giovedì 8 ottobre 2020

Recensione 'La casa sull'argine' di Daniela Raimondi - Editrice Nord

LA CASA SULL'ARGINE || Daniela Raimondi || Editrice Nord || 24 agosto 2020 || 400 pagine

La famiglia Casadio vive da sempre nel borgo di Stellata, all'incrocio tra Lombardia, Emilia e Veneto. Gente semplice, schietta, lavoratrice. Poi, all'inizio dell'Ottocento, qualcosa cambia: Giacomo Casadio s'innamora di Viollca Toska, una zingara, e la sposa. Da quel momento, i discendenti della famiglia si dividono in due ceppi: i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, che raccolgono l'eredità di Giacomo, e i sensitivi, che hanno gli occhi e i capelli neri di Viollca, la veggente. Da Achille, deciso a scoprire quanto pesa un respiro, a Edvige, che gioca a briscola con lo zio morto due secoli prima; da Adele, che si spinge fino in Brasile, a Neve, che emana un dolce profumo quando è felice, i Casadio vivono sospesi tra l'irrefrenabile desiderio di sfidare il destino e la pericolosa abitudine di inseguire i loro sogni. E portano ogni scelta sino in fondo, non importa se dettata dall'amore o dalla ribellione, dalla sete di giustizia o dalla volontà di cambiare il mondo. Ma soprattutto a onta della terribile profezia che Viollca ha letto nei tarocchi in una notte di tempesta... La saga di una famiglia che si dipana attraverso due secoli di Storia, percorrendo gli eventi che hanno segnato l'Italia: dai moti rivoluzionari che portarono all'Unità fino agli Anni di Piombo.





Ho riflettuto molto prima di scrivere questa recensione; ho avuto bisogno, più di quanto mi accada normalmente, di raccogliere le idee e far sedimentare le emozioni contrastanti provate durante la lettura.

Questo romanzo potrebbe essere descritto tranquillamente come uno di quegli alunni tanto intelligenti che però si applicano poco.
La casa sull'argine si propone come saga familiare e, nelle sue 400 pagine, copre ben due secoli di storia: dall'Ottocento sin quasi ai giorni nostri, attraverso la storia della famiglia Casadio e dei suoi innumerevoli discendenti, ripercorreremo la storia del nostro Paese.
È facile, quindi, immaginare quali siano le lacune che contraddistinguono questo romanzo.

La storia dei Casadio prende il via quando Giacomo si innamora follemente di Viollca, una zingara che a Stellata, luogo in cui si svolgono le vicende che ci vengono narrate, si trova un po' per caso e un po' per costrizione: lei e la sua gente si fermano sulle sponde del Po a causa della pioggia che, per settimane, è caduta senza sosta, trasformando strade e campi in un unico e fangoso panorama.
Una serie di eventi, poi, porta la comunità di zingari a sostare per un tempo sempre maggiore, un tempo che, alla fine, li porterà a non ripartire più.
È così che Giacomo e Viollca si innamorano e decidono, contro il parere di tutti, di sposarsi, dando il là a una generazione di Casadio equamente divisa: alcuni dalla pelle e dagli occhi chiari e con l'indole dei sognatori, altri con occhi e capelli scuri e la tenacia che caratterizza Viollca.

Di padre in figlio, come detto, attraverseremo quasi due secoli di storia. E proprio la storia, intesa come accadimento dei fatti, è la prima grande pecca di questo romanzo. I tanti eventi che contraddistinguono i due secoli scorsi, vengono spesso riassunti in poche pagine: la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, ne occupa appena dieci, poche di più vengono riservate alla Seconda Guerra Mondiale. Ci si sofferma un po' di più, invece, sulle lotte politiche del 1968 e lo si fa attraverso gli occhi di Donata, una delle tante discendenti dei Casadio.
Anche in questo caso, però, tutto appare frettoloso, quasi l'autrice avesse timore a soffermarsi più a lungo su quella che è stata la storia del nostro Paese.

I personaggi sono tanti, com'è ovvio che sia per una saga familiare che copre 200 anni di vita, ma molti di loro rimangono ai margini della narrazione, mentre altri scompaiono per poi riapparire improvvisamente, mettendo il lettore in condizione di doversi ricordare chi sia la persona di cui si sta parlando.
Un grande aiuto ci viene dato dalla presenza, a fine volume, dell'albero genealogico della famiglia Casadio (tanta solidarietà va a chi ha letto o leggerà questo romanzo in formato digitale).

La scrittura della Raimondi è matura e scorrevole e instilla nel lettore la voglia di procedere con la lettura. 
Purtroppo, il romanzo in sé non aiuta, in quanto è spesso vittima di una narrazione frettolosa che perde mordente man mano che si procede verso la conclusione della storia.

Non so se quella di creare un volume unico e riassumere una storia così corposa in 400 pagine sia una scelta voluta dalla Casa Editrice o dall'autrice stessa. Ma io, che sono la prima a lamentarsi del proliferare di serie su più volumi, ammetto che questa volta avrei voluto saperne di più.
Sono giunta alla fine di questo libro con addosso tante sensazioni diverse: la voglia di approfondire la storia della famiglia Casadio, ma anche la delusione per aver letto quello che, in sostanza, mi è parso più un corposo Bignami che non un romanzo vero e proprio.

La casa sull'argine è come un pasto luculliano al quale, però, manca il dessert.
Un vero peccato, perché il potenziale della sua autrice rimane inespresso e non basta certo una buona scrittura per colmare le falle di questo romanzo.

1 commento:

  1. Ciao Libridinosa, considerando la tua fama... mi aspettavo anche di peggio.
    Innanzitutto, grazie per il tempo che hai passato leggendomi e soprattutto riflettendo sul mio libro.
    Telegraficamente, rispondo alle tue critiche:
    Il mio non è un libro di storia, ma la storia di una famiglia.
    Si tratta di un romanzo circolare con un suo inizio, lo sviluppo e la fine. Non era posse interromperlo a metà. 400 pagine sono di per sé un libro di lunghezza notevole.
    I personaggi sono tantissimi, ho puntato su quelli che più importanza avevano nella trama. Certamente non si può far contenti tutti ma, per fortuna, il libro sta piacendo molto. Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

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