Recensione 'Il tempo delle stelle'
di Massimiliano Virgilio - Rizzoli

by - 14.2.23

 

IL TEMPO DELLE STELLE || Massimiliano Virgilio || Rizzoli || 31 gennaio 2023 || 220 pagine

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Una coppia affiatata, che ha condiviso tutto. Eccoli, Giuseppe e Lara. Insieme hanno abitato case minuscole e piene di libri, nascosto segreti, salutato per l’ultima volta Pino Daniele in una piazza del Plebiscito gremita di gente in lacrime. Come un’unica entità, sono entrati nell’età adulta, diventando il giornalista d’inchiesta e l’operatrice sociale che sono oggi, attenti custodi dei propri riti quotidiani. Una coppia forte del passato e pronta al futuro. Sono però in quell’età in cui gli amici cominciano ad avere figli. E loro lo vogliono, un figlio? Se fosse troppo tardi? Ci provano. Aspettano in sale d’attesa di costosi studi medici, affidano le loro speranze a guru della fertilità e luminari, affrontano analisi, prelievi, diete mirate. Tutto allo scopo di diventare genitori. Perché Giuseppe vorrebbe diventare un padre migliore del proprio, sparito nel nulla. E Lara sa che non sarebbe una di quelle madri che parlano solo per vezzeggiativi. Ma un desiderio vissuto in maniere diverse può allontanarci dall’altro. Lasciare ognuno solo di fronte ai propri demoni. Poco a poco tornano in superficie profonde ferite che vengono dal passato: Lara e Giuseppe devono fare i conti con la parte migliore e quella più abietta di sé. Con una scrittura tersa, potente, Massimiliano Virgilio ci consegna due personaggi magistralmente sfaccettati, due protagonisti dei nostri giorni. E una storia folgorante sull’importanza di non farsi sconfiggere dalle ossessioni che abbiamo ereditato, sulle possibilità che svaniscono e quelle che arrivano.

L'Entità (de li mortacci loro!) sono Giuseppe e Lara, coppia di lungo corso che, improvvisamente, alla soglia dei quarant'anni, si rende conto che tra lavoro, amici, vacanze e vita di coppia, hanno dimenticato di fare una cosa: un figlio.

È così che ha inizio questa storia, con una coppia che cerca in tutti i modi possibili di procreare, con quell'iter che parte nel modo più naturale possibile, poi mette in allarme e dà il via alla trafila di analisi, controlli, monitoraggi, visite su visite sino alla sentenza definitiva.
Forse ciascuno di voi potrebbe avere un bambino da qualcun altro. Ma insieme, ormai, c'è solo una possibilità su cento che possa accadere.
Giuseppe e Lara, l'Entità (di stocazzo!) sono una di quelle coppie perfette: mai un litigio né un battibecco, ognuno completa le frasi dell'altro, sanno sempre quali siano le cose giuste da dire o da fare perché il partner sia felice. Stessi gusti, stessi desideri, stesse ambizioni.
Una di quelle coppie che, a guardarle da lontano, si potrebbero ergere a esempio da seguire, ma che, da vicino, appaio o mortalmente noiose o irrimediabilmente finte.
Come sempre il suo ruolo si sarebbe limitato a supportare le aspirazioni di Lara.
E andando avanti, infatti, ecco che lo strato superficiale, quella patina di perfezione che rende l'Entità (di staminchia) così perfetta, comincia a opacizzarsi.
A guardarli bene ci si rende conto che Giuseppe e Lara sono come tutti gli altri: si ascoltano, fingendo interesse, perché l'altro pensi che tutto vada bene; omettono per non discutere, tengono ognuno per sé ciò che potrebbe infastidire l'altro.
Il problema è che anche la vernice migliore prima o poi si crepa e il punto di rottura dell'Entità (marò che nervi!!) è proprio la mancata gravidanza... che colpo di genio!

Giuseppe e Lara ammorbano il lettore per poco più di 200 pagine, facendogli raggiungere vette di intolleranza di rara intensità.
Da donna mi sono quasi vergognata nel dover ammettere a me stessa di non riuscire a empatizzare con Lara, di sentirmi addirittura infastidita dal suo dolore, ma sia lei che Giuseppe riescono ad apparire più come due bambini viziati ai quali manca l'ultima figurina per completare l'album, che non come due adulti di fronte al dolore della mancata genitorialità.

Ma la parte peggiore di questo romanzo è racchiusa nella scrittura di Massimiliano Virgilio, un autore che riesce a diventare il vero protagonista, in negativo, di questa storia.
Uno stile, il suo, che fagocita totalmente la narrazione, prevarica sul racconto e sui personaggi, diventando, di fatto, il centro di ogni cosa.
Sin dalle prime pagine si percepisce lo stile ricercato, quasi altezzoso dell'autore. Una attenzione spasmodica all'utilizzo di termini spesso desueti rende la lettura poco fluida e, col procedere della narrazione, emerge sempre maggiore la sensazione di venire soffocati da un insieme che risulta ammorbante.

L'argomento scelto da Virgilio, quello della mancata genitorialità, del percorso di fecondazione assistita e di come tutto ciò si ripercuota sulla coppia, avrebbe potuto parlare da sé; sarebbe bastato dar voce al dolore.
Ma l'autore era evidentemente di ben altro avviso e ha deciso di mettere sé stesso, attraverso la sua penna, al centro del romanzo.


Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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