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Recensione 'I giudizi sospesi' di Silvia Dai Pra' - Mondadori

 


I GIUDIZI SOSPESI || Silvia Dai Pra' || Mondadori || 5 aprile 2022 || 492 pagine

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I Giovannetti sono una famiglia felice. O forse lo sembrano soltanto? Si sa, a volte l'apparente felicità è direttamente proporzionale alla quantità di polvere accumulata sotto il tappeto. Il padre Mauro insegna storia e filosofia: brillante e bello come un attore, è la leggenda del liceo locale. La madre Angela è professoressa di arte alle medie, ama il suo lavoro, ma ancora di più i figli e il marito. Perla è una fuoriclasse, bravissima a scuola, responsabile: matura, da sempre; Felix è il fratello minore, affettuoso e intelligente, un po' imbranato, da sempre offuscato dalla luce accecante della sorella. Tutti si aspettano grandi cose da Perla. Ma da quando si è fidanzata con un certo James, un ragazzo più grande su cui circolano brutte voci – un violento, un bugiardo – è cambiata: insofferente, sarcastica, nulla le interessa più. Potrebbe essere una semplice crisi adolescenziale, la sana ribellione di una ragazza che non ha mai dato problemi, ma l'origine del suo malessere si rivelerà ben più radicale e implicata con il lato oscuro della famiglia in cui è cresciuta: i compromessi, le rinunce, le ipocrisie che fino a quel momento erano sembrate accettabili si riveleranno velenose, infestanti. Felix, "il figlio sbagliato", ironico, intelligente e defilato, è l'osservatore ideale, ed è dalla sua voce apparentemente disillusa ma in realtà disarmata e struggente che ci viene raccontata tutta la storia. I giudizi sospesi mette in scena venticinque anni della storia di una famiglia, indagata nelle sue dinamiche più autentiche e nascoste.

Cose che ho fatto (e che potete prendere in considerazione di fare) durante la lettura di questo libro:

  • scrollato TikTok per ore
  • seguito attentamente il processo Depp - Heard (sto dalla parte di Johnny!)
  • cucinato pizza, lasagne, zuppa inglese, biscotti
  • fatto pulizia di follower su Instagram
  • girato qualche video
  • preparato la pila di libri che vorrei leggere a giugno
  • cercato informazioni sulle navicelle spaziali
  • ascoltato le spiegazioni di Figlio sulle equazioni di primo grado
  • ripassato biologia e diritto (sempre con Figlio)
  • chiacchierato con Lallina, messaggiato con la Bacci, fatto infiniti vocali a Lory
  • calcolato la data presunta della mia morte con uno di quei quiz cretini su Facebook (chi vincerà tra me e la Bacci?!)
  • pensato di rimettermi a studiare perché, vi giuro, ogni cosa sarebbe stata più stimolante della lettura di questo libro!
Tutto questo per dirvi che quella che su Instagram sta spopolando come "meravigliosa saga familiare", è una palla al piede di quelle che gli schiavi si trascinavano per i campi di cotone!

Primo punto: saga familiare? Ni. La saga familiare prevede il racconto della storia di una famiglia, in un contesto ben preciso dal punto di vista storico, politico, sociale, geografico e, soprattutto, in un arco di tempo che diventa generazionale.
Inoltre, questa ha un assetto corale nel racconto degli avvenimenti e dei personaggi: ognuno di essi, così come accade nelle famiglie, ha un proprio ruolo, un proprio carattere, un percorso di vita che lo lega in maniera indissolubile a tutti gli altri.
Leggere una saga familiare, dovrebbe trasmettere al lettore l'impressione di sfogliare un album fotografico. Nel caso di questo romanzo, l'album è andato parzialmente a fuoco!

La storia che Dai Pra' ci racconta è quella della famiglia Giovannetti: due genitori, Mauro e Angela, entrambi insegnati, lei di storia dell'arte alle scuole medie, lui di lettere in un liceo classico molto rinomato della provincia romana. E due figli: Perla-la-perla (segnatevela 'sta cosa!) e Felice, detto Felix.
Incontriamo i Giovannetti nel 1998, quando Perla-la-perla (vi irrita, vero?!) ha 17 anni e Felix 13. Perla-la-perla (vi ho sentiti sbuffare!) è bella, intelligente, amata, perfetta! La cocca di papà e mamma, bravissima a scuola, dove ha anche raccattato vari premi, invidiata da tutti, abbastanza detestata dal fratello che vede in lei quell'antagonista nell'affetto e nel tempo dei genitori che ogni sorella perfetta è!
I Giovannetti incarnano, almeno all'inizio della storia, la famiglia del Mulino Bianco: felici nella loro villetta della costiera laziale, Mauro e Angela sono una di quelle coppie tutte amore e sorrisi e complicità! Tutti li ammirano, magari li invidiano anche un po', ma tutti vorrebbero essere loro.

Le crepe nel muro della casa del Mulino Bianco appaiono quando Perla-la-perla (iiiiiihhhhh!!!) si innamora di James (Giacomo per noi plebei, ma il tipo si vergogna a portare il nome di Leopardi... vabbè!). 
James (come Dean, sì), 24 anni, licenza media, bello che non balla, è quel neo che i Giovannetti non riescono ad accettare nella vita della loro Perla-la-perla... mi state odiando, lo so. Ma se io ho sopportato per 487 pagine, voi potrete ben farlo per il tempo di una recensione!
Amore giovanile, penseremo noi! Di quelli che è meglio non contrastare, ché tanto si ottiene solo l'effetto contrario. Peccato che questo amore giovanile, tiri fuori un lato di Perla-la-perla che nessuno aveva mai visto. E che nessuno, manco il lettore più scafato, avrebbe mai potuto immaginare!
Perla-la-perla si trasforma: sputa parolacce, insulta i genitori e il fratello, smette di leggere e di studiare, va via di casa, vede chiunque le passi vicino come un nemico giurato.
Questo drastico cambiamento investe, ovviamente, tutta la famiglia, incluso quel Felix che, a 14 anni, avrebbe solo voluto avere una normale adolescenza e, invece, si ritrova vittima passiva delle scelte fatte dalla sorella (che, diciamocelo, forse è più un'ostrica che una perla!).

Felix è l'io narrante di questo romanzo. E ammetto che, se sino a oggi non ci avevo fatto caso, adesso posso affermare che i romanzi in prima persona possono risultare davvero disturbanti, soprattutto quando, come accade in questo caso, quell'io narrante è predominante, non lascia spazio ad altri respiri e altre voci, impedendo al lettore di avere un punto di vista e una visione diversi dalla sua.
Felix, inoltre, non riesce a coinvolgere, ma tiene il lettore sempre a debita distanza, lasciandolo spettatore inerme di una storia che è mortalmente noiosa!

Il romanzo copre un arco temporale di venticinque anni, durante i quali vedremo Perla-la-perla apparire e scomparire (e saranno quelli i momenti di beatitudine, credetemi!).
Nell'arco di questo quarto di secolo, assisteremo, ovviamente, alle evoluzioni della famiglia di Perla-la-perla (no, non la pianto!), incluso quel circondario familiare fatto di nonni, zii e cugini che, come in ogni libro di questo tipo, allungano ben bene il brodo.
All'autrice va riconosciuto sicuramente il merito di aver creato dei personaggi multi-sfaccettati, con un fine lavoro psicologico che li rende quasi reali, ma tutto si ferma qui.

Il libro è lungo, quasi infinito e, più si procede con la lettura, più la narrazione diventa lenta, quasi statica e asfissiante, con un Felix che pare fermo sempre allo stesso punto e non si vede l'ora di giungere all'ultima pagina per dirgli finalmente addio e gettarlo nel dimenticatoio.
È un romanzo tossico, nel quale si entra nella testa di Felix e si diventa tutt'uno con i suoi pensieri, al punto tale che ancora prima della metà lo si detesta profondamente. È troppo, è tanto, è eccessiva ogni cosa, quasi Dai Pra' avesse voluto estremizzare ogni concetto e ogni avvenimento.

Al di là di questo, ci sono stati piccoli particolari che mi hanno infastidita (e no, stavolta non mi riferisco a quel "Perla-la-perla" tanto ripetuto!).
Innanzitutto, sappiamo sin da subito che il romanzo è ambientato in un paesino della costa laziale a pochi chilometri da Roma. Perché, quindi, non nominarlo mai, ma riempire pagine e pagine con una fila di asterischi al posto del nome del luogo?
Felix si riferisce ai genitori usando i loro nomi: mamma e papà sono due parole sconosciute in questo romanzo. Anche qui, perché?
E poi gli incisi... madre santa! Trenta righe di romanzo, venti di inciso tra parentesi. Adesso, non sono una centenaria rimbambita, ma a un certo punto il filo lo perdo pure io; ed essere costretta a dover tornare indietro tutte le volte è stato abbastanza irritante!

Avevo grandi aspettative riguardo questo romanzo, soprattutto perché su Instagram (maledetto!) pare che sia piaciuto a tutti. Io l'ho trovato mortalmente noioso: ho trascorso quasi 500 pagine (e tutto il tempo passato facendo le cose che vi ho elencato all'inizio) chiedendomi cosa mi stesse raccontando l'autrice. Non serve che un romanzo sia sconvolgente per essere bello, ma serve sicuramente che riesca a catturare l'attenzione del lettore. In questo caso, nel mio caso, l'esperimento è fallito: i Giovannetti non mi hanno conquistata, Perla-la-perla, per quanto mi riguarda, può tranquillamente tornarsene dentro la sua ostrica e Felix continuare a credersi il figlio sfigato!



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