i calzoncini per la ginnastica mai abbastanza bianchi e le camicie con macchie gialle indelebili. L’odore della tristezza di sua madre, rimasta prematuramente vedova, aleggia tra i suoi vestiti. Un giorno, però, alla Burtonbury School, il suo destino di adolescente imbronciato, con una costante sensazione di disagio e l’accento sbagliato, muta radicalmente. Martin incontra Ben Fitzmaurice, un ragazzo ricco, bello, ammirato da tutti, e ne diventa amico. Partite di tennis, cacce all’uovo tra prati curatissimi e aiuole sontuosamente fiorite, la tenuta dei Fitzmaurice spalanca le sue porte al giovane Gilmour. Ben diventa il fratello mai avuto, l’anima gemella da venerare, la ragione di vita da proteggere e custodire. Al punto che Martin si trasforma nella sua piccola ombra. Una piccola ombra capace di salvare l’amico dalle incresciose conseguenze della sua condotta, cosí sconsiderata e tipica di chi è stato troppo favorito dalla sorte. Durante i successivi venticinque anni, Martin serba nel suo cuore «il segreto» di quell’amicizia, un segreto che, piú di un patto di sangue, lo lega indissolubilmente al rampollo dei Fitzmaurice, come soltanto un debito impagabile, una gratitudine eterna possono fare. Quando Ben organizza un party per il suo quarantesimo compleanno in un edificio del diciassettesimo secolo acquistato insieme con la moglie Serena, Martin, divenuto un noto, disincantato critico d’arte, e sua moglie Lucy, una donna perfettamente consapevole di essere sempre seconda, nella scala degli affetti del marito, alla sacra amicizia con Ben, si mescolano volentieri alla variopinta folla di invitati: politici, celebrità, vecchi e nuovi ricchi col volto lucido e ritoccato ed energiche strette di mano. La sensazione di un inusuale, sgradevole impaccio nell’accoglienza che Ben gli riserva, si fa, tuttavia, subito strada nella mente di Martin. Gesti, parole, apprezzamenti di Fitzmaurice rivelano una strana inquietudine. Che la gratitudine che l’amico gli deve non sia eterna? Che «il segreto» custodito cosí a lungo sia stato del tutto inutile? Che, soprattutto, quell’amicizia, che per Martin è la sua unica ragione di vita, stia inaspettatamente per finire? Accolto al suo apparire in Inghilterra da uno strepitoso successo di pubblico e di critica, Il party è uno dei piú riusciti romanzi sul lato oscuro e morboso delle relazioni umane, oltre che una magistrale descrizione del cinismo, della fatuità e dell’impudicizia con cui il privilegio e il potere si offrono oggi allo sguardo. 

La prima e l'ultima lettura dell'anno sono quelle che scelgo sempre con particolare attenzione: chi vorrebbe concludere (o iniziare) l'anno con un libro brutto?
Per l'ultima storia di questo merDaviglioso 2022, mi sono affidata a Elizabeth Day, autrice scoperta l'estate scorsa grazie al suo ultimo romanzo, La gazza.
Vi dico subito che Il party, per quanto si sia rivelata una lettura scorrevole e piacevole, rimane un gradino sotto rispetto al romanzo più recente di Day.

Siamo in Inghilterra e la storia che l'autrice ci racconta è quella di Martin Gilmour e Ben Fitzmaurice, due ragazzi molto diversi tra loro, che si conoscono alla scuola di Burtonbury.
Sin dall'inizio emerge la disparità tra i due: Ben è bello, socievole, spigliato, sempre circondato da ragazze e amici e, soprattutto, proviene da una famiglia molto ricca.
Martin, al contrario, arriva da una situazione familiare ed economica di grande disagio; cresciuto con la madre, una donna anaffettiva e solitaria, Martin non ha mai conosciuto il padre, morto pochi mesi prima della sua nascita.
Schivo, solitario, a tratti afflitto da pensieri sadici, Martin ci viene raccontato non solo come un ragazzo problematico, ma anche come un uomo irrisolto, la cui vita, sin dagli anni dell'adolescenza, ruota attorno a Ben, dal quale sviluppa una dipendenza affettiva morbosa.
Io esistevo soltanto in relazione a Ben.
La storia si svolge su più piani temporali, coprendo gli anni di Burtonbury e il presente, nel quale troviamo i due protagonisti, ormai quarantenni, alle prese con qualcosa di grave accaduto durante il party per festeggiare i quarant'anni di Ben.

L'autrice ci accompagna in questo viaggio usando le voci di Martin e di sua moglie Lucy.
Quasi fossimo alle prese con un puzzle, pagina dopo pagina raccoglieremo tasselli che ci condurranno verso una sorta di risoluzione a quello che dovrebbe essere l'enigma cardine del romanzo: cos'è accaduto durante il party? Perché Martin viene interrogato dalla polizia?
Uso il condizionale perché, benché la storia sia intrigante e incuriosisca il lettore al punto giusto, arrivata a due terzi della narrazione, ho cominciato a provare una sorta di fastidio per il modo in cui l'autrice continuava a procrastinare la rivelazione finale.

Se la prima parte del romanzo si concentra sul rapporto tra Ben e Martin e su come quest'ultimo usi un vecchio segreto per tenere l'amico ancorato a sé, le ultime pagine si rivelano alquanto banali e, a tratti, frettolose.
Una volta svelato ciò che è accaduto durante la festa di compleanno di Ben, la narrazione accelera vorticosamente, conducendo a un finale che dovrebbe risultare inquietante, ma, personalmente, mi è parso alquanto telefonato.

Risulta molto più interessante l'analisi del rapporto tra i due protagonisti, che ci regala un quadro cupo su come la solitudine umana possa sfociare nella morbosità.
Anche ciò che accade durante il party, il punto di rottura tra Martin e la sua vecchia vita, suscita poco scalpore, risultando quasi una scena da filmetto di seconda serata.

Il party risulta una lettura piacevole, che poggia soprattutto sulla capacità dell'autrice di tenere viva l'attenzione del lettore, stuzzicandone la curiosità sempre al momento giusto, ma non riuscendo mai a convincere del tutto.
Anche questa volta, come nel caso de La gazza, non si tratta di un thriller che fa leva sulla suspence del lettore quanto più sull'analisi dell'animo umano.




 


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