Recensione 'Siamo scritti a matita'
di Fausto Brizzi - Longanesi


SIAMO SCRITTI A MATITA || Fausto Brizzi || Longanesi || 2 maggio 2023 || 320 pagine



Quante storie contiene una libreria. E quante storie contengono due vite. Se poi quelle vite vengono raccontate al crepuscolo, su due comode poltrone sistemate in mezzo agli scaffali di una vecchia libreria, è facile perdere di vista i confini e chiedersi cosa nasca dalla fantasia e quale invece sia pura realtà. Seduti su quelle poltrone, circondati dai volumi, ci sono due anziani signori, Alfredo e Betta. Una coppia di irriducibili librai vecchio stampo alle prese col momento più difficile del loro amore: Betta ha l'Alzheimer e non ricorda più nulla di quello che hanno vissuto. E così Alfredo le racconta la storia della loro vita, sin dal giorno in cui si sono incontrati. Un'esistenza avventurosa, puntellata da tanti avvenimenti speciali. Così tanti che il racconto di Alfredo non sembra essere veritiero: tra episodi di spionaggio, scenari esotici e scelte che si intrecciano con il destino del mondo, sembra che la fantasia del libraio si sia fin troppo alimentata dei suoi amati romanzi. Sembra. Perché, mentre continuiamo a seguire Alfredo e a commuoverci per l'amore con cui conduce per mano sua moglie riempiendole la memoria di vita, avventure, meraviglia e felicità, si fa strada in noi lettori un altro dubbio: e se invece non fosse tutto inventato? Fausto Brizzi ritorna al romanzo con una storia di commovente leggerezza che parla di fragilità, di amore senza fine e di scommessa sul futuro, nonostante tutto.


"Oh finalmente un nuovo romanzo di Fausto Brizzi! Facciamo scorta di fazzoletti". Questo ci siamo dette io e La Bacci una volta saputo che Brizzi sarebbe tornato in libreria.
E adesso siamo qui, ferme a un semaforo, a cercare di rivendere tutti questi pacchi di fazzoletti!
Se si fosse chiuso al trentaquattresimo capitolo, questo romanzo avrebbe avuto un lieto fine perfetto.
No, Fausto caro! No, bello di zia Libbbri! Questo romanzo, per essere perfetto, si sarebbe dovuto concludere, a occhio e croce, intorno al decimo capitolo. Perché sin lì tutto è perfetto: c'è una libreria a Boccadasse, dalla quale forse non si vede il mare, ma sicuramente si nota l'amore per i libri di Alfredo e Betta, i due anziani librai che tra quegli scaffali hanno stipato sogni e amore!
In quei 50 metri quadrati di carta e inchiostro, coi volumi ordinati più per emozioni e profumi che per genere letterario, inizia la nostra storia.
Una storia che ci fa sognare emozioni e lacrime, soprattutto quando Alfredo si rende conto che Betta, in un attimo di smarrimento, non lo riconosce più.
"Chi sono?" "L'amore della mia vita"
È così che la storia ci accoglie, con Alfredo che regala a Betta il loro passato: "Eravamo due agenti segreti...".
La prima impressione che si ha è quella di un uomo, dolcissimo, che sceglie di inventare un passato avventuroso per quella moglie che, giorno dopo giorno, perde un pezzetto di sé.
Il problema sorge quando, superato quel decimo capitolo alla conclusione del quale sarebbe stata tanto bene la scritta fine, Brizzi decide di trasformare la tenera storia di due librai liguri nella sceneggiatura di un film con Jean Claude Van Damme!
Da quel momento, infatti, non c'è più alcun dubbio sul fatto che Alfredo stia raccontando la verità a Betta e che loro, in effetti, siano stati due agenti segreti; semmai subentra un'unica certezza: Brizzi ha voglia di tornare dietro la macchina da presa e di girare un film d'azione.
E per quanto mi riguarda è liberissimo di farlo! Quello che non capisco è perché abbia dovuto propinare a noi lettori la trama di quel film... per altro neanche tanto originale!

Duecento DUECENTO DUE-CEN-TO pagine di inseguimenti, sparatorie, salti dai tetti di un palazzo all'altro, travestimenti strategici, fughe in elicottero... Questo è ciò che si dovrà affrontare se si sceglierà di leggere questo romanzo.

Cerchiamo di fare chiarezza: io non ho nulla contro i film d'azione, Van Damme, James Bond e compagnia cantante. Semplicemente, non mi piacciono, ma il telecomando, che è un'invenzione meravigliosa, mi consente di passare oltre.
Con un libro così che dovrei fare? Strappare quelle DUECENTO pagine e scrivere la parola fine dopo il decimo capitolo?

Altro punto: Alfredo e Betta ci vengono raccontati come due settantenni tutti casa e libreria; una coppia tranquilla, sedentaria, il cui massimo sforzo è quello di riporre i libri sugli scaffali!
A un certo punto, addirittura, per un evento che non sto qui a spoileravi, Alfredo è costretto a correre in libreria (libreria che dista poche centinaia di metri dal bilocale in cui vive con Betta) e l'autore si premura di farci notare quanto il passo dell'uomo sia claudicante e quanto Alfredo sia a corto di fiato.
Dieci pagine dopo, quello stesso uomo zampetta come uno stambecco da un tetto all'altro. Eddai, ma un po' di coerenza è chiedere troppo?!

Oh! OOOOHHH! E poi c'è Jack Sparrow! Sì, perché ci viene detto che Alfredo ha velleità da scrittore... nulla di che, per carità, piccole storie, spesso scopiazzate da altri libri, rigorosamente dattiloscritte e in unica copia, che vengono acquistate dai clienti più affezionati della libreria "Punto e Virgola".
E quindi ecco che tra un capitolo e l'altro del romanzo vero e proprio, Brizzi fa accomodare Alfredo davanti alla sua Olivetti e ci fare leggere... Pirati dei Caraibi!
Lo ammetto: davanti al famoso "Parlay" io e la Bacci ci siamo fatte due risate; quando, però, l'autore ha svelato lo scopo reale delle storie scritte da Alfredo, ho tirato giù due santi!
Quindi, spiega, bello di zia: tu hai aggiunto CINQUANTA PAGINE (sì, le ho contate!) per raccontarci la storia di Jack Sparrow? 
Ma tu l'hai capito che "Pirati dei Caraibi" l'abbiamo visto tutti? Anzi, sull'onda del processo Depp-Hard, l'abbiamo pure guardato di nuovo. Tutto. TUTTI E SEI I FILM.

Quelle DUECENTO pagine (incluse le 50 con Johnny Deep) mi sono pesate come un macigno: ho sbuffato, alzato gli occhi al cielo non so quante volte e sperato che Consorte avesse una voglia improvvisa di accendere il barbecue così da fornirgli della carta fresca di stampa per alimentare il fuoco.
Ho desiderato che quelle pagine alla ricerca della formula segreta dell'ossigeno biatomico (ma che è?) fossero solo una piccola parentesi. E invece no: Brizzi prosegue con questa storia che, di pagina in pagina, diventa surreale, ridicola, non sta in piedi e non solo per l'età dei due protagonisti, ma soprattutto per la malattia che affligge Betta.
All'affermazione di Alfredo: "Eri bravissima a pilotare gli elicotteri, vedrai che ti ricordi come si fa", ho desiderato ardentemente che i due si schiantassero contro una montagna e mettessero fine alle mie sofferenze!

Si giunge all'ultima pagina di questo libro chiedendosi cosa sia accaduto al Brizzi di Cento giorni di felicità e anche le ultime pagine confermano che quell'uomo tra queste pagine non c'è. La conclusione di questa storia, che pare voler puntare alla commozione, quasi sfidando il lettore a piangere, si rivela, invece, banale, prevedibile, addirittura snervante per quanto risulta scontata.

Mi ero chiesta il perché del cambio di Casa Editrice (da Einaudi a Longanesi) e, a lettura terminata, mi pare ovvio che da una parte ci sia stata l'intelligenza di evitare questo libro, dall'altra la scelta di marketing di puntare su un nome conosciuto e amato dai lettori.
In pieno stile Longanesi, poi, il romanzo è stampato in corpo 80, con margini talmente ampi da poterci scrivere una tesi di laurea con tanto di ringraziamenti, ma non sono certamente queste le pecche più gravi di questo libro, bensì il fatto che nessuno abbia detto all'autore che brucare l'erba prima di scrivere non è cosa buona!
Che la qualità dei romanzi pubblicati dal gruppo GeMs si fosse abbassata, è cosa nota a tutti; che si sia arrivati a questi livelli, però, è davvero sconcertante.

Due stelle perché le prime 100 pagine sono davvero belle e se, come me, avete l'abitudine di leggere i ringraziamenti prima di iniziare il libro, verserete una lacrima... sì, con quelli ci si commuove!




La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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