giovedì 22 ottobre 2020

Recensione 'La salita dei saponari' di Cristina Cassar Scalia - Einaudi

 


LA SALITA DEI SAPONARI || Cristina Cassar Scalia || Einaudi || 16 giugno 2020 || 312 pagine

Solo un caso molto complesso può distogliere, anche se per poco, il vicequestore Vanina Guarrasi dalla caccia ai propri fantasmi e riportarla in azione. Anzi, qualcosa di più di un caso: un intrigo internazionale all'ombra dell'Etna. Esteban Torres, cubano-americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, viene trovato morto nel parcheggio dell'aeroporto di Catania; qualcuno gli ha sparato al cuore. L'uomo ha un passato oscuro, e girano voci che avesse amicizie pericolose, interessi in attività poco pulite. Eppure le indagini sono completamente arenate: nessun indizio che riesca a sbloccarle. Questo finché a Taormina, dentro un pozzo nel giardino di un albergo, si scopre il cadavere di Roberta Geraci, detta «Bubi». Torres e Bubi si conoscevano. Molto bene. Con l'aiuto della sua squadra e dell'immancabile Biagio Patanè, commissario in pensione che non ha perso il fiuto, Vanina riporterà alla luce segreti che hanno origine in luoghi lontani. Ma non potrà dimenticare gli incubi che la seguono fin da quando viveva a Palermo. Questioni irrisolte che, ancora una volta, minacciano di metterla in pericolo.



Quando si parla di libri in serie, c'è una cosa che mi manda fuori dai gangheri ed è la staticità. Cosa intendo? Che mi aspetto che di volume in volume, i personaggi si evolvano, che le loro storie personali vadano avanti, che succedano cose. Anche perché, non è un segreto, i libri in serie, soprattutto quando si tratta di gialli, si reggono sulle gambe dei personaggi che li abitano; altrimenti si potrebbe scrivere un bel giallo auto-conclusivo e pace ai suonatori!

Questo è stato il motivo principale per il quale, arrivata alla lettura del quarto volume della serie sui Bastardi di Pizzofalcone, ad esempio, ho deciso di salutare caramente tutti e non proseguire con la lettura delle storie successive; ma la stessa cosa mi è successa anche con altre serie, prevalentemente a tema giallo! Ed è anche (e soprattutto) questo il motivo per cui fatico sempre a iniziare la lettura di romanzi che so già avere un seguito... temo la fregatura!

Tutto questo preambolo per dirvi che il terzo romanzo di Cristina Cassar Scalia, con protagonista il Vicequestore Vanina Guarrasi, ha sollevato in me più di una perplessità.
Il finale del secondo romanzo (tranquilli, niente spoiler!) mi aveva fatto cacciare un urlo poco piacevole, diciamo non proprio in linea con i miei studi liceali in una scuola di suore salesiane!
Motivo per cui, come potrete immaginare, mi aspettavo un terzo libro all'altezza di quell'ultima riga! E invece no... anzi, devo dire che questo terzo romanzo fa addirittura un passo indietro anche rispetto al primo.

La storia inizia con una donna del Nord che sbarca a Catania per lavoro, quando, mentre si reca a recuperare l'auto del collega che la accompagna, trova il cadavere di un uomo riverso in una vettura.
Partiamo subito col dire che la donna in questione è il classico ricettacolo di luoghi comuni sulla Sicilia dove:
  • non fa mai freddo
  • i delitti sono tutti di mafia
  • oddio mi troverò una testa di cavallo nel letto
Stenderei un velo pietoso su questa scelta, che forse avrebbe voluto strappare un sorriso al lettore, ma che a me, che in Sicilia sono nata, cresciuta e pasciuta, ha solo dato fastidio. Perché allora: al nord si mangia solo polenta, i milanesi lavorano sempre, in pianura padana c'è sempre la nebbia. Sono cose vere? Probabilmente sì, ma non sono le uniche né le prime con cui mi verrebbe in mente di descrivere il luogo che mi ospita da ormai un decennio!

Passiamo al giallo che la Scalia ci racconta in questo terzo libro della serie: se quello del primo volume mi era parso telefonato, questo è proprio un messaggio wthasapp, di quelli senza punteggiatura, pieni di emoticon e con le parole abbreviate, che si mandano solo agli amici con cui si è tanto in confidenza (no, io non ne scrivo di messaggi così, manco a mio figlio che ha 15 anni!).
Il colpevole lo si intuisce a pagina 20, a pagina 30 abbiamo le motivazioni, a pagina 40 si decide di proseguire la lettura solo per capire se quel maledetto finale del romanzo precedente ci porterà a qualcosa!

No, ve lo dico sin da subito: quel finale non ci svelerà nulla, rendendo questa storia una sorta di traghetto, di viatico per il quarto libro, perché, anche questa volta, arrivati alle ultime righe avremo di nuovo di che cristonare!

E tutto il resto? La storia tra Paolo e Vanina sta ferma lì, esattamente dove l'avevamo lasciata al primo volume e anche al secondo; lei tentenna, lui insiste, lei è reticente, lui sparisce, lei lo cerca, lui la insegue, lei continua a guardare tutti gli altri uomini che le girano attorno manco fosse in calore... Posso dire, in tutta onestà, che questo tira e molla, per quanto giustificato da mille motivi e mille paure di Vanina, mi ha un po' scocciato? L'atteggiamento di questa donna, che come ho ribadito più volte a me continua a stare leggermente sulle balle, inizia ad irritarmi sul serio!

I personaggi di contorno, incluso l'amato Commissario in pensione Biagio Patanè, continuano a rimanere solo una sfocata compagnia messa lì per far risaltare la figura di Vanina.
Mi aspettavo un'evoluzione anche per quanto riguarda le storie personali dei compagni di lavoro di Vanina, invece, al di là di un paio di affermazioni, tutto rimane fermo allo stesso punto.

Rimane la scrittura piacevole dell'autrice, che invoglia alla lettura; rimangono i deliziosi piatti preparati da Bettina, la simpatica vicina di casa di Vanina, che fanno venire fame e voglia di tornare a casa, rimane la Sicilia, col suo sole novembrino, velato dalla nebbia, il vento freddo a cercare di spazzarla, l'aria pungente a ricordarci che d'inverno fa freddo anche giù!

Un notevole passo indietro rispetto ai due romanzi precedenti. Darò ancora una chance a questa serie? Sì, leggerò il quarto romanzo quando sarà pubblicato, ma con la riserva di lasciar perdere nel caso in cui dovessi ritrovare quella "paralisi" narrativa che ho riscontrato in questo.



Ringrazio la Casa Editrice Einaudi per avermi fornito copia cartacea del romanzo

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