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Recensione 'Le signore in nero' di Madeleine St John - Garzanti


Titolo: Le signore in nero || Autore: Madeleine St  John || Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 18 maggio 2019 || Pagine: 197

Sydney 1950. Sui manichini spiccano le gonne a balze e i corpetti arricchiti degli accessori più preziosi. Ma Goode’s non sono solo i più grandi magazzini della città, dove trovare l’abito all’ultima moda. Per quattro donne che lavorano sono anche l’unica occasione di indipendenza. Mentre con le loro eleganti divise di colore nero consigliano le clienti su tessuti e modelli, nel loro intimo coltivano sogni di libertà, di un ruolo diverso da quello di figlia, moglie e madre.
Lesley sogna di continuare a studiare, anche se il padre non ne vuole sentir parlare. Poi c’è Patty che solo sul lavoro sente di valere qualcosa, mentre a casa il marito la tratta come fosse trasparente. Anche per Fay andare al grande magazzino ogni mattina significa sentirsi meno sola. A sorvergliarle come una madre c’è Magda: le sprona a inseguire i loro desideri e a trovare il proprio stile nel vestire, a coltivare l’idea che una donna possa raggiungere qualsiasi obiettivo. Per tutte è in arrivo un tempo di grandi cambiamenti e opportunità inaspettate. Tra un party, un nuovo vestito e nuove consapevolezze, Lesley, Patty, Fay e Magda vivranno il momento magico in cui si decide chi si vuole essere davvero.




Ma voi ve li ricordate i grandi magazzini? Quei palazzi ai quali si accedeva tramite pesanti porte di vetro (che dovevi aprire con le tue mani, mica esistevano ancora quelle automatiche!) e che, al loro interno raccoglievano tutto ciò che poteva servire ad una persona, dalla biancheria intima all'abbigliamento, passando per la biancheria per la casa, i gioielli, i profumi, le scarpe...

Se torno indietro con la memoria, ricordo che nella cittadina in cui sono cresciuta, questi negozi non esistevano e, quando c'era bisogno di rifarmi il guardaroba, di comprare il materiale per la scuola o di cercare qualcosa di particolare, i miei genitori mi caricavano in macchina, direzione Catania, dove, pronti ad esaudire i nostri desideri c'erano l'Upim e la Standa; in verità, c'era anche la Rinascente, ma quello era un "luogo" per ricchi! Oggi credo sia l'unica sopravvissuta di quel genere di commercio. 
Adesso, a spopolare sono i centri commerciali, che nulla hanno a che vedere con quei luoghi un po' magici che racchiudevano, da un piano all'altro, ogni sorta di oggetto desiderabile!
Ma sapete qual era la peculiarità di questi posti? Non erano mai aperti di domenica! La domenica, quando io ero piccola, era il luogo deputato al riposo, al tempo da trascorrere in famiglia, al gioco; non si andava a fare la spesa né si girava per negozi.

Leggere Le signore in nero, soprattutto se avete un'età vicina alla mia o qualche anno in più, vi riporterà alla mente quei giri nei grandi magazzini, alla ricerca di uno zaino nuovo per festeggiare il cambio di scuola o di un paio di scarpe perché c'era un matrimonio a cui partecipare!

Le signore in nero non è un libro impegnativo, non ha una trama articolata e si legge in un pomeriggio. In un periodo, questo, in cui tutti parlano di quali libri portare in vacanza, io, che non ho mai creduto ai "libri per le vacanze", potrei tranquillamente dirvi che il romanzo di Madeleine St John è uno di quelli da infilare nella borsa da spiaggia o da leggere all'ombra di un albero, in riva ad un lago o nella casa in montagna (se ne avete una, sappiate che vi invidio molto!).
Lesley, Patty, Fay e Magda, benché vivano negli anni Cinquanta e siano le protagoniste di un romanzo non recentissimo, sono quattro donne come tante, ognuna con un sogno, accomunate da un lavoro, quello di addette alla vendita nel reparto abiti di Goode's, il più importante grande magazzino di Sidney.
Leggendo questo romanzo, verremo catapultate in un'epoca ormai perduta e nella vita di queste quattro donne.
Non aspettatevi, però, un romanzo fatto di amicizia, di solidarietà femminile, di confidenze; Le signore in nero non è nulla di tutto ciò.
Le nostre quattro protagoniste non condividono nient'altro che il luogo di lavoro e quell'abito nero che, ogni giorno, indossano, lasciando fuori dalle grandi porte in vetro e radica, le loro vite.

La scrittura della St John, però, è la vera chicca di questa piccola storia: una scrittura moderna e senza sbavature che porta il lettore a immaginare ogni particolare, dagli abiti venduti alle acconciature delle protagoniste, grazie alle descrizioni dell'autrice, senza per questo appesantire la trama.

Commenti

  1. Ispirava tanto anche me! Lo prenderò certamente in considerazione 😊😊

    RispondiElimina
  2. Io sono più ggggiovane :)
    No, ci andavo pure io all'Upim, dannazione. Me lo segno.

    RispondiElimina
  3. Mi sembra molto nelle mie corde quindi me lo segno!

    RispondiElimina
  4. Letto tutto d'un fiato, mentre lo leggevo mi veniva in mente il Paradiso delle signore di Zolà.

    RispondiElimina

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