giovedì 29 ottobre 2020

Recensione 'Jane Seymour La Regina più amata' di Alison Weir - Beat


JANE SEYMOUR LA REGINA PIÙ AMATA || Alison Weir || Beat Edizioni || 
15 ottobre 2020 || 544 pagine

Cresciuta a Wulfhall, una suntuosa tenuta immersa nella campagna del Wiltshire, la giovaneJane Seymour coltiva una sola aspirazione: quella di prendere i voti e ritirarsi nella quiete di un monastero. Giunta ai diciotto anni, tuttavia, Jane cede alle pressioni della sua ambiziosa famiglia e, grazie all'intercessione di un lontano cugino, Sir Francis Bryan,viene mandata a corte come damigella della regina Caterina d'Aragona, la sovrana nota per la sua grande bontà. Le giovani donne al servizio della regina sono nel posto giusto per trovare un buon marito, ma Jane, con la sua pelle diafana, gli zigomi poco pronunciati e il naso troppo grosso si sente invisibile agli occhi degli uomini di corte. Di certo lo è davanti are Enrico, il cui sguardo sembra non riesca a staccarsi da un'altra damigella, la maliziosaAnna Bolena. Non passerà molto tempo prima che scoppi lo scandalo: re Enrico ripudia Caterina per sposare Anna, provocando una drammatica scissione con la Chiesa. Jane diventa dama di compagnia della nuova regina, ed è in quelle vesti che, per la prima volta, il sovrano la nota: se Anna è brillante ma spesso aggressiva, Jane è, al contrario, dolce e pacata. Un balsamo per l'animo ferito dell'inquieto Enrico. Sollecitata a ricambiare l'affetto del re e guadagnarne il favore per la sua famiglia, Jane verrà, suo malgrado, coinvolta in un pericoloso gioco politico e trascinata al centro dei drammatici eventi che segneranno la Riforma e decreteranno la caduta di Anna Bolena.



Siamo giunti al terzo romanzo della serie incentrata sulle Regine Tudor, con la quale Alison Weir ci accompagna alla corte di Enrico VIII e ci racconta, di volta in volta, la vita di una delle sue mogli.

Di Jane Seymour potremmo dire molte cose, ma la più importante riguarda certamente l'amore che Enrico provò per lei. 
Dopo gli anni turbolenti trascorsi al fianco di Anna Bolena, Jane apparve agli occhi di Enrico come un essere mite, pacifico e accondiscendente; una donna che non lo avrebbe mai contraddetto e con la quale trascorrere una vita serena.

Della Seymour, come ci dice la stessa autrice nella nota finale del romanzo, sappiamo molto poco: di lei non sono state rinvenute lettere o scritti, quindi ciò che conosciamo è frutto di testimonianze indirette.
Questo ha portato la Weir a dover lavorare di fantasia per ciò che concerne la parte iniziale del romanzo. 
La Jane che conosceremo nelle prime pagine, bambina prima e una ragazza poi, è molto devota e il suo unico desiderio pare essere quello di entrare in convento e prendere i voti.
Da qui si spiega anche il motivo per cui entrambe le sorelle minori si sposarono prima di lei: tenendo in considerazione il suo desiderio, infatti, il padre non si premurò mai di cercarle un marito.
Jane, però, dopo aver trascorso qualche settimana presso un convento vicino casa, vide le sue idee vacillare: la vita monastica non era fatta di quella pace e quella serenità che lei si aspettava. 
Tornata a Wulfhall, la casa di famiglia, chiese al padre di trovarle un posto presso la corte di Caterina d'Aragona.

La Seymour si unirà alle damigelle della prima moglie di Enrico VIII proprio quando questa starà per perdere il suo status di Regina a causa di Anna Bolena.
Jane si affezionò molto alla dolce Caterina, nella quale trovò una figura materna e alla quale, durante i pochi anni trascorsi al fianco di Enrico, cercò di ispirarsi.

Ciò che colpisce maggiormente di Jane Seymour è il carattere indeciso e remissivo: Jane era una fervente cattolica e assistere alla scissione tra la Chiesa Romana e quella inglese e alla chiusura dei piccoli monasteri fu, per lei, un duro colpo.
Quando Enrico iniziò a corteggiarla, al di là dei sentimenti che provava per lui, Jane vide nell'eventuale matrimonio col Re, la possibilità di avere qualche influenza su di lui e di poterlo convincere a rappacificarsi col Papa e riunirsi alla Chiesa di Roma.
A contrastarla, purtroppo, fu il suo stesso carattere remissivo e timoroso: comprensibilmente, Jane temeva le reazioni di Enrico, noto per la sua irascibilità e intolleranza verso chiunque la pensasse diversamente da lui.
La Seymour aveva assistito personalmente sia alla caduta in disgrazia di Caterina che alla condanna a morte di Anna Bolena, entrambe avvenute, come sappiamo, per mano di Enrico.
Questo avrà sicuramente influito nel suo rapporto col marito, che lei cercava di assecondare e compiacere anche a discapito delle sue idee e della sua serenità personale.
Ciò che arriva a noi è la figura di una donna innamorata, ma anche remissiva e timorosa.

Nonostante la sua fede, Jane non vide come adulterio l'interesse di Enrico nei suoi confronti; questo perché, ai suoi occhi, il matrimonio tra Enrico e Anna Bolena non era valido e, nel frattempo, Caterina, colei che Jane considerava l'unica e vera moglie del Re, era morta
Grazie a lei la vera religione poteva essere ripristinata, e i diritti della Principessa Maria riconosciuti. Inoltre, rimpiazzare un'amante che non aveva nessun diritto di essere regina non era peccato.

Questo, assieme ai sentimenti che iniziò ben presto a provare per Enrico, fece sì che Jane cedesse ben presto al corteggiamento del Re.

Dal canto suo, Enrico si convinse che quella per la Bolena fosse stata solo un'infatuazione amplificata da atti di stregoneria messi in opera dalla stessa donna; e il fatto di non riuscire ad avere (neanche) da lei il bramato erede maschio, non fece che acuire questi suoi pensieri, portandolo, infine, a condannare Anna all'impiccagione e sposare, in tutta fretta, l'amata Jane.

In questo terzo romanzo, ultimo, per altro, in cui dovremmo trovare tutte e tre le prime mogli di Enrico, si respira un'aura di serenità che, ovviamente, era assente nei primi due libri: il rapporto tra Enrico e Jane è fatto di dialogo, confidenze e pace. Emblematica per definire il loro rapporto è una scena descritta dalla Weir in cui i due trascorrono del tempo assieme, lui leggendo un libro, lei ricamando, persi in un silenzio pacificatore frutto dell'intimità spirituale e fisica che li legava. Questo è sicuramente il punto centrale del rapporto tra Enrico e Jane: la serenità.

Se con Caterina abbiano visto un Enrico giovane e appassionato e con Anna un uomo preda della passione, questa volta ci troviamo davanti a un Re che pare aver trovato nella sua sposa un'oasi di pace. Nonostante il suo carattere iroso, Enrico si rasserena quando è accanto a Jane, quasi vedesse in lei quella tranquillità che per lungo tempo pareva aver perduto.

Anche con questo terzo romanzo, Alison Weir compie un lavoro di ricostruzione storica e ambientale di rara precisione e bellezza.  Come già detto per i due libri precedenti, l'autrice possiede il raro dono di ammaliare il lettore pur raccontando fatti ai più conosciuti.

Se la storia dei Tudor e delle sei mogli di Enrico VIII ha un suo fascino innato, il modo in cui la Weir ci racconta queste donne, i loro sentimenti e un'intera epoca, non trovano eguali nel panorama del romanzo storico. L'autrice riesce a esulare dal saggio, pur limitando al minimo indispensabile la "romanzatura" dei suoi racconti.

E anche questa volta, giunta all'ultima riga di questo libro, è sorto prepotente in me il desiderio di proseguire immediatamente la lettura col prossimo romanzo della serie!




Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del romanzo

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