Recensione 'Il mio nome è Lily'
di Erin Stewart - Garzanti

by - 29.5.23


IL MIO NOME È LILY || Erin Stewart || Garzanti || 9 maggio 2023 || 370 pagine



La sedicenne Lily Larkin avrebbe molte cose da dire, ma trattiene le parole dentro di sé. Da quando sua sorella maggiore Alice è stata ricoverata in ospedale, su di lei sono ricadute le responsabilità di casa e scuola. Sente il dovere di essere la figlia perfetta e felice. Ma ora, dopo mesi, Alice sta per tornare e Lily ha paura. Paura di sbagliare, di urlare, di ribellarsi. Per non perdere il controllo, comincia a compilare liste e ad appuntarsi parole in latino su un quaderno. Come se non bastasse, le viene affidato un progetto scolastico da svolgere insieme a Micah, il nuovo arrivato, additato come «pazzo» dai compagni. È l'ultima cosa che avrebbe voluto. Ma forse è proprio l'amicizia con Micah che potrà aiutarla: grazie a lui, Lily impara che può scacciare le ansie scrivendo poesie sui muri. Forse questa è la risposta giusta al bisogno impellente di far scoppiare la bolla che si è costruita intorno. Forse la soluzione non è vivere la vita perfetta, ma accettare di essere fragili e perciò speciali. Insieme all'amico, Lily è pronta a riscrivere la sua storia. Per mesi Io sono Ava è stato l'esordio per ragazzi più venduto in Italia, conquistando le classifiche e i lettori. Erin Stewart torna in libreria con una storia altrettanto emozionante che racconta il mondo dei giovani, pieni di insicurezze e soffocati dalle aspettative degli adulti. Con grande empatia, l'autrice ci invita a prendere una penna e scrivere i nostri sentimenti. Perché, per essere liberi e felici, è importante ascoltarli, senza nasconderli. 


In un periodo contraddistinto dalla stanchezza e dalla poca voglia di leggere, speravo che la penna di Erin Stewart fosse uno stimolo a rimettermi in pista.
Conosciuta e amata con Io sono Ava, speravo di trovare tra queste pagine le stesse emozioni provate col romanzo precedente.
Invece, mi sono trovata a dover fare i conti con la narrazione di una cotta adolescenziale che potrebbe far sognare chiunque non abbia superato i 15 anni, età che, però, io ho oltrepassato ormai da tre decenni abbondanti.

Il mio nome è Lily, titolo tradotto a cavolo, probabilmente per fare il paio con "Io sono Ava" (il titolo originale è "The words we keep", Le parole che conserviamo) ci racconta la storia di Lily Larkin 16 anni, e un grande bisogno di essere la figlia perfetta.
Un giorno, di ritorno da una corsa, Lily trova la sorella maggiore, Alice, stesa sul pavimento del bagno: i polsi tagliati e il sangue che sgorga.
Lily rimane immobile a fissare tutto quel rosso che colora le fughe del pavimento, non sa cosa fare se non urlare per richiamare l'attenzione del padre.
Da quel momento, Lily sente su di sé la responsabilità di non deludere il padre; si getterà a capofitto nello studio e nello sport, partecipando a un progetto letterario che le consentirebbe di vincere una borsa di studio per l'Università di Berkley.

Sarà proprio grazie a questo progetto che conoscerà Micah, un ragazzo che tutti definiscono strano se non addirittura pazzo, a causa del suo passato.
Micah, esattamente come Alice, è un sopravvissuto; depressione è la sua diagnosi, disturbo bipolare quella di Alice. Entrambi appena tornati a casa da Fairview, un luogo nel quale si curano i ragazzi con questo tipo di disturbi (o almeno questo è ciò che ci lascia intuire l'autrice).

Questo romanzo racchiude in sé due grandi problemi: la superficialità con cui Stewart affronta una sequela di argomenti e le oltre 150 pagine dedicate all' "amorazzo" nascente tra Micah e Lily.
Tutta la parte centrale del romanzo, infatti, poggia le basi sui due ragazzi e i loro batticuori, gli sguardi che si incrociano, le dita che si sfiorano, gli abbracci che tolgono il fiato e bla bla bla...
Essendo un romanzo rivolto a un pubblico molto giovane, probabilmente un po' di leggerezza è d'aiuto allo scorrere della storia, non fosse che più della metà del libro è incentrata sul rapporto tra Lily e Micah, relegando ai margini il resto delle situazioni che la ragazza e la sua famiglia si trovano ad affrontare.

Ci viene accennato che la madre di Lily, Alice e Margot (sì, c'è una terza sorella) è morta dando alla luce quest'ultima.
Questa cosa, però, non viene affrontata in alcun modo: che ripercussioni ha avuto sulla famiglia la perdita della madre? Lily aveva 6 anni e Alice 8 quando l'hanno perduta, eppure nel romanzo questa donna risulta quasi un'entità astratta.
Il padre si è risposato, ma anche Staci, la nuova moglie, rimane una figura ai margini della narrazione. Non si riesce a comprendere che tipo di rapporto abbia con le tre figliastre o in che modo loro abbiano accolto questa donna nelle loro vite.

Di Alice ci viene raccontato poco: ha tentato il suicidio, ha trascorso tre mesi in una clinica, le è stato diagnosticato un disturbo bipolare. Altrettanto poco sappiamo di Lily, se non che ami scrivere e che, dopo il tentato suicidio della sorella, la sua vita è preda dell'ansia: insonnia, attacchi di panico, auto-lesionismo... ma anche in questo caso tutto rimane accennato e superficiale, in favore del rapporto tra lei e Micah.

In questo romanzo vengono aperti molti argomenti: il bullismo, il lutto, la malattia mentale, l'auto-lesioniamo, il conflitto genitori-figli, ma ogni cosa viene sviluppata e conclusa, se non del tutto abbandonata, in poche righe.
Anche il rapporto tra Alice e Lily, che avrebbe dovuto essere il centro del romanzo, si limita a poche frasi fatte una soluzione telefonata che si sviluppa in un finale frettoloso e banale.

Particolare risulta anche il personaggio di Margot, che trova rifugio nei libri di Harry Potter che la madre leggeva alle due sorelle. Stranisce il fatto che Lily e Alice non conoscano nulla dei romanzi di J. K. Rowling: com'è possibile questa cosa se ci viene detto che la madre li leggeva per loro? Ma, più in generale, come possono due ragazze della loro età non conoscere Harry Potter?

Qua e là tra le pagine del romanzo, troviamo stralci di commenti lasciati su Underground, una sorta di Gossip Girl 2.0.
Non ho ben capito a cosa siano serviti questi capitoli: i commenti riguardanti le notizie su Lily e Micah non sortiscono alcune effetto né sul lettore né sullo svolgimento della trama.
Risulta faticoso empatizzare con i personaggi: Lily, che inizialmente suscita tenerezza, alla lunga diventa snervante ed esasperante. 
Micah appare simpatico, almeno nella prima parte del romanzo; poi diventa una "costola" di Lily e anche lui evapora nei meandri delle sue paranoie.
Tutti gli altri sono talmente poco approfonditi da risultare un contorno sbiadito.

Erin Stewart ha sicuramente una bella scrittura, ma tutto ciò che di piacevole avevo trovato tra le pagine di "Io sono Ava" è tristemente scomparso con questo nuovo romanzo.
Inoltre, anche questa volta l'edizione italiana presenta una copertina che nulla ha a che fare con la storia che ci viene raccontata; e anche questa volta, la copertina originale ha un significato ben preciso in relazione al romanzo.








Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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