Diario di Bordo - Vogliamo il bollino blu!


"Ma fusse che fussimo tutte sceme?". Questa è la domanda che imperversa, ultimamente, nei pensieri di noi lettrici quando parliamo di nuove pubblicazioni.

E perché ci diamo delle sceme? Perché abbiamo deciso di metterci a dieta quando è già maggio? Perché abbiamo comprato l'ennesimo paio di scarpe con 12 centimetri di tacco che tanto non metteremo mai? No, facile facile: perché siamo andate in libreria, gioiose come gazzelle libere in un prato, abbiamo arraffato uno-due-tre-quattro libri freschi freschi di stampa (crepi l'avarizia!) e siamo tornate a casa col nostro bottino, pronte a tuffarci tra quelle pagine, a emozionarci, a scoprire nuove storie, a innamorarci di personaggi che entreranno per sempre nella nostra storia di lettrici perennemente innamorate di un settantenne partorito dalla mente di uno scrittore (ciao, Cesare Annunziata, no, non ti ho ancora dimenticato!).

Peccato che quello scrittore tanto amato o quella Casa Editrice di cui ci siamo sempre fidate o, ancora, quella sinossi che sembrava promettere una storia indimenticabile, ci abbiano miseramente tradito, sì, persino più di quel tacco 12 che in negozio sembrava tanto tanto comodo e che, invece, alla prima uscita abbiamo sostituito col solito paio di Adidas che, diciamocelo, alla fin fine sono come il nero e stanno bene su tutto!

Ma cosa sta succedendo al mondo dell'editoria? È una domanda, questa, che ormai da mesi imperversa sulla bocca di tutti quei lettori che non si cibano di romance o di fantasy, due generi che, invece, paiono godere di un momento d'oro vista la quantità di pubblicazioni (e la bocca buona di chi li legge!).
Domanda che ha avuto un'impennata di disdegno nel momento in cui vi ho raccontato di aver ricevuto dei due di picche da un paio di case editrici che, parole loro, non volevano rischiare delle recensioni negative.
Tra i vari commenti che avete fatto, quello più gettonato è stato sicuramente: "Si facessero due domande sulla qualità dei loro libri".

Al di là di quali siano le Case Editrici in questione, è sotto gli occhi di tutti noi lettori forti quanto il livello delle nuove pubblicazioni abbia intrapreso una discesa verso gli inferi che pare non conoscere ritorno.
Io stessa, scorrendo i libri letti in questi primi cinque mesi del 2023, mi rendo conto di aver dato 5 stelle a tre sole letture (quando questo articolo viene pubblicato, sono giunta alla mia ventottesima lettura dell'anno); e di queste tre, ben due sono pubblicazioni un po' datate, tra cui Blackwater, pubblicato addirittura negli anni Ottanta!
Inizialmente pensavo di essere diventata schizzinosa, di aver fagocitato talmente tanti libri da non riuscire più a trovare soddisfazione tra le pagine di quello che, potenzialmente, avrebbe potuto essere un bel libro.
Fortunatamente ci siete voi e quella cosa meravigliosa che si chiama confronto ed ecco che, tra una chiacchiera e l'altra, mi sono resa conto che siamo tutte sulla stessa barca... una barca che sta decisamente incamerando acqua.

Le ipotesi formulate sono state varie, ma le due più gettonate puntano sulla quantità di pubblicazioni e sull'abbassamento culturale della nostra società.
Sapevate che in Italia si pubblicano circa otto libri ogni ora? 164 titoli al giorno. In un Paese nel quale i lettori forti sono considerati coloro che leggono 12 libri l'anno, praticamente uno al mese, l'editoria tira fuori più o meno 60 mila titoli l'anno. Va da sé che loro per primi non pratichino quasi alcun tipo di selezione.
Come potremmo, quindi, farla noi lettori quella selezione necessaria a non incappare in delle fregature pazzesche?
Eliminati i libri degli influencer, quelli dei generi che proprio non ci attraggono, quelli che la blogger di cui ci fidiamo (o l'amica, la sorella, la cognata...) ci hanno sconsigliato vivamente, il nostro occhio pesca nel mucchio e la prima cosa da cui viene attratto è la copertina. 
Ed ecco che salta fuori una delle vostre risposte che urla: "Le copertine sono orrende". Soprassiedo sulla lucidità specchiata di certe copertine che tanti santi fanno elencare a noi che dobbiamo fotografarle, c'è da dire che ultimamente, salvo una certa Casa Editrice che si distingue più per la bellezza delle proprie copertine che non per la qualità delle pubblicazioni (ciao Oscarvò), tra gli scaffali delle librerie c'è della roba che vien voglia di nascondere bene bene quando la si porta a casa. Adesso, vero è che l'abito non fa il monaco, ma si dice che anche l'occhio voglia la sua parte!

Chiusi gli occhi (bendati proprio!) sulle copertine, noi lettori passiamo alla sinossi... che ultimamente pare scritta da Pinocchio! Ditemi, quante volte avete acquistato un libro perché vi attirava la quarta di copertina e poi vi siete ritrovati a leggere una storia completamente diversa? Inizio io: almeno 8 su 10!
Ormai le sinossi sono scritte per attrarre fregare il lettore, per illuderlo, per fargli credere di avere tra le mani la storia di Andrea e Giuliano che, in un giorno di pioggia, incontrano Licia (beh! Visto che cosa tiro fuori dal cilindro?) e, invece, una volta iniziata la lettura si scopre che Licia vive su un'isola dei Caraibi e ha una storia con Jack Sparrow al quale frega sempre tutto il rum!
E noi stiamo lì a chiederci come abbia fatto Licia a incontrare Andrea e Giuliano, se l'isola è deserta!
Insomma, la fregatura pare essere addobbata a dovere, quasi le Case Editrici si divertano a prenderci in giro, a sentirci mugugnare e, nel caso di noi blogger, a servirci su un vassoio d'argento le recensioni negative da scrivere... salvo poi lamentarsi quando lo facciamo!

Il secondo argomento sul quale molte di voi si sono concentrate è l'abbassamento del livello culturale delle nuove generazioni. Lungi da noi generalizzare, ma certo è che se le Case Editrici si concentrano su certi generi e su certe storie è perché quei generi e quelle storie vendono molto. 
La conseguenza deleteria, però, è che quel livello di qualità sta prendendo piede su qualunque tipo di pubblicazione, quindi anche quelli che prima erano romanzi sui quali ci buttavamo con una certa sicumera o autori che avremmo comprato a scatola chiusa, sicuri di trovare una storia che ci avrebbe emozionati, adesso vengono livellati verso il basso, così da risultare appetibili più alla massa che non a chi cerca un prodotto di qualità.

C'è una soluzione a questo declino dell'editoria italiana? Molti di voi mi hanno scritto di prediligere autori stranieri; personalmente, lo sapete bene, non amo molto questa idiosincrasia nei confronti dell'autorato nostrano. E posso anche aggiungere che le più grandi fregature, nell'ultimo periodo, le ho prese dagli scrittori stranieri!
Io credo che la via d'uscita a questo problema non esista e mi spiace davvero dirlo. La scuola non aiuta: è vecchia, gli insegnanti assegnano ai ragazzi di oggi gli stessi libri che leggevamo io e la Bacci (e insomma, quelli della Bacci erano scritti sulle tavolette di pietra!). Pertanto, i ragazzi di oggi si rivolgono ai BookToker  (e presto parleremo anche di loro) e si cibano di compost cartaceo!

La mia generazione, quindi, vive una sorta di smarrimento editoriale e si divide tra le fedelissime del romance (che guai a far loro notare che, insomma, non è che sia proprio alta letteratura) che campano di Newton Compton e affini (e credetemi, la Newton è il livello più alto di quel tipo di letteratura) e chi, come me, come voi, vaga disperata tra gli scaffali delle librerie, sbircia, sfoglia, legge le sinossi e cerca la firma di Pinocchio, succhia qualche frase qua e là, scarica estratti, chiede alle amiche, pregando Dio, Allah, Buddha e compagnia cantante che quel libro lì, il prescelto, non si riveli l'ennesima fregatura; che quei 20 euro sudati, tolti a un altro sfizio, quella pizza e bibita a cui stiamo rinunciando perché "vuoi mai che questo autore che amo tanto, mi rifili una sòla?", non sia l'ennesima truffa; che leggere quelle pagine ci regalerà, finalmente, una gioia!

Anche perché, diciamola tutta, noi lettori forti, ma forti davvero, quelli che leggono almeno un libro a settimana, cominciamo a vedere la pila dei libri in attesa assottigliarsi preoccupantemente.
Io sto raggiungendo livelli di ansia che mi varranno un abbonamento allo Xanax! Controllo le uscite dei prossimi mesi e piango disperata perché non riesco a tirare giù più di 4 titoli; entro in libreria e quei 4 titoli si riducono a uno solo (ed è uno di quei giorni in cui ho culo, altrimenti esco a mani vuote!).
Arrivo a casa e quell'unico titolo diventa un motivo valido per ammorbarvi nelle storie di Instagram con i miei deliri, le arrabbiature, gli sbuffi, il barbecue acceso e il libro che rischia di finirci dentro.

Insomma, care (si fa per dire!) Case Editrici, noi pretendiamo un bel bollino blu (sì, come quello della Chiquita): un bollino di qualità che ci garantisca che quel libro sia bello, ma bello davvero, che la sinossi non l'abbiano scritta Pinocchio, Geppetto, il gatto, la volpe o Bennato; che i personaggi si faranno amare, che non ci siano, tra le righe, congiuntivi ghigliottinati, refusi e storture!
Vogliamo libri con copertine ammirabili (e non lucide, cazzo!), con storie che ci tirino fuori dai dotti lacrimali pure l'acqua del battesimo; libri che vorremmo consigliare anche alla vicina stronza con la quale non parliamo da anni, perché sono talmente belli che pure lei merita di leggerli!
Vogliamo sentire i nostri cuori battere all'unisono e non le nostre bocche partorire insulti fantasiosi perché ci avete privato di una pizza e una coca cola!

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

6 commenti:

  1. Allora, su questo argomento potremmo parlare fino a domani. Comincio col dire che ho (quasi) smesso di leggere fantasy, che resta il mio genere preferito, perchè non sopporto che mi spaccino libri brutti brutti per capolavori. Il colpo di grazia me lo diede Eragorn di Paolini, uno dei libri più noiosi e insignificanti che io abbia mai letto (e uno dei meno originali, per giunta). Da allora questo fenomeno di è allargato a macchia d'olio. Io non concordo però sull'appiattimento culturale come concausa del fenomeno. Io dico che se tu casa editrice rincorri al ribasso i gusti dei lettori, allora la causa della pessima qualità delle pubblicazioni sei tu, non il tuo lettore. Il "dare al cliente quello che chiede" va fatto con moderazione, perchè il lettore può anche stupirti con la sua disponibilità a provare cose nuove. Infine, anche il libro dell'influencer va bene, purchè vi siaun minimo sindacale di contenuto, e non pagine bianche (tempo fa successe pure questo, ti ricordi?)

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    1. Chi era? La De Lellis o ricordo male? Comunque è vero che il lettore potrebbe anche stupire l'editore ed essere disponibile a provare cose nuove, ma, e qua torno al fenomeno BookTok, noto che le nuove generazioni, quelle che dovrebbero essere disposte ad accrescere il loro bagaglio culturale, stanno prendendo una piega che mi fa venire da piangere! Ma sai che hanno persino ritirato fuori i Liala?

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  2. Al momento solo una casa editrice non mi ha mai deluso (e ha copertine sempre bellissime). Per il resto, difficilmente compro nuovissime uscite e aspetto prima qualche recensione “fidata”. Non faccio differenza fra autori italiani e stranieri e leggo quello che mi va. Qualcosa di buono quest’anno, comunque, l’ho trovato

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    1. E non mi dici qual è questa Casa Editrice che non ti ha deluso?

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    2. Posso? La Neri Pozza

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  3. Alla fine di questo articolo avrei voluto alzarmi in piedi e fare la ola! La parte che mi ha trovato più d'accordo è sicuramente quella della pubblicità ingannevole: libri che ti attirano come le sirene con le loro copertine super fantasy, e poi ti ritrovi in mano un romanzo rosa. Che okay, non è che demonizzo a prescindere, ma caspita, se io sulla copertina ho sentore di mistero, battaglie e magari pure di magia, non è che puoi passare le prime trenta pagine a parlarmi degli addominali di quello incontrato all'osteria. Per cui hai ragione. Talmente ragione che sono anni ormai che, prima di comprare un libro, lo leggo in biblioteca. Con buona pace delle ultime uscite, che ormai leggo quando non sono più tanto nuove! :D

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