'Love, Mom' di Iliana Xander: quando un thriller non è un thriller (e nemmeno un buon romanzo)


LOVE, MOM
Iliana Xander
Longanesi
384 pagine
3 marzo 2026


Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittricecapace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea.
Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma.
Ma quale amore? 
E quale segreto?
Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo? 
Ma soprattutto chi è lei, per davvero?


Love, Mom di Iliana Xander viene venduto come thriller. In realtà è un romanzo sentimentale con velleità investigative, scrittura elementare e colpi di scena prevedibili fin dal primo capitolo. La protagonista Mackenzie Casper risulta irritante senza mai diventare interessante, i personaggi secondari esistono solo per funziona narrativa e il "mistero" si risolve da solo prima ancora che qualcuno lo cerchi. L'unico pregio oggettivo: si legge in fretta. Ma anche questo, a pensarci bene, è un'accusa travestita da complimento.

Caro Amazon, dobbiamo parlare

Ho riso. Tanto. E non di quel riso elegante, controllato, da persona colta che apprezza l'ironia sottile. No. Proprio di quel riso che esce storto, un po' incredulo, quello che fai quando guardi qualcosa e pensi: ma davvero? Davvero davvero?

Cercavo un thriller. Uno di quelli che ti tengono sveglia al notte, che ti fanno diffidare del personaggio buono, di quello cattivo, del vicino di casa, del gatto del vicino di casa.. Volevo sentire il fiato corto. Volevo arrivare alla fine e dire: "Ah, ecco. Non lo avevo capito."

Invece entro il primo capitolo avevo già capito tutto.

Tutto.

Il finale, le svolte, chi era chi, perché, come e quando. Mancavano solo la data e l'ora precisa, ma con un po' di pazienza anche quelle sarebbero arrivate. E in effetti sono arrivate. Puntuali.

Love, Mom è un romanzo sentimentale che un giorno ha deciso di travestirsi da thriller. Ha preso il cappello, se l'è calato in testa, si è seduto al tavolo dei grandi con tutta la sicurezza di chi non sa di non sapere. Noi lettori abbiamo guardato, abbiamo aspettato e poi abbiamo iniziato a ridere... piano, all'inizio, poi sempre meno piano.

La trama: spoiler? Non serve. La trama si spiega da sola. Subito.

Mackenzie Casper ha una madre famosa. Elizabeth Casper, scrittrice acclamata, milioni di lettori, il tipo di donna che strega il mondo e congela i propri figli.
Quando Elizabeth muore in circostanze vagamente misteriose, Mackenzie non sente quasi niente. E questo - aspettate - questo in realtà è un buon punto di partenza.Il lutto che non assomiglia al lutto. L'estranea che si chiamava mamma, i pezzi mancanti di una vita che non hai vissuto abbastanza da piangerla.

Potenziale. Vero potenziale!

Poi arriva la busta (no, non quella della De Filippi). Sul sedile dell'auto, al funerale. Un messaggio dalla "fan numero 1", una lettera con la grafia della madre: Vuoi sapere un segreto? chiusa con un "Love, Mom" che fa malissimo... o almeno dovrebbe fare malissimo se il resto del libro reggesse il peso di quell'apertura.

Non regge.

Da lì: altre lettere, false identità, rivelazioni, una svolta romance che nessuno ha chiesto ma che è arrivata lo stesso e un grande segreto finale che avreste già intuito - permettetemi di indovinare - entro pagina trenta. Forse venti se siete lettori avvezzi al thriller.

I colpi di scena arrivano puntuali come il trenino delle undici. Sali, sai dove va, sai quando arriva. L'unica differenza è che il trenino delle undici, almeno, non si vende come esperienza adrenalina.

Mackenzie Casper: insopportabile. E non nel modo in cui è bello esserlo

C'è una cosa bella nei personaggi insopportabili. Quando sono scritti bene, ti fanno arrabbiare perché li riconosci. Perché in qualche loro piega scomoda c'è qualcosa che hai già visto nello specchio, in qualcuno che ami, in una versione di te che preferiresti non ricordare.

Mackenzie non fa niente di tutto questo.

Mackenzie è insopportabile in modo piatto, involontario, un po' triste. Prende decisioni che esistono solo per far avanzare la trama nel punto esatto in cui la trama deve avanzare.
Reagisce agli eventi con la spontaneità di qualcuno che ha studiato le emozioni umane su un manuale tradotto male dal giapponese. Non cresce, non sorprende, non crolla in modo interessante.

È lì. Si muove. Ha un nome.

E poi c'è il suo entourage. L'amico nerd - presente. Con i suoi amici nerd e hacker - presenti anche loro. tutti lì, tutti disponibili, tutti dotati esattamente delle competenze tecniche di cui Mackenzie avrà bisogno esattamente nel momento in cui ne avrà bisogno. 

Voglio dire... io nella vita ho bisogno di un idraulico di fiducia e non riesco a trovarlo! Mackenzie nel giro di pochi capitoli raduna un team  di hacker come se stesse organizzando un aperitivo. Ma sì! Normale, normalissimo. Andiamo avanti!

La scrittura: elementare è già un complimento e lo dico con dispiacere

Iliana Xander è uno pseudonimo.
Brava ragazza! Così nessun lettore serio saprà mai a chi dover sputare in faccia!

La scrittura è composta da frasette brevi, concetti basici, nessuna sfumatura.
Zero virgole nei momenti in cui una virgola potrebbe cambiare tutto.
È lo stile delle frasi pensate per essere sottolineate con l'evidenziatore pastello e postate su BookTok con una musichetta di sottofondo... il che va benissimo, per quello. Per costruire un thriller, no!

E poi, La Frase.

"So cosa hai fatto nel fienile."

Io e Roby ci siamo fermati. Ci siamo guardati. C'è stato un silenzio di quattro secondi, il tipo di silenzio che precede una risata che non sai ancora se sia appropriata. Poi è partita!
Perché quella frase - giuro, non è colpa nostra - ci ha catapultati direttamente nelle serate estive di Italia 1, a quei filmati horror anni Novanta con la qualità video di una videoregistrazioni clandestina e attori che sembravano aver vinto il ruolo a tombola!

Da quel momento in poi, abbiamo istituito una routine. Ogni volta che il libro si prendeva troppo sul serio, uno di noi mormorava sottovoce: "Un grande thriller", frase iconica da copertina Newton Compton, pronunciata col tono di chi sa. L'altro annuiva. Era diventato quasi un rito di sopravvivenza.

ci siamo anche chiesti seriamente come mai questo romanzo non sia finito tra le mani di Avanzini. Poi abbiamo concordato che Longanesi ormai è allo stesso livello di Newton Compton e abbiamo deciso di non aggiungere altro.

Lo sguardo di Roby

Il problema di "Love, Mom" non è narrativo. È strutturale.

Un thriller funziona quando la pianta dell'edificio è nascosta: le stanze esistono, i corridoi ci sono, ma il lettore non sa dove portano. Qui la piantina è esposta sulla porta d'ingresso dal primo capitolo. Ogni elemento è visibile, ogni funzione dichiarata in anticipo. L'amico hacker serve per le ricerche... e c'è. La svolta romantica serve per ammorbidire la tensione... e arriva. La rivelazione finale serve per chiudere il cerchio... e chiude, puntuale, senza un millimetro di scarto improvviso.

Una struttura così non genera suspense. Genera solo conferme.

C'è poi la questione del nome d'arte della scrittrice interna al romanzo: E. V. Renge, anagramma di Revenge. L'intenzione simbolica è dichiarata. L'esecuzione è quella di un rebus su una rivista per bambini. Funziona? In senso tecnico sì. Ma suona ridicolo; e in un thriller che vorrebbe essere sofisticato, il ridicolo non dovrebbe mai essere un effetto collaterale non pianificato.

Ultimo dato: Elizabeth Casper, il mito attorno a cui ruota l'intera storia, avrebbe pubblicato tre romanzi in vent'anni. Possibile, certo. Ma non è esattamente il profilo di qualcuno capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Nemmeno Tolkien ci ha messo così tanto - e lui stava costruendo un universo da zero!

Quello che resta: una stella... e già mi sento generosa

Love, Mom si legge velocemente. Lo riconosco. È un page-turner nel senso più meccanico del termine: si gira pagina, si gira pagina, si gira ancora pagina.

Ma a un certo punto mi sono fermata e ho pensato: sto andando avanti perché voglio sapere come finisce o perché sono diventata dipendente dal contare quante cose avevo già previsto?

Non ho trovato una risposta. E forse il fatto che non riesca a distinguerle è già la risposta.

Certi libri non ti deludono perché speravi in qualcosa di grande. Ti deludono perché speravi in qualcosa - qualsiasi cosa - e invece hai trovato il nulla impacchettato benissimo, con un bel fiocco sopra e la scritta "thriller" sul bigliettino.

Una stella. Non è un giudizio, è misericordia.







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