Recensione 'La guerra delle rose Stormbird'
di Conn Iggulden - Piemme

LA GUERRA DELLE ROSE. STORMBIRD || Conn Iggulden || Piemme || 14 ottobre 2014 || 517 pagine

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Sfortunato è quel regno che ha per re un uomo debole. È il 1437 e le nubi si addensano minacciose nei cieli inglesi: il potere è in mano alla famiglia Lancaster, ma il "leone d'Inghilterra" Enrico V non è più sul trono. A succedergli è il figlio, Enrico VI, un uomo malato e senza ambizioni. Ma il trono di Inghilterra è troppo importante perché resti nelle mani del "re agnellino". Così, sono in molti, nella schiera dei suoi avidi consiglieri, ad approfittare della situazione - come il potentissimo duca di Suffolk, che nutre inconfessabili speranze di potere. Ma anche nella stirpe di York, rivale dei Lancaster, c'è chi non ha rinunciato a volere l'Inghilterra nelle mani di un re forte - come Riccardo, duca di York, e i suoi sodali. Tanto più che all'orizzonte c'è una nuova minaccia: l'imminente ribellione nei territori inglesi di Francia. E quando comincia a correre voce che Enrico VI sia stato promesso in sposo a una nobildonna francese, Margherita d'Angiò, il futuro dell'Inghilterra appare come non mai in pericolo. Per i Lancaster e gli York comincia così un reciproco assedio, una guerra da combattere in patria e nei territori francesi, il cui bottino è il destino stesso dell'Inghilterra. E quel trono che più di tutti gli altri vuol dire potere e, come il potere, non cessa di generare mostri.
Sbam slang swish badum oh oh oh fiiiiiii clop clop bang... Se dovessi riassumere questo romanzo con dei suoni onomatopeici, avrei già risolto e questa sarebbe la recensione che vi becchereste!
Con poche lettere e pochissima fatica potrei riassumervi 517 pagine di combattimenti, inseguimenti, gente sgozzata, altra nascosta in fossi di letame putrescente e quant'altro possa accadere mentre un esercito avanza alla riconquista di un territorio e chi vi si trovava sino a quel momento, cerca di resistere.

La guerra delle rose. Stormbird è il primo volume di una tetralogia che racconta (o almeno dovrebbe) la storia di Enrico VI e di come il suo matrimonio con Margherita d'Angiò servì a garantirgli la pace.
In questo primo volume, l'autore ci introduce al personaggio di Enrico, descrivendoci un uomo fragile, debole e, da ciò che la storia ci ha tramandato, affetto da una malattia mentale che lo portava a trascorrere intere notti in preghiera per salvaguardare il suo regno.

Ma facciamo un passo indietro: ciò che la storia ci racconta è che Enrico, attraverso il Marchese di Suffolk, ottenne una tregua di due anni rafforzata dal matrimonio con la bellissima Margherita d'Angiò, in cambio della restituzione alla Francia dei territori del Maine e dell'Anjou. 
Il parlamento inglese fu tenuto all'oscuro di questa questa trattativa, che sicuramente non sarebbe stata accettata.
Il 22 aprile 1445 Margherita ed Enrico convolarono a nozze, dando vita a un rapporto nel quale lei era la personalità predominante nonostante i suoi 16 anni di età.

E adesso torniamo al romanzo in questione, dove le inesattezze storiche sono superate solamente dalla minima quantità di ciò che ci viene raccontato.
Iggulden ci racconta sì di un Enrico fragile e timoroso, più incentrato verso la preghiera che non verso i campi di battaglia, ma la verità finisce qui.
Ciò che ci narrato è di come Enrico ottenne una tregua ventennale grazie alla cessione dei due territori e al matrimonio con Margherita, ma nel romanzo il Parlamento inglese è informato di questi fatti e pare non faccia una piega.
Inoltre, l'autore ambienta il matrimonio in terra francese, utilizzando la figura di William Suffolk come sposo-sostituto e inventando una improvvisa malattia di Enrico pur di non fargli mettere piede in terra francese e preservare la sua sicurezza.
Secondo ciò che scrive Iggulden, infatti, Margherita ed Enrico si incontrarono per la prima volta circa quattro mesi dopo le nozze, quando lei giunse in Inghilterra e, una volta lì, le nozze furono nuovamente celebrate.

Ciò su cui si concentra questo romanzo non sono le vicende storiche reali, che vengono relegate a circa cinque o sei capitoli nei quali troviamo Enrico e Margherita, bensì alle battaglie che si svolsero in Francia dove l'esercito d'Oltralpe avanzava per riappropriarsi dei territori ceduti da Enrico, gli abitanti inglesi di quelle terre si trovavano costretti a una migrazione forzata verso la Normandia e un gruppo di ribelli inglesi faceva di tutto per frenare l'avanzata dei francesi.
Oltre 450 pagine, insomma, pregne di descrizioni di combattimenti, di uomini squartati, di cavalli uccisi, di avanzate e ritirate.

Orfana di Alison Weir, della sua scrittura, della sua precisione mai banale o noiosa, avevo voglia di un romanzo storico degno di questo nome e l'idea di affrontare una tetralogia che mi appassionasse e mi catapultasse nell'epoca antecedente i Tudor, mi affascinava.
E invece, mi sono ritrovata tra le mani una sorta di Assassin's creed su carta!

La Libridinosa

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2 commenti:

  1. Mamma mia, sembra un libro terribile! Io ho scoperto i romanzi storici con Elizabeth Chadwick e la sua trilogia su Eleonora D'Aquitania mi è piaciuta tantissimo! Non so se è quello che cerchi (forse è troppo antica), però te la consiglio!

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    1. Conosco la serie di cui parli, ne ho anche letto il primo volume, ma non fa per me. Continuerò a cercare qualcuno col talento di Alison Weir e a sperare che Neri Pozza porta in Italia altri suoi romanzi!

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