martedì 21 maggio 2019

Recensione 'I leoni di Sicilia' di Stefania Auci - Nord



Titolo: I leoni di Sicilia || Autore: Stefania Auci || Editore: Nord
Data di pubblicazione: 6 maggio 2019 || Pagine: 438

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione... E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri - il marsala - viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno - sott'olio e in lattina - ne rilancia il consumo in tutta Europa... In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l'espansione dei Florio, ma l'orgoglio si stempera nell'invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell'ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e - sebbene non lo possano ammettere - hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto - compreso l'amore - per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.





Nell'ultimo anno ho maturato una insana passione per le saghe familiari. Non importa che si tratti di storie su più volumi o di romanzi auto-conclusivi, la mia parte di lettrice onnivora da il meglio di sé davanti a questo genere letterario.
Pur non essendo una scrittrice, mi rendo conto di quanta difficoltà possa celarsi nello scrivere un romanzo di questo tipo; a maggior ragione quando la storia poggia le sue fondamenta su personaggi e fatti realmente esistiti ed è quindi più facile incappare in errori.

Ne I leoni di Sicilia, Stefania Auci attinge a piena mani dalla storia della famiglia Florio.
I Florio, originari di Bagnara Calabra, si trasferiranno a Palermo dopo il terremoto che, nel 1783, colpì la Calabria.
fonte: ilSicilia.it
Paolo e Ignazio sbarcheranno sulle coste siciliane seguiti da Giuseppina, moglie di Paolo, dal piccolo Vincenzo e dalla nipotina Vittoria.
I fratelli Florio prenderanno in mano la gestione di un'aromateria, risollevandone presto le sorti malandate.
Alla morte di Paolo, sarà Ignazio ad assumersi sia la totale gestione dei crescenti affari di famiglia che la responsabilità di provvedere a Giuseppina e di fare da padre a Vincenzo.

Il punto cruciale, nella trama di una saga familiare, sono i personaggi e la loro evoluzione.
In questo romanzo, purtroppo, questo punto si rivela deficitario. Innanzitutto, escludendo Ignazio, in tutti i componenti della famiglia Florio a prevalere sono gli aspetti negativi.
Giuseppina, in particolare, è una donna fredda, carica di astio, piena di rancore. Passerà l'intera sua vita accusando il marito di averla strappata alla sua casa e alla sua terra; anche dopo la morte di Paolo, anche quando gli affari andranno talmente bene da consentirle una vita agiata, di lei noteremo solo il malanimo che la abita.
Col tempo, anche il figlio Vincenzo riuscirà a suscitare, nel lettore, sentimenti poco piacevoli.

E qui mi permetto una riflessione personale: quando si parla di romanzi i cui protagonisti sono personaggi con spiccate caratteristiche negative, io porto sempre l'esempio della tetralogia de L'amica geniale, in cui Elena Ferrante è riuscita a caratterizzare due protagoniste decisamente poco amabili, ma che riescono a legare il lettore al punto tale che risulta impossibile non rimanerne ammaliati!
Nel caso dei Florio, purtroppo, questo non accade; viceversa, a lungo andare, Giuseppina e Vincenzo diventano davvero difficili da sopportare.

Ma il problema maggiore di questo romanzo non sono i personaggi, quanto la scelta dell'autrice di usare la storia di una famiglia per parlarci di una crescita economica e dello sviluppo delle loro attività.
È vero, i Florio partiranno da una piccola bottega di spezie e, nei settant'anni successivi, riusciranno, soprattutto grazie a Vincenzo, ad allargare il loro giro d'affari a tantissimi settori e questo è un tratto distintivo della loro storia, qualcosa che plasmerà, sicuramente, anche i loro caratteri. Purtroppo, però, all'interno della narrazione, spesso questo aspetto prevarica sulle vicende personali dei protagonisti e della famiglia.
fonte: ilSicilia
Tante volte, durante la lettura, mi sono trovata a sbuffare, incappando su dettagli inutili che altro non facevano se non allungare il brodo.

Un altro aspetto che ha rallentato la mia lettura è stata la presenza del dialetto, soprattutto nei dialoghi.
Non sono contraria all'utilizzo del dialetto nei romanzi; anzi, spesso lo trovo un ottimo modo per rendere veritieri l'ambientazione, lo stato sociale e le conversazioni.
In questo caso, però, ho faticato non poco a capire certe espressioni (e se è successo a me che sono siciliana...).

Di contro, questo romanzo poggia su due aspetti assolutamente positivi. Il primo è quella Sicilia dura, ostica, inospitale, che chiunque ci viva o ci abbia vissuto riconoscerà immediatamente
la Sicilia è un'altra terra, un mondo a parte che non ha nulla a che fare con il Continente.
Non importa che siano trascorsi due secoli dalle vicende narrate; la Sicilia e i siciliani non sono cambiati. E non importa nemmeno che tu abbia sudato, lavorato, che sia stato onesto nel costruirti la tua fortuna, che la tua sia la casa più. bella e più grande della città: sarai sempre un putiaro* arricchito
Non si può cancellare quello che uno è, per quanto profumo di soldi si butta addosso.
Perché è così che funziona quell'isola disgraziata: ti piglia l'anima, te la riempie di sole e di colori, di profumi e di sapori e poi ti accartoccia e ti caccia via.
Stefania Auci ha reso reale tutto questo. E lo ha fatto (e qui veniamo all'altro pregio del romanzo) con una scrittura in grado di conquistare: iniziare a leggere questo libro, vuol dire non riuscire più a smettere!

Non è un romanzo facile, non è una di quelle letture a cui dedicarsi nei ritagli di tempo; I leoni di Sicilia richiede tempo e attenzione.
Si tratta di un romanzo che si apprezza con più facilità se la Sicilia la si vive quotidianamente. È una bella storia, ben scritta, ma che non mi sentirei di consigliare a chiunque e che, comunque, non lascia addosso quella voglia spasmodica di sapere cosa accadrà ai suoi protagonisti; cosa che, personalmente, trovo quasi indispensabile quando si tratta di libri in serie.

*bottegaio

4 commenti:

  1. Spero di leggerlo il prima possibile ☺️ anche a me ispira parecchio 😊

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  2. Sono rimasta un po' delusa dalla lettura, è più la storia di Palermo e di Casa Florio come casa commerciale che quella di una famiglia!
    Non ho gradito molto il dialetto così frequente nei dialoghi, perché molte volte non ho capito fino in fondo cosa volessero dire certe espressioni e la cosa mi ha un po' innervosita..
    Non è un brutto libro, si legge comunque bene e la storia è interessante, ma non penso che continuerò con il secondo volume!

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  3. Non c'è niente in questo romanzo che non abbia apprezzato moltissimo, persino la copertina! Non vedo l'ora di leggere il seguito.

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  4. Sto seguendo questo romanzo in audiolibro , per la prima volta.
    Forse per questo non mi é chiara la figura di "Mattia" che é rimasta al paese, sorella di Giuseppina. Molto spesso é nominata come a volte viene in visita alla famiglia. Qualcuno mi può aiutare a capire meglio questa figura ? Grazie

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