Recensione 'L'ananas no' di Cristiano Cavina - Bompiani


L'ANANAS NO
Cristiano Cavina
Bompiani
12 giugno 2024
265 pagine


Ogni carattere ha la sua pizza e ogni pizza il suo carattere: questa è una delle poche certezze di Manolo Moretti, ex sovrintendente della polizia penitenziaria e ora pizzaiolo del Gradisca di Galatea a Mare, in Romagna. Moretti ci mette poco a capire se chi ha di fronte è un tipo concreto da Prosciutto e funghi, un esagerato Doppio salame piccante o un raffinato Bufala con basilico. Ma nemmeno il suo principale Vittor Malpezzi - che, ironia della sorte, è un ex pregiudicato - potrà mai convincerlo a preparare una pizza con l'ananas sopra. Nonostante i battibecchi tra Moretti e Malpezzi a proposito di frutta tropicale, le cose in pizzeria procedono a gonfie vele fino a che, proprio la sera in cui la cameriera Channèl, appassionata di true crime, si è presa ferie, succede qualcosa di eccezionale: la morte fa capolino tra i tavolini del Gradisca e i carabinieri devono aprire un'indagine. Nell'aria dolce della Romagna di fine estate, un delitto ci sta proprio come l'ananas sulla pizza: è un corpo estraneo, inquietante, incomprensibile. Ma non è così per tutti: la Channèl, per esempio, è entusiasta di poter finalmente avere a che fare con un vero crimine. E per Moretti, che ha un passato pieno di segreti e una singolare incapacità di tenersi lontano dai guai, potrebbe essere l'occasione per ammettere che quello dietro il forno delle pizze è un nascondiglio da cui deve trovare il coraggio di uscire. L'ananas no è l'atto di nascita di un nuovo detective più che mai improbabile eppure carico della profonda umanità di chi maneggia ogni giorno la pasta di cui noi umani siamo fatti. Con Manolo Moretti, Cavina dà vita a un personaggio, capace di infondere a questo giallo tutta l'autenticità, la malinconia e l'allegria delle nostre estati italiane.


Il libro della lentezza, è così che ho definito L'ananas no, ultimo romanzo di Cristiano Cavina (primo per me che non avevo mai letto nulla di suo).
Romanzo della lentezza non perché la storia non scorra e non conquisti, tutt'altro! Ma perché, per la prima volta da tanti anni a questa parte, ho centellinato questo libro, dedicandogli qualche minuto al giorno, giusto il tempo di un capitolo, per poi riporlo nuovamente sul comodino.
E questo era ciò di cui avevo bisogno: godermi una lettura senza la pressione di un articolo da scrivere, l'ansia del dover finire il libro in pochi giorni perché "altrimenti non sei una brava blogger".

Allo stesso modo, questo era proprio il libro di cui avevo bisogno in questo momento: una storia a metà tra l'ironico e il profondo; un giallo non impeccabile, ma divertente al punto giusto, un protagonista non perfetto, anzi... e poi quel clima da fine estate che si respira in Romagna, quando in riviera si cominciano a chiudere gli ombrelloni e in spiaggia ci sono solo gli anziani dell'ultima ora che si godono quel sole tiepido e l'aria fresca che ti fa ricordare che è il caso di portare sempre un giacchetto con sé!

Io quel clima lo conoscono bene, l'ho vissuto per tanti anni sulla mia pelle e me lo porto dentro come una delle sensazioni più dolci e malinconiche al tempo stesso!
Le giornate si accorciano, le spiagge si svuotano e anche i locali, quelli sul lungomare che campano solo durante "la stagione", iniziano a tirare giù le serrande.
Proprio questo è il clima che si respira Al Gradisca, una delle pizzerie di Galatea a Mare che, al suo interno, vede un pout-pourri di personaggi non da poco!
Davanti al forno a legna troviamo Manolo Moretti, classe 1973, ex sovrintendente di polizia penitenziaria, pieno di debiti fin sopra la testa; a capo del Gradisca, invece, Vittor (sì, Vittor senza la c) Malpezzi, qualche anno in più di Moretti e un passato da detenuto... insomma, il mondo al contrario!
Attorno a loro ruotano una serie di personaggi degni della Romagna d'altri tempi, dalla Channèl, la cameriera aspirante detective, alla Gina, 80 anni suonati e una nuvola di fumo di sigaretta a circondarle il viso dalla mattina alla sera, per non dimenticare il pakistano Zafàr che, tra un condimento e l'altro, guarda soap-opera e litiga al telefono con la moglie!

Siamo a settembre e nonostante il clima dica altro, la stagione si avvia alla sua conclusione, quando una sera, al tavolo Vintage del Gradisca si accomodano l'anziano Dottor Quadalti, ormai più di là che di qua, accompagnato dalla badante venezuelana e dal tuttofare Franchino.
Pochi minuti dopo aver ricevuto le loro pizze ecco che il Quadalti casca a faccia in giù tra mozzarella e porcini! Polizia, scientifica, medico legale, il Gradisca chiuso per un paio di giorni con gran disappunto del Vittor e prende il via questo giallo tutto romagnolo che allieta il lettore tra un sorriso, un'improbabile indagine della Channél e una piadina (che non guasta mai!).
È un uomo alla deriva con il cuore a brandelli
Che Manolo Moretti abbia ben più di un problema, il lettore lo capisce sin dalle prime righe del romanzo: un lavoro perduto per troppa correttezza, un monte di debiti che lo costringono a vivere in un camper con tanto di fermo amministrativo e una situazione familiare non proprio florida.
Ma quella che è davvero la sua situazione lo scopriremo solo dalle ultime righe di questo libro, quelle righe che ci fanno intuire che questo potrebbe anche essere il primo di una serie di storie con protagonista Moretti e Vittor!
Un po' come accaduto ne La libreria dei gatti neri di Pulixi, anche Cavina chiude il giallo centrale di questo libro, ma, allo stesso modo, lascia aperti degli spiragli di vita del protagonista che potrebbero, appunto, dare il via a una serie.
Al lettore rimane la scelta tra il proseguire un'eventuale lettura o salutare qui il Gradisca e la Romagna senza che questo lo lasci a bocca asciutta!

L'ananas no non è il classico giallo cervellotico e macchinoso nel quale serva indossare i panni di Jessica Fletcher per risolvere l'arcando della morte del Dottor Quadalti, ma è un perfetto intrattenimento per chi cerca una lettura non banale, divertente, ma non esageratemente impegnativa!
Le persone perbene le riconoscevi subito dagli ordini: ogni pizza stava in una mezza riga. Una riga intera iniziava a indicare qualche disturbo della personalità. Due righe e avevi a che fare con potenziali serial killer.
Le riflessioni sullo scibile umano rapportate alla pizza sono una chicca che solletica le papille gustative, esattamente come il menù del Gradisca, fedelmente riportato nelle ultime pagine, che vi farà venire voglia di pizza!

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

1 commento:

  1. L'ananas no è nella mia lista dei libri da leggere e non vedo l'ora di iniziare.
    Bella recensione, ti faccio i miei complimenti.
    Un saluto
    Francesca

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