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Recensione 'La piccola farmacia letteraria' di Elena Molini - Mondadori


LA PICCOLA FARMACIA LETTERARIA || Elena Molini || Mondadori || 14 gennaio 2020 || 273 pagine

A volte il treno dei sogni passa prima che tu riesca a raggiungere la stazione. Allora hai due possibilità: guardarlo andare via per sempre, oppure percorrere quel binario a piedi e continuare a rincorrere i tuoi desideri. E così decide di fare Blu Rocchini - sì, proprio Blu, come il colore -, che vive a Firenze insieme ad altre tre ragazze, tutte più o meno trentenni, tutte più o meno alle prese con una vita sentimentale complicata. Blu ha un sogno: lavorare nel mondo dei libri. Ci ha provato con una breve esperienza in una casa editrice specializzata e, ancora, in una grossa catena di librerie. Poi la decisione: aprire una libreria tutta sua. Ma la vita è difficile per una piccola libreria indipendente... finché Blu ha un'intuizione: trasformare i libri in "farmaci", con tanto di indicazioni terapeutiche e posologia, per curare l'anima delle persone. Nasce così la Piccola Farmacia Letteraria, che si rivela subito un grandissimo successo. Peccato che ora Blu abbia altro per la testa: come fare a ritrovare il meraviglioso ragazzo che sembra uscito dalle pagine del "Grande Gatsby" e con cui ha trascorso una serata indimenticabile, ma al quale non ha chiesto il numero di telefono? Blu scoprirà che i sogni, a volte, sono molto più vicini di quanto si possa immaginare. Basta saperli riconoscere.




Mah.
Boh.
Vabbè.
Ma perché?

In queste quattro entusiaste espressioni potrei tranquillamente racchiudere il mio pensiero su questo libro.
Diciamolo subito: non è che io partissi con alte aspettative, ma da qui a dover fare i conti con uno sfacelo di questa portata ce ne passa.

La piccola farmacia letteraria, per quei quattro che ancora non ne fossero a conoscenza, esiste davvero: si trova a Firenze e nasce dall'idea di Elena Molini, la sua proprietaria nonché autrice di questo romanzo (e da qui il mio "ma perché?" Perché non potevi accontentarti della tua bella libreria, cara Elena?).
Leggendo questo libro mi aspettavo di scoprire qualcosa in più su come sia nata l'idea della farmacia letteraria e come, poi, sia arrivata al successo.
Vi dico subito che la nascita di quest'idea viene raccontata in maniera molto sommaria, quasi superficiale e che, se davvero gli eventi si sono svolti come ci viene raccontato in questo romanzo (cosa di cui dubito fortemente), c'è da preoccuparsi seriamente dell'equilibrio psichico della signora Molini.

Di questo libro potrei dirvi che riesce ad essere troppo e troppo poco allo stesso tempo. Un pregio? Assolutamente no, tutt'altro!
Troppo poco è lo spazio che viene dedicato alla farmacia letteraria.
Troppo è tutto il resto del romanzo.
Ci sono troppi personaggi, molti dei quali assolutamente inutili ai fini della narrazione e tutti tratteggiati in maniera talmente superficiale da impedire al lettore di memorizzarli, trasmettendo così una continua sensazione di amnesia ogni qualvolta si incappi in un nome che si ha l'impressione di aver già incrociato nelle pagine precedenti, ma... DOVE? QUANDO? DIMMI CHI SEI, MALEDETTO TE!

Troppo è anche Blu, la protagonista del romanzo. E soprassediamo sul nome, vi prego, che pare essere stato scelto per attirare battute che, tenetevi forte, lei fa da sola, quasi in maniera preventiva e che portano il lettore a pensare che: "Tutto sommato, un nome del cazzo te lo sei meritato!"
Blu è: troppo sfigata prima, troppo fortunata dopo, troppo stupida sempre!
Blu incarna perfettamente quei personaggi studiati a tavolino (probabilmente da qualche editor in pieno pre-mestruo!) per risultare simpatici e teneri; uno di quelli, per capirci, con cui si dovrebbe empatizzare sin dalla prima riga perché, in fondo, ci si riconosce in loro.
Cara Blu, io voglio dirti solo una cosa: se ti becco in giro per Firenze, ti buco i copertoni della bici!

La nostra eroina con le visioni (poi vi spiego!) è quanto di più fastidioso si possa incontrare in un romanzo: detto che rasenta livelli di stupidità che mi fanno pensare, in questi giorni di panico da Coronavirus, che un contagio selettivo sarebbe utile, c'è da aggiungere la presenza di un'ironia forzosa che rende la lettura ancora più pesante e il personaggio quanto mai irritante.
Avete presente quelle persone convinte di essere simpatiche? Quelle che fanno una battuta dietro l'altra, manco fossero sul palco di Zelig e ridono sempre e solo loro? Blu è una di queste.

Perché l'ho definita visionaria? Anche questa parte rientra nel troppo di cui sopra. A quanto pare, giusto per aggiungere ancora un po' di carne al fuoco, una buona parte dei personaggi che incrociamo in questo romanzo, non esistono. Sono fantasmi? Sono frutto dell'immaginazione di Blu? Una cosa è sicura: in una storia già traballante sotto tanti punti di vista, questa scelta è stata la perla finale, quella che mi ha fatto pensare che ci siano libri per i quali dovrebbe essere legale la richiesta di un rimborso per i soldi che si sono spesi e per il tempo che si è sprecato leggendoli (nota bene: 19 euro è il prezzo di questo volume).

E la farmacia letteraria? Lasciando perdere il modo in cui nasce, devo confessare che la trovo un'idea sicuramente carina, ma anche poco praticabile.
Analizziamo un po'... La lettura, lo diciamo sempre, è soggettiva: ciò che può far ridere me, potrebbe risultare insopportabile per un altro lettore. Tanto per farvi un esempio, Blu consiglia "Zia Mame" a una ragazza che ha bisogno di ritrovare il buonumore; io ho detestato quel libro, trovandolo mortalmente noioso.
Altro punto: tutti i clienti di Blu, siano essi abitudinari frequentatori della libreria o al primo ingresso tra le sue mura, si fidano ciecamente dei suoi consigli. Entrano zompettando e canticchiando ed escono gioiosi e cinguettanti come fossero Biancaneve in piena sbornia!
Mai che uno di questi torni a lamentarsi, a tirarle dietro un libro perché l'ha trovato brutto... niente!
Fatemi un favore: acchiappate il primo libraio che vi capita per le mani e chiedetegli quante volte accade che un nuovo cliente si affidi a lui così incondizionatamente. Poi tornate qui e facciamo una bella statistica! Giusto per dire... io sono una di quelle che soffia ai librai come fossi un gatto incazzato!

C'è stato un momento, a inizio lettura, in cui un barlume di speranza si è impossessato di me; è stato quando Blu ha iniziato a parlare delle tre amiche/coinquiline: Rachele, Giulia e Carolina.
E niente... puff! Utilità di queste tre donne all'interno del romanzo? Non pervenuta. Anzi, a voler essere buona potrei dirvi che io tre amiche così non le augurerei manco a chi mi sta antipatico!

Vogliamo infierire ancora? Ma sì, tanto ormai... Io voglio sapere chi ha scelto i titoli dei capitoli. Voglio il nome e, subito dopo, voglio sapere che droga usi questa persona. No, perché va bene tutto, ma a trovarne di brutti così, bisogna essersi messi davvero d'impegno!

E vogliamo parlare di quando a Blu viene chiesto di scrivere un romanzo per raccontare la sua storia? E lei candidamente afferma di essere "una scrittrice senza idee"? Ma dove? Ma cosa? Ma se in vita tua, al massimo, avrai compilato le bolle per ordinare i libri!
Scrittrice senza idee. Io taccio che è meglio!
E taccio pure sull'aspirante scrittrice che ambisce allo Strega e picchia Blu in piena libreria o sull'improvvisa malattia di una delle sue coinquiline (giusto perché mancava un pizzico di tragedia all'interno del romanzo, no?!) o, ancora, sulla rottura di un'amicizia trentennale così, da un momento all'altro, per una stupida invidia. Cara Blu/Elena, se hai delle amiche così, tu della vita non hai capito nulla!

E ora mi rivolgo a te, povero stolto lettore che troverai questo libro su Libraccio, con un bel 50% di sconto e, tutto felice, cliccherai sul tasto acquista. E dopo, solo dopo, farai un giro nel web per leggere qualche recensione. Ecco, stolto, quella copia che stringi tra le mani e che ora brucia come lava, probabilmente è la mia. Ma io ho anche cercato di avvisarti!



Commenti

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Credevo di essere scema io ad averlo trovato assolutamente deludente. Sul web si sperticano in complimenti (a mio parere per l'idea della Ffarmacia Letteraria, più che per il libro in sé), ho avuto il dubbio di non aver letto lo stesso libro degli altri.
    Mi ero illusa che una lettrice (come deve esserlo l'autrice) almeno riuscisse a comprendere i vistosi buchi e le superficialità in cui cade. Ho chiuso il libro davvero basita e infastidita.
    Perché davvero l'idea della farmacia letteraria mi piace e anche l'idea che esistano corsi di biblioterapia che ti facciano essere un libraio con "una marcia in più". Si poteva limitare bellamente a quello, senza libro. Mi è quasi passata la voglia di andare a visitarla.

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    1. Innanzitutto, scusa per il ritardo nel risponderti, ma da qualche tempo Safari non mi fa più risponde ai commenti e devo aspettare di essere al pc!
      Le lodi sperticate che hai visto, probabilmente arrivavano da mie colleghe che hanno ricevuto la copia in omaggio dalla Casa Editrice e, piuttosto che rischiare di perdere la collaborazione, mentono spudoratamente!
      Anche io, come te, ho avuto l'impressione di leggere una storia completamente diversa sia rispetto a quella che viene descritta nella sinossi, ma soprattutto rispetto a quella letta (e amata) da altre persone.
      L'idea di base sarebbe stata bella, peccato sia stata sviluppata male!

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  3. Ho pubblicato la mia recensione di questo libro su Goodreads e poi sono andata a leggere le altre. Quando leggo che questo romanzo "è scritto bene" o "è scorrevole" e altre simili amenità non ci potevo credere. Poi sono incappata nella tua recensione e sono d'accordo su tutta la linea. La protagonista ironizza tanto su i librivendoli dell'azienda LeggereInsieme ma si ha la sgradevole impressione che lei appartenga alla stessa categoria. Quando arrivi alla citazione tratta da "Che tu sia per me il coltello" non riesci più ad andare oltre, tanto è impietoso il confronto con quello che segue...

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  4. ok, messaggio arrivato, forte e chiaro :)

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