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Recensione 'Il sogno della macchina da cucire' di Bianca Pitzorno - Bompiani


Titolo: Il sogno della macchina da cucire || Autore: Bianca Pitzorno || Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 26 settembre 2018 || Pagine: 240

C'è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto - nel silenzio del cucito - si sussurravano segreti e speranze. A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l'autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica... Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall'ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell'intelligenza e delle sue sapienti mani. Bianca Pitzorno dà vita in queste pagine a una storia che ha il sapore dei feuilleton amati dalla sua protagonista, ma al tempo stesso è percorsa da uno sguardo modernissimo. Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.




...la guardavo affascinata mentre faceva andare sue giù il pedale con rito costante e la stoffa avanzava velocissima sotto l'ago.
È bastata questa frase, a poche pagine dall'inizio di questo romanzo, per catapultare la mia mente indietro nel tempo: vedo me, una bimbetta dai biondi codini, seduta accanto a mia nonna. Siamo nella cucina della casa in cui sono cresciuta: delle strane pareti di un rosa carico ci circondano (uno dei mille esperimenti di mia madre, che sognava una tenue color pesca, miseramente trasformato dalla troppa umidità che impregnava il muro di casa!); io ho tra le mani un librone di fiabe, sul quale mi limito a guardare le figure, inventando storie tutte mie.
A fare da sottofondo alla mia fantasia che corre libera, il ritmico rumore del pedale di una macchina da cucire Singer.

Chiudo gli occhi e la rivedo come fosse qui, davanti a me: un mobile di legno scuro, tanti cassettini che  chissà quali segreti celano e una struttura di ferro nero, freddo, che quasi incute timore.
Mia nonna è seduta lì, un piede sul pedale, le mani a tenere pezzi di stoffa che scivolano veloci sotto un ago che fa su e giù.
Era quasi una magia, ai miei occhi di bambina, vedere quegli scampoli trasformarsi in abiti; una di quelle magie che non trovavo nelle fiabe fatte di mele avvelenate, di specchi magici o di streghe cattive.

Ci è voluta Bianca Pitzorno per far sì che una sartina, aghi e fili si trasformassero, oggi, in una fiaba!
Bianca, che ha accompagnato la mia generazione con le sue storie meravigliose, torna e ci racconta un'epoca ormai perduta, quella in cui i vestiti si facevano su misura, in cui orli e balze celavano stoffa in più, utile, nel tempo, ad allungare quegli stessi indumenti.
Un'epoca in cui tutto si cuciva a mano, dalla biancheria intima a quella per la casa e il mestiere di sartina, quello della protagonista del nostro romanzo, era molto diffuso.

La storia raccontataci dalla Pitzorno è quella di chi viveva in case fredde e buie, di chi doveva risparmiare ogni lira guadagnata e trascorreva le giornate con l'ago in mano e la testa china sulla stoffa.
È una storia fatta di personaggi e situazioni, ma soprattutto di quotidianità.
Seguiremo la protagonista del romanzo, giorno dopo giorno, gioendo e soffrendo con lei.
E forse è proprio la nostra sartina a non avermi fatto amare in pieno un romanzo che ha tutte le carte in regola per essere perfetto.
La protagonista appare, di tanto in tanto, incoerente con se stessa e con le scelte che compie.
I suoi comportamenti creano una sorta di mura tra lei e il lettore, che fatica ad entrare in sintonia e a capire e giustificare alcune sue scelte.

È la storia, in questo caso, a farsi amare incondizionatamente. Una storia resa ancora più speciale dalla meravigliosa penna di Bianca Pitzorno.


Commenti

  1. L'ho adocchiato fin dalla sua uscita. Devo leggerlo, la Pitzorno mi ha accompagnato da piccina!

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  2. Oh Zeus la macchina di mia nonna! Devo metterlo in lista questo libro, lo voglio leggere ^_^

    RispondiElimina
  3. Ho appena finito di leggere questo romanzo...in casa ho una tradizione sartoriale non da poco e ho ritrovato molti aspetti, anche psicologici, comuni tra il personaggio e la mia famiglia: l'umiltà, l'orgoglio dell'indipendenza, la serietà, la riservatezza, la passione per quello che viene creato, il sacrificio, tutti aspetti che mi hanno stretto il cuore in una carezza di rimpianto e fatto capire meglio (come ce ne fosse stato bisogno) come questo lavoro di sarta (non chiamiamola sartina per favore) sia veramente un lavoro creativo e di passione...Con qualche lacrima ho chiuso il libro al termine della lettura...

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